Mutilazioni genitali, quando una lettera salva la vita

La storia di Beyenech, che quando aveva 14 anni stava per essere sottoposta all'atroce pratica e data in sposa a un anziano. Ma chiese aiuto e fu aiutata. Nel mondo la piaga tocca 200 milioni di donne: 35 mila solo in Italia.

New Measures To Prohibit Female Circumcision Announced In LondonAveva appena 14 anni quando trovò il coraggio di scrivere una lettera che la salvò dall’orrore delle mutilazioni genitali e da un matrimonio forzato. La lettera che le cambiò la vita. Oggi Beyenech va orgogliosa della sua uniforme viola brillante: a 16 anni é una studentessa di scuola secondaria, non una sposa bambina stremata dalla violenza quotidiana. «Voglio diventare dottoressa o deputata», dice in un ufficio della sua scuola, «perché voglio risolvere i problemi della gente. Io sono stata aiutata e voglio aiutare gli altri. Non mi sposerò fino a quando non avrò raggiunto i miei obiettivi». Una ragazzina etiopica come tante, in un Paese che – assieme all’Egitto – detiene il primato delle bambine e delle donne che hanno subito mutilazioni genitali: vivono in questi due Paesi almeno la metà dei 200 milioni nel mondo costrette a subire una pratica che le segnerà per sempre con infezioni, parti difficili e a volte mortali, dolore. Ma la storia, per Beyenech, è cambiata, grazie a un cartello lungo la strada del suo villaggio: si parlava di istruzione per le ragazze e c’era un indirizzo, quello dell’Ufficio regionale di ‘Plan International’, associazione che lavora da più di 75 anni con i bambini più poveri del mondo.

DOVEVA SPOSARE UN UOMO ANZIANO
Qualche giorno prima aveva compiuto 14 anni e suo padre, spesso ubriaco e dalla mano pesante, le aveva detto che era ora di sposarsi, anche perché la famiglia era troppo povera per mantenerla. «Aveva già scelto un uomo anziano, al quale mi aveva offerto come moglie. Questo significava che avrei dovuto essere mutilata», ha raccontato. «Avevo paura del futuro. Molte ragazze muoiono per le complicazioni del parto dopo le mutilazioni. E sapevo che non sarei potuta più andare a scuola». In Bonazuria, l’area dove c’e’ il suo villaggio solo le ragazze mutilate sono considerate morali, obbedienti, pronte a essere spose, come avviene in un’altra trentina di Paesi africani e mediorientali. «Quando ho visto quel cartello, ho pensato che forse quelle persone potevano aiutarmi. Scrissi una lettera e sperai che tutto andasse bene». Così i funzionari di Plan International sono andati alla sua capanna e hanno convinto il padre. Aiuti e animali domestici per l’economia della famiglia, libri e uniformi per i bambini e, per Beyenech, la possibilità di andare nella città vicina a frequentare la scuola secondaria.

BASTA TABÙ
Dal 2012, Plan International ha sviluppato un progetto sulla salute infantile per porre fine alla Mutilazioni genitali femminili, ai matrimoni prematuri e alle violenze contro le bambine in due aree dell’Etiopia, Ahmara e SNNPR. Dal 2015 il progetto è stato esteso a Gambella e Oromya. Già dopo il primo anno, in dieci villaggi della zona il 92% delle bambine non è stato mutilato e 14 comunità hanno dichiarato illegale la pratica. Quello che prima era una vergogna da nascondere – non essere escisse o infibulate – è diventata una conquista. Ora esiste il Club delle Ragazze Non Mutilate (Uncut Girls Club) dove si parla senza tabù e la battaglia è quotidiana. Una storia importante da raccontare in occasione della ‘Giornata contro le mutilazioni genitali femminili’, che si celebra il 6 febbraio.

IN ITALIA 35 MILA CASI
«Il tema delle mutilazioni genitali femminili è di estrema attualità e purtroppo ci riguarda sempre più da vicino», ha dichiarato in una nota Liliana Ocmin, Responsabile Dipartimento Donne Immigrati Giovani della Cisl e Coordinatrice Nazionale Donne Cisl. «Questa pratica assurda, infatti, non riguarda solo i Paesi indicati da Unicef e Oms, soprattutto quelli dell’Africa sub-sahariana» – continua Ocmin – «ma anche il nostro continente attraverso le migrazioni, divenute negli ultimi tempi sempre più strutturali a cause di guerre, miseria e catastrofi ambientali. Il Parlamento europeo ha stimato che 500 mila donne e bambine che vivono in Europa stanno soffrendo le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili e che 180 mila sono a rischio ogni anno. In Italia, nonostante la legge del 2006 che vieta e persegue gli autori di tali reati, sarebbero 35 mila le donne sottoposte a queste pratiche ed oltre mille bambine a rischio».

NON POSSIAMO ASPETTARE IL 2074
«Di fronte a questi dati allarmanti», spiega ancora, «entra in gioco la nostra idea di alleanza con le donne immigrate attiviste nelle comunità di origine presenti sul territorio, una maniera concreta e diretta per sensibilizzare sulla pericolosità di queste pratiche che ledono il diritto alla salute ed all’integrità fisica delle donne. La sensibilizzazione e l’educazione scolastica hanno fatto tanto finora ma possono fare di più. Si procede troppo lentamente. A questi ritmi, secondo l’Agenzia ONU Unfpa, occorre attendere il 2074 per il dimezzamento del fenomeno. Diviene fondamentale pertanto incrementare le attività e le iniziative per accelerare il processo di sensibilizzazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 05-02-2016 04:52 PM


Lascia un Commento

*