Il festival che l'Italia non ama

Dopo la rinuncia degli Stadio, sarà Francesca Michielin a prendere parte all'Eurovision Song Contest 2016. Ma con la manifestazione canora il nostro Paese ha sempre avuto un rapporto difficile.

Domenica InChi ha mai creduto che gli Stadio potessero davvero partecipare all’Eurovision Song Contest 2016 di Stoccolma? L’idea che una band così stagionata, con quell’aria un po’ afflitta, potesse prendere parte con successo, e senza imbarazzi, a una manifestazione che negli ultimi anni è tornata in auge soprattutto per i suoi inarrivabili picchi trash, suonava a dir poco stonata. E così, l’onore (o l’onere?) di rappresentare l’Italia all’Eurofestival è toccato alla seconda classificata, Francesca Michielin. Che, dobbiamo dirlo, in mezzo a tutti quei discutibili brani pop mitteleuropei non potrà fare altro che bella figura. D’altra parte, il rapporto dell’Italia con il festival paneuropeo che la stessa Rai ha contribuito a fondare è diventato con il passare dei decenni sempre più problematico. Ripercorriamone le fasi cruciali, dagli Anni 50 a oggi.

UN PO’ DI STORIA
La storia dell’Eurovision Song Contest è strettamente intrecciata con quella dell’Unione Europea, quando questa era ancora di là da venire. E se nel 1951 nasceva la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), nel 1956, fatta l’Europa, si decise che bisognava fare anche gli europei. Come? Tra le altre cose, dando vita a un festival canoro internazionale. L’Eurovision, appunto. Furono proprio i Paesi della CECA, con l’aggiunta della Svizzera, i primi partecipanti al Festival: Germania Ovest, Francia, Belgio, Lussemburgo e, appunto, l’Italia.

jalisse2L’OMBRA DEL COMPLOTTO
L’Italia, insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, fa anche parte dei cosiddetti big five, i cinque Paesi finalisti di diritto. Ciononostante, però, l’Italia vanta un numero di partecipazioni all’Eurovision considerevolmente inferiore rispetto agli altri quattro Paesi, soprattutto per la lunga assenza protrattasi dal 1997, anno di partecipazione dei Jalisse, al 2011, quando l’Italia è tornata in gara con Raphael Gualazzi. Il motivo di questa lunga, lunghissima pausa? Secondo il Fatto Quotidiano, la Rai era rimasta scottata dall’edizione del 1991. Poiché nel 1990 la vittoria era andata a Toto Cutugno, l’anno successivo l’Italia aveva, da regolamento, dovuto accollarsi l’organizzazione e i costi della manifestazione. Gli investimenti pubblicitari, però, non furono ripagati dagli ascolti fallimentari. E così, sulla quarta posizione dei Jalisse, si allungarono le ombre di un complotto volto a non farli vincere per evitare il rischio di ulteriori esborsi.

J167077601PODI TRICOLORI
Nel corso degli anni, l’Italia ha vinto la manifestazione solo due volte. Oltre alla citata vittoria di Toto Cutugno con Insieme: 1992, bisogna ricordare quella di Gigliola Cinquetti con Non ho l’età, nel 1964. Tutt’altro che eccezionali i piazzamenti nelle altre edizioni, soprattutto se si considera che nomi della musica italiana considerati ‘sacri’ come Claudio Villa, Iva Zanicchi o Massimo Ranieri sono finiti ben lontano dal podio. Domenico Modugno, addirittura, nel 1966 arrivò in ultima posizione con Dio come ti amo, mentre nel 1958 Nel blu dipinto di blu era arrivata in terza posizione. Nel 1963 la terza piazza era toccata a Emilio Pericoli con Uno per tutte. Stessa posizione nel 1975 per Wess e Dori Ghezzi con Era e nel 1987 per Umberto Tozzi e Raf con Gente di mare.

Eurovision Song Contest 2015 - RehearsalsIL NUOVO CORSO
Negli anni più recenti invece, l’Italia è partita subito bene con il secondo posto di Raphael Gualazzi nel 2011 (il brano era Madness of Love). Incolori le prestazioni di Nina Zilli e Marco Mengoni, rispettivamente nona e settimo, disastrosa invece la 21esima posizione di Emma. Il Grande amore del Volo, invece, nel 2015 si aggiudica il gradino più basso del podio.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 15-02-2016 12:55 PM


Una risposta a “Il festival che l’Italia non ama”

  1. Emanuele scrive:

    Scusate ma l’avete vista la rassegna o scrivete per sentito dire?
    1) “Picchi trash”. Il trash è finito da almeno 10 anni, nella rassegna. Negli ultimi anni sono passate produzioni di ottimo livello. Andate a rivedervi le prime 10 posizioni dell’anno 2015, per esempio.
    2) “Ascolti sempre in calo”. Talmente in calo che quest’anno da Rai 2 è passato su Rai 1. Da quando siamo tornati, ascolti in crescendo, invece.
    3)”Il festival che l’Italia non ama”. Infatti i cantanti adesso fanno la fila per parteciparvi e il pubblico che segue la rassegna, tanti che si avvicinano per la prima volta mostrano apprezzamento per uno show 4) Ha una velocità e una tecnologia che Sanremo se le sogna
    5)La storia dei Jalisse è una leggenda metropolitana. Che la dirigenza DI ALLORA non amasse la rassegna è vero, ma vi siete presi la briga di vedere con quanto distacco ha vinto il Regno Unito? No, vero?

    Bah…tenetevi Amici di Maria De Filippi. Quello si che non ha picchi trash!

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