«L'Italia ha bisogno di più Joy»

di Laura Frigerio
In occasione del lancio del film con Jennifer Lawrence, la ricercatrice Barbara Mazzolai, tra le 25 donne più geniali al mondo, ha partecipato a un panel sul talento femminile. L'abbiamo intervistata.

Panel Evento JoyÈ arrivato anche nelle sale italiane l’atteso Joy, il film di David O. Russell con protagonista Jennifer Lawrence (candidata nuovamente all’Oscar) che racconta la vera storia di Joy Mangano, ovvero l’inventrice del Miracle Mop, una magica scopa che ha letteralmente cambiato la vita delle casalinghe americane.
In occasione di questa uscita si è tenuto a Milano un panel sul talento e la creatività femminile. Tra le partecipanti, Barbara Mazzolai, coordinatrice del Centro di Micro-BioRobotics (IIT@SSSA) dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che RoboHub (la maggiore comunità scientifica internazionale degli esperti di robotica) ha inserito tra le 25 donne geniali del mondo. «Il mio è stato un percorso particolare: mi sono laureata in biologia, poi il mio percorso ha preso una strada diversa e ho iniziato ad occuparmi di ambiente e in particolare dell’impatto che i metalli pesanti hanno su quest’ultimo, quindi sulla terra, i suoi prodotti, il cibo e di conseguenza le persone».

Barbara Mazzolai 2UN PERCORSO LUNGO E ARTICOLATO
Una carriera, quindi, che non è cominciata nel settore che l’ha poi resa famosa. «Ho preso un master internazionale al Sant’Anna di Pisa e da lì è arrivato il contatto con il mondo della robotica, perché cercavano una figura come la mia per lavorare con delle tecnologie di monitoraggio ambientale. In questo contesto i robot vengono usati con una concezione diversa rispetto a quella industriale: nel nostro caso si devono, infatti, adattare alle condizioni ambientali», racconta Barbara. La sua invenzione più nota è Plantoid, un automa in grado di imitare il comportamento delle radici, come una sorta di pianta artificiale, allo scopo di esplorare il suolo. Un obiettivo non facile da raggiungere: «Ho cominciato a lavorarci nel 2012 grazie a un progetto europeo più ampio, anche se erano da anni che mi era venuta questa idea. Pensate che prima era vista come troppo innovativa, mentre ora che è stata testata la sua funzionalità si sta pensando di applicarla anche in campo medico».

DOMANDA: Com’è il rapporto tra donne e scienza?
RISPOSTA: Di donne nel mondo della scienza ce ne sono tante: è un trend che ho visto crescere negli corso degli anni, soprattutto con l’avvento dell’ingegneria biomedica. Basti pensare che nel centro che coordino io siamo la metà. Credo che noi tendiamo ad essere più attratte degli uomini dalle materie scientifiche soprattutto nel campo medico. Lo confermano anche i dati delle iscrizioni universitarie: ci sono tante ragazze appassionate e  ne sono felice.
D: Sul fronte carriera invece come la mettiamo? Lei è riuscita ad avere un incarico importante, ma purtroppo sono molte le donne che non ce la fanno, nonostante talento e competenze…
R: A tal proposito credo ci sia ancora tanto da fare a livello educativo e formativo: rimangono ancora vivi, infatti, dei retaggi che associano le donne a certi percorsi di studio e di vita. Si sbaglia pensando che solo gli uomini siano portati per certe materie e quindi destinati a far carriera.
D: Quale soluzione si potrebbe adottare?
R: Bisogna insegnare alle donne a credere in loro stesse e spingerle a studiare da leader, liberandosi dai condizionamenti della società. Poi ci vuole anche una buona dose di fortuna per trovarsi nell’ambiente giusto, che non fa alcun tipo di discriminazione professionale in base al sesso. Come è successo a me.
D: Che cosa pensa della tanto chiacchierata “fuga di cervelli”?
R: Io consiglio sempre ai giovani che lavorano con me di farsi delle esperienze all’estero, che possono solo arricchirli. La speranza è che però tornino a casa con questo bagaglio di esperienze: sarebbero una grande risorsa per la ricerca italiana.
D: A proposito. La ricerca italiana in che condizioni è?
R: Le condizioni, soprattutto in questo momento, non sono delle migliori e le opportunità lavorative spesso latitino. Noi, con il nostro centro, stiamo facendo del nostro meglio in tal senso, anche per attirare (al contrario) dei ragazzi provenienti da altri paesi.
D: Che cosa pensa del film Joy e della storia che racconta?
R: È stata una bella scoperta. Prima non avevo mai sentito parlare di questa Joy Mangano. Conoscere la sua storia mi ha affascinato molto e non posso che provare stima nei suoi confronti, anche perché è stata una vera pioniera per la sua epoca e ha incontrato non poche difficoltà. Ce ne vorrebbero tante altre come lei!

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 28-01-2016 01:58 PM


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