«Le famiglie arcobaleno meritano diritti»

L'appello pubblicato su Facebook dall'attrice 58enne Pamela Villoresi: «Sono la nonna di una bambina meravigliosa, che mia figlia ha avuto con la sua compagna. Ma per lo Stato non esistiamo».

Immagine«Io sono la nonna di una bambina meravigliosa, amatissima, concepita grazie ad un donatore volontario, in Danimarca. L’ha partorita la compagna di mia figlia e anche se ieri non ho potuto partecipare a una delle tante manifestazioni nelle piazze italiane, con il cuore è come se ci fossi stata. Mia figlia e la sua compagna vorrebbero sposarsi ma non possono». Inizia così il post pubblicato su Facebook dall’attrice 58enne Pamela Villoresi, un appello con il quale ha voluto denunciare la mancanza di diritti per le coppie omosessuali in Italia. «In caso di lite e di separazione (capitano purtroppo, no?!?), mia nuora non può vantare nessun aiuto economico, mia figlia e noi tutti, zii e nonni, non abbiamo nessuna tutela: la bambina potrebbe scomparire dalla nostra vita da un giorno all’altro; per lo Stato italiano non esistiamo. Eppure siamo tanti in questa situazione, decine di migliaia. Ogni anno nascono sempre più bambini nelle famiglie arcobaleno, e l’associazione che le riunisce cresce di mese in mese. E poiché abbiamo gli stessi doveri degli altri, reclamiamo gli stessi diritti».

«PERCHÈ DISCRIMINARE CHI VUOLE ESSERE GENITORE?»
«Ho riflettuto molto su alcune delle obiezioni che sono emerse da quando è iniziata questa gravidanza», continua il post, «quelle che mi avevano colpito di più recitavano: ‘Che diritto avete di togliere un padre alla bambina?’. Ma nessuno toglie un padre, quel padre semplicemente non c’è; milioni di bambini nel mondo sono cresciuti dalle donne … vedove, separate, abbandonate, ragazze involontariamente madri etc., perché discriminare chi sceglie di esserlo in piena coscienza? Molti altri bambini crescono, soprattutto nel ricco occidente, con un solo genitore. Molti papà hanno cresciuto i propri figli in modo egregio, molti altri reclamano il diritto di farlo». L’attrice paragona la sua famiglia tradizionale a una famiglia arcobaleno: «Io sono vedova dal 1999, io e i miei figli continuiamo ad essere uniti e ci sosteniamo e ci amiamo: abbiamo smesso di essere una famiglia perché non c’è più il papà?».

«TUTELE COME PER I BAMBINI ADOTTATI»
«Io ho una figlia adottata ed io e mio marito siamo i suoi genitori. Nemmeno lei conosce il padre biologico (nemmeno la madre biologica se è per questo), ma ha una bella vita, piena di affetto e soddisfazioni, ha un lavoro che le piace, tanti amici ed un compagno che ama: è felice. (Non dovrebbe esserlo, allora?) Lei è tutelata dalla legge anche per l’eredità che le arriverà un giorno e tutto il resto», continua l’attrice. «Perché mia nipote non può esserlo? Perché una persona che quotidianamente accudisce e cresce un bambino, col suo compagno o compagna, non può avere i diritti di un altro genitore adottivo?». L’attrice conclude l’appello invitando tutti a riflettere sull’argomento e a liberarsi da pregiudizi oscurantisti, e soprattutto «a non creare infelicità, problemi e sofferenze inutili ai nostri bambini, ai loro genitori e alle loro famiglie».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 27-01-2016 07:33 PM


Lascia un Commento

*