Lasciateli offline, è per il loro bene

di Francesca Amé
Condividere sui social le foto dei vostri figli è molto pericoloso: in Francia si rischia addirittura il carcere. Abbiamo parlato con un esperto che ai genitori dice: «Non rendeteli mai riconoscibili».
La foto della figlia di Mark Zuckerberg postata dal padre sul suo profilo Facebook.

La foto della figlia di Mark Zuckerberg postata dal padre sul suo profilo Facebook.

Genitori, in guardia. Condividere sui social le foto di vostro figlio potrebbe costarvi caro: una multa da 35mila euro o addirittura un anno di detenzione.
È l’avviso che la gendarmerie francese ha lanciato alle mamme e ai papà d’Oltralpe, invitandoli a prestare attenzione a ciò che pubblicano su Facebook o Instagram non solo perché le immagini di minori potrebbero attrarre l’attenzione di qualche malintenzionato ma perché, in futuro, potrebbero essere proprio i loro figli, una volta cresciuti, a non gradire l’eccesso di esposizione cui sono stati sottoposti. E a citare i genitori in giudizio. In Francia esiste infatti una legge molto restrittiva a riguardo, che prevede «l’obbligo di responsabilità di ciascun genitore nei confronti dell’immagine dei propri figli».

LA ‘SFIDA TRA MAMME’ E L’ALLARME DELLA POLIZIA POSTALE
In Italia le cose stanno diversamente, ma anche la nostra Polizia Postale ha messo i genitori all’erta. Lo ha fatto ad esempio il 20 febbraio 2016, davanti al dilagare della cosiddetta «sfida tra mamme» (leggi qui il post critico di Selvaggia Lucarelli) che prevedeva la condivisione su Facebook delle foto più significative delle madri con i loro figli. Duro apparso su uno degli account Facebook ufficiali della Polizia, «Una vita da social», dal nome della sua campagna per l’uso consapevole di Internet. «Mamme, tornate in voi. Se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet. O quantomeno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere. Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi».

Da alcuni giorni circola questo messaggio tra le mamme, diffuso con il sistema delle Catene di Sant’Antonio:”Sfida delle…

Pubblicato da Una vita da social su Sabato 20 febbraio 2016

Davvero è così pericoloso condividere foto dei propri figli su Internet? Davvero in futuro dovremo preoccuparci che i figli possano ‘fare causa’ ai genitori per lesioni di immagine? «Siamo in un campo ancora tutto da esplorare: il web cambia e si muove velocemente e le istituzioni cercano di stare al passo anche con la legislazione», ci ha spiegato Teo Benedetti, esperto del mondo digitale e appassionato di sicurezza. Ha appena pubblicato Cyberbulli al tappeto (editoriale Scienza, pp. 96, 13.90 euro), un manuale per ragazzi over 11 e per i loro genitori che vogliono capire come navigare in sicurezza. Gli abbiamo chiesto qualche chiarimento.

DOMANDA: Partiamo dalla sfida tra mamme: secondo lei l’allarme della Polizia Postale è stato eccessivo?
RISPOSTA: Non direi proprio. I poliziotti che lavorano in questo settore sono molto attenti a monitorare i movimenti in Rete ed evidentemente avevano elementi tali da mettere in allerta le mamme del web: pubblicare le foto di bambini, soprattutto nella forma di una sfida pubblica, alimenta meccanismi pericolosi.
D: Si riferisce alla pedopornografia online?
R: Ovviamente, ma non solo. Quando postiamo immagini su una piattaforma dobbiamo sempre tenere a mente che ci sono dei rischi: potrebbero essere anche usate a scopi pubblicitari o politici, magari associati a prodotti o idee che non condividiamo.
D: Che cosa consiglia ai genitori? Niente foto dei figli su Facebook?
R: È umano e naturale voler mostrare il bello della propria vita e i social sono fatti per condividere emozioni. Ma eviterei sempre, e dico sempre, la pubblicazione di foto di figli minorenni. Sarebbe meglio insistere su dettagli poco riconoscibili e non riconducibili a un unico bambino: può essere la manina aggrappata a quella del papà, lo sguardo, un piedino, un gioco.
D: Vanno evitate soprattutto le foto di bambini in costume, al mare o in piscina?
R: Sono da evitare foto riconoscibili in generale. Non è il fatto che un bambino sia più o meno vestito a stimolare l’attività del pedofilo online.
D: In che modo i genitori possono impostare la privacy dei social, ad esempio su Facebook, per evitare che le immagini contenute sul loro profilo siano ‘rubate’ da altri?
R: La verità? È impossibile. Ribadisco: quando si condivide una foto online, quando un elemento della nostra vita offline va a finire sul web, come può capitare per una foto scattata dal cellulare e subito condivisa sui social, non c’è ritorno. Esistono mille trucchi per svicolare le impostazioni di privacy, anche quelle più restrittive.
D: È più pericoloso pubblicare su Facebook o su Instagram?
R: Non ci sono differenze sostanziali, ma su Instagram può bastare uno screenshot per divulgare qualsiasi contenuto. Esistono invece opzioni di privacy fondamentali da mettere, ad esempio impostando su Facebook un profilo chiuso al pubblico, grazie ai flag che si trovano in alto a destra nella propria pagina, tra le opzioni di privacy. Sono modifiche importanti: prevengono che un’immagine da noi pubblicata diventi virale e fanno sì che ciò che pubblichiamo sia visto solo dalla nostra cerchia di amici. Su Facebook bisogna stare attenti anche a limitare la possibilità di essere taggati o che amici di amici possano vedere ciò che mettiamo online: anche in questo caso basta modificare le opzioni di privacy del profilo. Si tratta di un’operazione semplice e veloce, da non dimenticare.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , Data: 04-03-2016 05:45 PM


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