«The Danish Girl? Un finale irreale»

di Giulia Mengolini
Lo scrittore Francesco Rapazzini, autore delle biografie di Gerda e Einar, critica la pellicola di Hooper: «Nella realtà le cose andarono diversamente: nel film c'è un messaggio fuorviante e dannoso per il mondo trans».

dgUn’interpretazione magistrale premiata con un Oscar come miglior attrice non protagonista quella di Alicia Vikander in The Danish Girl, in cui veste i panni e i vive i dolori di Gerda, pittrice danese moglie di Einar Wegener, una delle prime nella storia a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di cambio di sesso per diventare Lili, Lili Elbe. Un’operazione mai tentata prima, un azzardo all’inizio degli Anni ’30. Che Lili ha il coraggio di tentare ma che gli costerà la vita. È un film intenso, che fa male ma anche piangere di gioia The Danish Girl, che colpisce più per l’interpretazione di Gerda (Alicia Vikander) rispetto a quella dell’impeccabile Eddie Redmayne.

UN FINALE DIVERSO
rapazziniAbbiamo parlato con Francesco Rapazzini, scrittore e giornalista trapiantato a Parigi, autore della raccolta di biografie Indomptables. À l’avant-garde du XX siècle (2013) nella quale si trovano quella di Gerda Wegener e Einar Wegener/Lili Elbe, fortemente critico nei confronti della trasposizione cinematografica della vera storia. Dettagli a parte, ci ha detto – come particolari sull’ambientazione o sulla personalità di Gerda, definibili come «licenze poetiche» del regista Tom Hooper – quello che è «inaccettabile» è il finale del film. «Il messaggio del film è che l’operazione che Einar-Lili ha subito è quella che l’ha uccisa: non è assolutamente andata cosi. Einar fu operato nel febbraio 1930 e divenne donna: Lili visse un anno e sette mesi felice come donna, si doveva sposare con l’uomo che amava, un francese». Morì di setticemia molto tempo dopo la seconda operazione, quella che doveva trapiantarle l’utero.

«UN MESSAGGIO FUORVIANTE PER IL MONDO TRANS»
«Il finale del film mi ha infastidito molto: l’operazione nella realtà fu riuscitissima, Lili visse da donna. Una persona transgender, o chi può riconoscersi in questa storia, è importante che abbia dei riferimenti veritieri sul passato: toglierli e far credere che l’operazione del cambio di sesso l’abbia uccisa è inaccettabile», dice ancora lo scrittore. Il film è un film, non è un documentario, riconosce Rapazzini. «Non mi aspettavo fosse tutto come nella storia originale, ma è il messaggio è fuorviante. Lili da febbraio 1930 a settembre 1931, per un anno e sette mesi, visse nel suo nuovo corpo di donna».
Il messaggio pericoloso del film? «Che ci gioca con il fuoco si brucia, sembra volere dire. Non diamo i transessuali un messaggio positivo del cambio di sesso perchè quando si cambia sesso si muore. Invece no, non fu così». «Se Lili non si fosse sottoposta al trapianto d’utero sarebbe sopravvissuta. Nel film di Hooper è invece rappresentata prima come uomo, poi come travestito: non come donna, se non per pochi attimi. Quella che voleva essere, e per una fase della sua vita riuscì a essere».

Alicia Vikander con la statuetta tra le mani.

Alicia Vikander con la statuetta tra le mani.

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Una risposta a “«The Danish Girl? Un finale irreale»”

  1. Rebecca B. scrive:

    Salve, vorrei fare notare che una transessuale è donna da molto prima dell’intervento di riattribuzione chirurgica del sesso. Il genere è determinato biologicamente già prima dalla nascita, durante lo sviluppo anatomico dei genitali, purtroppo non sempre con corrispondenza al sesso, pertanto una transessuale è , dalla nascita , niente altro che una donna di sesso maschile.
    Pertanto il testo è un filino offensivo. Elbe ha vissuto come donna per molto più di un anno e qualche mese, pertanto.
    La natura della persona non cambia se possiede genitali esterni o interni di origine chirurgica, alla società non dovrebbe interessare quali una donna possegga.

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