«Uccisa per le sue battaglie»

Secondo la polizia Berta Càceres sarebbe stata assassinata da comuni malviventi ma per la famiglia sotto ci sarebbe la sua militanza ecologista. Ecco la vita del Premio Goldman 2015.

145810103-d819cb23-5650-4011-b78c-52a4aaf1de31È stata assassinata di notte nella sua abitazione in Honduras. Secondo la polizia non si tratterebbe di una vendetta legata alla sua militanza ecologista ma solo a una serie di sfortunati quanto fatali eventi. Fatto sta che Berta Càceres non c’è più. Uccisa, nel sonno secondo alcuni, mentre tornava a casa secondo altri, dai ladri che le stavano svaligiando l’abitazione a La Esperanza, a circa 200 chilometri dalla capitale Tegucicalpa. Ma chi era la coraggiosa donna che ha consacrato la sua vita al bene del pianeta?

LUNGA MILITANZA
L’impegno per la tutela e salvaguardia dell’ambiente è sempre stato un chiodo fisso per la Càceres. Una battaglia costante contro chi voleva inquinare e distruggere quanto di bello la natura sapeva offrire. Ed ecco che il suo impegno, quel suo costante puntare i piedi a favore di un mondo sempre più green, l’aveva portata nel 2015 a vincere il Premio Goldman per l’Ambiente. Un riconoscimento importante, che aveva attirato su di lei l’attenzione mediatica del modno ma anche l’odio da parte di chi proprio quel mondo lo voleva sfruttare sino in fondo.

GUIDA DELLE MASSE
La Càceres negli anni aveva guidato la comunità di Rio Blanco contro la realizzazione del complesso idroelettrico Agua Zarca, previsto sul Rio Gualcarque. Un fiume importante, quasi sacro. Una risorsa idrica fondamentale per le quasi 600 famiglie che vivevano nella foresta pluviale nell’Honduras nord-occidentale. L’impianto era stato approvato e pronto a essere realizzato. Tutto questo in contravvenzione alla Convenzione sul diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni, il documento che obbliga i costruttori a chiedere il consenso agli indigeni prima di attuare una qualsiasi opera infrastrutturale.

COSTANTI MINACCE
Anche a causa di questa sua crociata, la Cáceres negli anni ha subìto minacce di morte. Una situazione così pericolosa che ha costretto la donna a portarei figli in Argentina. Lei però è rimasta in Honduras per continuare la sua battaglia. Accusata di terrorismo, è stata anche arrestata e perseguitata giuridicamente dal Governo del Paese. Anche per questo la sua famiglia non crede alla morte accidentale: «Noi tutti sappiamo che quanto accaduto è per via delle sue battaglie». Secondo la Ong Global Witness, in Honduras, tra il 2010 e il 2014 sono state uccise 101 persone legate, per un motivo o per l’altro, a movimenti ambientalisti.

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