L'Iran frusta la cultura

Il regista Keywan Karimi condannato alla fustigazione e al carcere per aver stretto la mano a una persona con cui non ha vincoli di parentela e per un documentario che offenderebbe l'Islam.

49429818.cmsUn anno di carcere, 223 frustate e una multa equivalente a 600 euro. Tutto questo per aver offeso l’Islam. Almeno secondo la sezione 54 della corte d’appello di Teheran (Iran), presiueduta dai giudici Pour-Arab e Babaei, che domenica 21 febbraio 2016 ha confermato la condanna nei confronti del regista iraniano Keywan Karimi.

LA PRESUNTA OFFESA
E se le 223 frustate sono state comminate anche per aver stretto la mano a una persona con cui non aveva nessun grado di parentela, la condanna al carcere sarebbe connessa all’attività artistica di Karimi. Tutto ha inizio il 14 novembre 2013 quando le forze dell’ordine, dopo aver fatto irruzione senza mandato nell’abitazione del regista, lo hanno arrestato sequestrando anche gli had disk presenti nella dimora. Dopo 12 giorni, Keywan Karimi è stato rilasciato su cauzione. È in questo momento che inizia il personale calvario del regista. Negli hard disk sono stati infatti trovati un video musicale non terminato e un documentario, mai proiettato, dal titolo Scrivere sulla città (racconta l’uso dei graffiti come mezzo di comunicazione politica dalla rivoluzione islamica del 1979 alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2009).

LA MOBILITAZIONE
In favore dell’annullamento della condanna di Karimi si sono già mobilitate diverse associazioni umanitarie e non solo. Oltre ad Amnesty International, anche l’associazione 100autori e Iran Human Rights Italia hanno annunciato nuove iniziative contro la decisione presa dai giudici di Teheran. Ora Karimi spera che le autorità gli consentano di restare al capezzale della madre, gravemente malata, prima di fare il suo ingresso in carcere e ricevere la punizione stabilita.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, Top news Argomenti: , Data: 23-02-2016 01:48 PM


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