«Siamo differenti, non strani»

Sono numerosi in Italia e nel mondo gli uomini e le donne che, dopo aver avuto bambini con partner di sesso opposto, hanno fatto coming out. Ecco alcune storie di genitori e figli appartenenti a famiglie 'non tradizionali'.
Zack, foto di Gabriela Herman

Zack, foto di Gabriela Herman

Sono numerosi gli uomini e le donne in Italia e nel mondo che, dopo aver avuto figli da relazioni etero, hanno fatto coming out e hanno cresciuto i loro bambini con il nuovo o la nuova partner.

LE FOTO DI GABRIELA
La fotografa Gabriela Herman, figlia di madre lesbica, ha deciso di girare l’America per immortalare persone con uno o più genitori LGBT. L’artista ha rivelato al The Atlantic che accettare l’identità della sua genitrice è stato difficile, soprattutto perché non conosceva altre persone nella sua stessa situazione. Così la Herman ha conosciuto Colage, una rete di figli di genitori LGBT, e ha deciso di andare a chiedere loro come avevano vissuto l’omosessualità dei genitori. L’artista ha incontrato, tra gli altri, Zack, un ragazzo cresciuto a New York con due mamme: «Tutti nella mia famiglia sono stati adottati. Ho avuto meno problemi con due madri rispetto, invece, a quelli causati della mia razza e origine etnica», ha dichiarato. E poi c’è Aaron, cresciuto in California, anche lui con due donne: «So che la mia famiglia è differente, ma non strana, è solo un tipo di famiglia», ha affermato.

LA RETE GENITORI RAINBOW IN ITALIA
In Italia, riporta La Stampa, esiste la Rete genitori rainbow, fondata da genitori con figli avuti da precedenti relazioni eterosessuali. Si tratta di un’associazione che offre servizi di supporto alla quotidianità non semplice che spesso, soprattutto in Italia, le famiglie dette ‘non tradizionali’ devono affrontare. Pur essendo l’associazione creata da adulti, sono molti i figli a portare la loro coraggiosa testimonianza. Nadia, ad esempio, è cresciuto con sua madre, suo padre e il compagno di quest’ultimo.

LA TESTIMONIANZA DI NADIA
La ragazza ha raccontato al quotidiano torinese la sua esperienza, mettendo in evidenza come, a farla soffrire, non sia stata la situazione in sé, ma la chiusura e le offese delle persone che aveva intorno «Ho conosciuto il compagno di mio padre a quattro anni e non avevo idea del pregiudizio altrui sull’omosessualità e quindi per me è stato del tutto naturale accettarlo. Mi resi conto che la mia famiglia era diversa dalle altre ma fu solo quando andai alle medie che presi coscienza dell’omofobia e del bullismo che ne derivava. Così mi sono chiusa in me stessa». Crescendo, però, tutto le è sembrato più chiaro e l’insicurezza ha lasciato il passo a una maggiore consapevolezza: «Ho capito che la realtà è complessa, mai scontata, dove non esiste qualcosa che può essere definito normale e qualcos’altro no», ha affermato. E ha aggiunto: «Inoltre, è grazie alla mia famiglia che ho acquisito una visione aperta della vita, accettando le diversità e apprezzando la possibilità di comprenderle».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 07-03-2016 07:09 PM


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