Un'italiana tra gli Ayatollah

La storia di Valentina Simeone, la prima studentessa europea ad aver varcato le soglia dell'Università di Teheran con una borsa di studio Erasmus finanziata dalla UE.

21f308f331de7750d6d23d3afe084137.jpg--Si chiama Valentina Simeone, ha 21 anni, è di Cagliari, ed è la prima studentessa europea a varcare le soglia dell’Università di Teheran con una borsa di studio Erasmus. Dopo aver esaminato le candidature di altri suoi colleghi provenienti da nove atenei comunitari, l’Unione Europea ha infatti scelto la giovane italiana per allargare gli orizzonti degli interscambi culturali. Così l’Europa ha concesso 136 finanziamenti universitari a ragazzi provenienti dall’Iran, dall’Iraq e dallo Yemen. E non solo, percé sono stati tanziati soldi anche per specializzandi in Paesi europei e, allo stesso tempo, offerto un soggiorno di studio di sei mesi per un cittadino Ue nella capitale iraniana.

APRIPISTA
Valentina è stata scelta come apripista per questo progetto che ha il sapore dolce della storia. «All’inizio è stato uno shock», ha ammesso la Simeone durante un’intervista all’agenzia di stampa Ansa. Eppure è stata scelta proprio lei, quella studentessa che alla facoltà di Lingue di Cagliari aveva studiato inglese, tedesco e appunto arabo. «Per molti miei compagni e anche per alcuni professori, ero la prima europea che vedevano in vita loro», ha raccontato. «All’inizio è stata la confusione totale, poi le cose piano piano si sono aggiustate, anche grazie all’aiuto dell’ambasciata italiana», ha aggiunto.

AL VERDE
Un inizio difficile e soprattutto senza soldi. Perché non essendoci, a causa dell’embargo, rapporti con le banche iraniane, la ragazza si era ritrovata al verde dato che i soldi della Comunità Europea erano stati accreditati sul conto italiano. Alla fine la raggazza ha superato anche questo ed è stata inserita nel dormitorio femminile dell’Università di Teheran e nei corsi di lezioni curriculari. Ha dovuto imparare in fretta il farsi, anche se compagni e professori si sono dimostrati estremamente disponibili: «Tra i problemi maggiori però c’è stato il codice di abbigliamento. Cercavo di vestirmi come le altre ragazze e qui molte vanno in giro con i leggins, i pantaloni attillati e i foulard appena appoggiati sulla nuca. La prima volta che sono entrata nell’aula dove si teneva il corso di Corano, tutte le mie compagne si erano però cambiate e indossavano lo chador nero. Mi sono sentita tutti gli occhi addosso. Un imbarazzo terribile», si è schernita.

CULTURA DIFFERENTE
E proprio le differenze culturali sono sembrate insormontabili alla giovane. Come quando ha preso la metropolitana con compagni maschi, salendo in un vagone misto. Alcuni uomini si sono avvicinati per rimproverarla. Il suo non era un atteggiamento consono, almeno per gli iraniani. «Nella sfera pubblica vi è una forte pressione sociale. Magari in aula può capitare di non parlare con nessuno, di non lanciarsi nemmeno uno sguardo. Poi, alla fine della lezione, un ragazzo ti sorride, sussurra un saluto, tutto imbarazzato. In privato, gli iraniani sono un popolo aperto, gentile, generoso, per niente formale», ha aggiunto.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 03-03-2016 07:34 PM


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