Le regioni si tingono di rosa

La Camera ha approvato la legge che fissa un limite del 60% alla rappresentanza di un determinato sesso all'interno dei consigli regionali. Attualmente, su 897 consiglieri solo 159 sono donne.

elezioni-regionali-calabria-01I consigli regionali si tingono di rosa. Almeno per il 40%. È questa, infatti, la quota minima di consigliere di sesso femminile prevista dalla legge approvata dalla Camera, nonostante il no di Lega Nord, M5S e Ala. Astenuti Forza Italia e Conservatori e riformisti.

TRE CASI, TRE SOLUZIONI
Sono tre i casi presi in considerazione dalla legge, in base alle diverse leggi elettorali regionali. Se la legge elettorale prevede le preferenze, il limite dei candidati di un determinato sesso non deve eccedere il 60% per ogni lista. Contestualmente, l’elettore deve avere la possibilità di esprimere due preferenze, una per ogni sesso. Dove vigono le liste bloccate, la soluzione è diversa: le liste dovranno presentare un’alternanza di nomi maschili e femminili, sempre fatto salvo il limite del 60% del punto precedente. Dove sono presenti i collegi uninominali, invece, la legge elettorale regionale deve disporre «l’equilibrio tra candidature presentate col medesimo simbolo in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale».

BASILICATA SENZA DONNE
Secondo quanto riportato dall’Ansa, su un totale di 897 consiglieri regionali, attualmente solo 159 sono di sesso femminile (il 17,7%), con il record negativo della Basilicata, il cui consiglio regionale è tutto al maschile. Nelle regioni del Nord e del Centro le cose vanno un po’ meglio: l’Emilia Romagna vede una presenza femminile del 34,7%, praticamente il doppio della media totale nazionale, la Toscana totalizza il 27,5% e il Piemonte il 26%. Male il Sud: oltre alla Basilicata, con lo 0%, Calabria e Abruzzo non raggiungono il 5%. Unica eccezione positiva, la Campania con il 22%.

LE REAZIONI POLITICHE
Se Partito Democratico e Nuovo Centrodestra si sono detti soddisfatti, la Lega Nord ha definito la legge «ipocrita» e inutile al fine di risolvere la diseguaglianza di genere. Approva invece la Uil, nella persona del segretario confederale Maria Pia Mannino: «Questa norma porterà miglioramento ed equità e probabilmente concretezza alle politiche di pari opportunità. Ci dispiace solo che, a livello nazionale, non vi sia un preciso riferimento politico per le pari opportunità che servirebbe oggi più che mai».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 03-02-2016 06:54 PM


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