Patriarcato a delinquere

La giornalista pakistana Sharmeen Obaid-Chinoy ha raccontato in un'intervista quali intenzioni l'hanno mossa a dirigere A girl in the River, miglior cortometraggio documentario agli Oscar 2016.

562f8841e92f2È una storia di violenza, amore e dignità quella raccontata in A girl in the River, la pellicola che ha trionfato nella categoria ‘miglior cortometraggio documentario’ in occasione degli Oscar 2016. Diretto dalla giornalista pakistana Sharmeen Obaid-Chinoy, il film racconta di una ragazza, Saba, ‘colpevole’ di aver sposato l’uomo che amava contro la volontà della famiglia. La punizione? Una busta per coprirle il viso e un colpo d’arma da fuoco in testa: il padre e lo zio l’hanno buttata e lasciata in un fiume, convinti fosse morta. La giovane invece è sopravvissuta, e i parenti erano finiti in prigione. Ma pressata dalla comunità affinché assolvesse i suoi parenti e permettesse alla legge pakistana di scarcerarli, Saba aveva, infine, perdonato. Restituendo la libertà ai suoi aguzzini.

«NELL’ISLAM NON C’È POSTO PER I DELITTI D’ONORE»
La regista Sharmeen Obaid Chinoy, in un’intervista concessa a Repubblica, ha raccontato la genesi del film. L’intenzione era quella di portare alla luce, tramite un caso emblematico (e raro, perché la vittima è sopravvissuta), la storia di moltissime donne uccise dai loro stessi familiari per aver fatto ‘scandalo’. «Volevo fare un film sugli omicidi d’onore perché ci tenevo ad aprire un dibattito in Pakistan su questo atroce crimine che la gente condona in quanto parte, dicono, della nostra religione e cultura», ha affermato. Ma nell’Islam, sottolinea la regista, non c’è posto per questo tipo di delitti perché, al contrario di ciò che nell’ignoranza spesso si dice o si pensa, quella musulmana «è una religione che dà alle donne molti diritti, e i delitti d’onore sono il retaggio tribale di un violento controllo patriarcale, il modo per gli uomini di manipolare la religione e di soggiogare le donne».

UOMINI CHE MANIPOLANO LA RELIGIONE
Nell’Islam, ha continuato la giornalista, le donne sono libere di sposare chi vogliono e, allo stesso modo, di divorziare. Il Corano non dice che sono costrette a sposarsi o a rimanere schiave degli uomini violenti: «Come possono i suoi seguaci gettare acido in faccia alle donne, ucciderle e soggiogarle? Questi sono crimini compiuti da uomini che manipolano la religione. Sono delinquenti, non fedeli».

NON SOLO UN PROBLEMA MEDIORIENTALE
Ma la Obaid-Chinoy, non si ferma ai confini ‘mediorientali’ e fa notare come, in realtà, in tutto il mondo, in qualunque cultura le donne debbano ancora combattere per conquistare i loro diritti. Gli ‘emancipati’ Stati Uniti, non hanno mai avuto una donna a capo dello Stato e c’è chi è ancora costretto a lottare ancora, ad esempio, per aver accesso all’aborto e ai contraccettivi.

«LIBEREREMO IL PAKISTAN DA QUESTO MALE»
Parlare, raccontare, mostrare. Mettere davanti agli occhi della gente alcune verità, spesso scomode, insabbiate. È anche questo il ruolo del cinema. Dopo aver visto il film, il primo ministro pakistano Nawaz Sharif, ha raccontato la regista a Repubblica, ha promesso di ‘liberare il Pakistan da questo male con le leggi appropriate’.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 29-02-2016 01:49 PM


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