Mostra o ghetto per artiste?

La Saatchi Gallery allestisce un'esposizione dedicata a opere realizzate unicamente da pittrici e scultrici di sesso femminile, ma non tutti plaudono alla decisione dei curatori. Ecco la gallery con le opere di maggior impatto.
Bound e 181 Kilometres, di Alice Anderson.

Bound e 181 Kilometres, di Alice Anderson.

Una mostra dedicata a sole artiste donne. Una prima volta di quelle importanti, per la Saatchi Gallery, una delle più importanti gallerie d’arte moderna al mondo. Ma in molti storcono il naso: ha senso dividere così nettamente arte maschile e arte femminile? Non c’è il pericolo di una auto-ghettizzazione? E ancora: non è che, alla fin fine, si tratta solo di una trovata promozionale che monetizza furbescamente le rivendicazioni di genere? Il dibattito è aperto.

LA SPIEGAZIONE DEI CURATORI
La mostra incriminata si chiama Champagne Life, titolo che prende ispirazione da un’opera dedicata a Kim Kardashian e Kanye West, e dal 13 gennaio 2016 dà spazio a 14 artisti emergenti, provenienti da tutto il mondo e accomunate unicamente dall’essere donne. Le opere sono diversissime tra loro, e manca totalmente un fil rouge tematico o stilistico che le accomuni. Un’opera di selezione che non convince Rachel Spencer, autrice di un’approfondita analisi pubblicata sul Financial Times. Nigel Hurst, il chief executive della Saatchi Gallery, ha provato a giustificare la scelta affermando che l’intento dei curatori consisteva nel denunciare la mancanza di spazio riservata alle artiste donne. Affermazione di per sé corretta. Secondo uno studio, negli USA, a fronte del 60% di studentesse di sesso femminile in materie artistiche, le donne rappresentano solo il 30% degli artisti esposti.

UN’ARTISTA POCO CONVINTA
Ma mentre un’altra curatrice, Maura Reilly, è convinta che le mostre ‘genderizzate’ siano ideali per illuminare la scena artistica femminile, l’artista concettuale Nadia Kaabi-Linke non si dice convinta: «Guardate quanto siamo deboli, se abbiamo bisogno di un posto solo per noi». È un po’ la solita polemica sulle quote rosa: necessarie o discriminatorie? Intanto, Adrian Searle, critico d’arte per il The Guardian, va all’attacco: «Allestire una mostra tutta al femminile non fa di Charles Saatchi un femminista [...]. Una line-up tutta al femminile non è intrinsecamente più interessante di una squadra di maschi qualsiasi, soprattutto quando non ha uno scopo tematico più ampio».

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery, persone Argomenti: , , , Data: 03-02-2016 03:39 PM


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