Brave uguali, pagate meno

Una importante agente di Hollywood ha svelato in un'intervista le dinamiche che costringono le attrici ad accettare salari inferiori rispetto ai colleghi maschi. La soluzione? Le quote rosa.

The Dinner For Equality Co-Hosted By Patricia Arquette And Marc BenioffNel 2015 Patricia Arquette, che da pochi secondi era stata premiata come miglior attrice protagonista, aveva deciso di approfittare dei riflettori degli Oscar per lanciare un grido di orgoglio e di battaglia rivolto a tutte le donne: «È ora di ottenere la parità di retribuzione una volta per tutte». Perché negli Usa, se un uomo guadagna un dollaro, una donna, a parità di lavoro, viene pagata appena 78 centesimi. E la situazione a Hollywood non è poi tanto diversa: il potere contrattuale delle attrici è nettamente inferiore rispetto a quello dei loro colleghi maschi. A dirlo non sono solo i numeri, inequivocabili, ma anche chi giorno per giorno negozia i contratti delle star più famose.

TALENTI SACRIFICABILI
Cosmopolitan
ha intervistato un’agente che è tra i massimi dirigenti di un’agenzia che gestisce importanti nomi dello showbusiness. Scoprendo che, se un’attrice decide di non piegarsi a condizioni contrattuali ritenute svantaggiose, non ha praticamente nessun margine di trattativa: i produttori le sbattono la porta in faccia, e vanno a caccia di un altro volto femminile. E succede anche a interpreti del calibro di Jennifer Lawrence. Questo nonostante le donne siano in genere più inclini a cercare una mediazione, a differenza degli attori maschi che sono soliti porre dei veri e propri aut aut ai produttori. Spesso e volentieri, riuscendo a spuntare effettivamente uno stipendio più alto, perché senza una determinata star maschile (che sia DiCaprio, Damon o Pitt) il film non si fa. Le donne, invece, sono ‘rimpiazzabili‘.

MEGLIO UN ATTORE MEDIOCRE DI UN’ATTRICE TOP
Il cosiddetto wage gap, così viene definito il differenziale tra stipendi maschili e femminili, è un problema attuale, ma tutt’altro che recente. Gillian Anderson, ad esempio, si è ritrovata nella stessa situazione in cui era incappata all’inizio degli Anni 90 quando le è stato chiesto di tornare a vestire i panni di Dana Scully in X Files, con una paga nettamente inferiore a quella di David Duchovny. Secondo l’agente intervistata da Cosmopolitan, una star maschile di medio livello viene pagata di più rispetto a una star femminile di alto livello. Il problema, però, non è dovuto solo a forme di sessismo più o meno strisciante.

UN PROBLEMA DI SCRITTURA
L’altra ragione per cui le donne non riescono a strappare contratti migliori, è perché spesso vengono relegate a ruoli minori, per i quali il carico di lavoro è effettivamente inferiore rispetto ai protagonisti uomini. O perché i ruoli sono spesso stereotipati (le donne vincono gli Oscar soprattutto in ruoli di mogli): una grande attrice, quindi, non ha occasione di sfoggiare tutto il proprio potenziale rispetto a un’altra qualsiasi attrice meno dotata. Vedendo così sfumare anche il proprio valore economico.

QUOTE ROSA
La soluzione? Secondo l’agente intervistata da Cosmopolitan, grandi successi al femminile come Il diavolo veste Prada o Sex and the City non sono stati sufficienti a illuminare i produttori sulla necessità di narrazioni femminili forti. L’unico cambiamento potrebbe prodursi solo se gli studios decidessero di imporsi delle quote rosa da rispettare, magari assegnando il 50% delle proprie produzioni a delle registe donne. Una decisione che, probabilmente, si rivelerebbe più redditizia in termini di box office rispetto al trend attuale. Oppure, si può fare come Reese Witherspoon: diventare le produttrici di sé stesse. Ma non è una strada facilmente percorribile.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , , Data: 26-02-2016 06:38 PM


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