La 'grande devastazione' del popolo rom

Tra le vittime della barbarie nazista ci furono anche le popolazioni zingare. La loro persecuzione fu giustificata dalle teorie razziali elaborate da Robert Ritter e dalla sua assistente Eva Justin.

KinderAusflug_01Gli ebrei non furono le uniche vittime della persecuzione nazista. Per preservare la purezza della fantomatica razza ariana, Hitler e i gerarchi nazisti avevano dato il via a una spirale di sterminio che si abbatté su tante minoranze. Oltre agli oppositori politici, venne data la caccia a omosessuali, portatori di handicap, testimoni di Geova. L’altro popolo che pagò sulla propria pelle le conseguenze della follia nazista fu quello degli zingari: oltre 500 mila tra rom e sinti morirono per mano del Terzo Reich.

EVA JUSTIN LA CARNEFICE
Lo racconta al Fatto Quotidiano Carla Osella, presidente dell’Associazione Italiana Zingari Oggi. Tante le storie legate all’olocausto degli zingari, che usano la parola Porajmos per indicare la ‘grande devastazione’ di cui furono vittime. Da una parte c’è Eva Justin, assistente del medico Robert Ritter: i due lavorarono insieme presso il Centro di ricerca per l’Igiene Razziale e dedicarono una grandissima parte dei loro studi ai rom e ai sinti, che descrivevano come popolazioni primitive e indegne, parlandone come una «razza deteriorata». Eva Justin imparò la lingua romanì per poter comunicare di persona con le sue cavie, conquistandone la fiducia. La sua tesi di dottorato era improntata alla dimostrazione (pseudo)scientifica che le popolazioni zingare fossero effettivamente inferiori, e che per questo motivo dovevano essere sterilizzate. Dopo la fine del conflitto mondiale, Eva Justin venne processata e assolta da ogni colpa nel 1964, perché si ritenne che agì sotto l’influenza del dottor Ritter, assolto a sua volta per insufficienza di prove.

LA PICCOLA AMAGLIE SCHAICH
La persecuzione nazista, come è noto, non risparmiava nemmeno i bambini. Carla Osella ricorda la storia della piccola Amaglie Schaich. A soli 9 anni venne rinchiusa nel collegio di Saint Joseph, dove venne sottoposta a continui test per dimostrare la sua inferiorità dal punto di vista intellettivo. Deportata ad Auschwitz, riuscì a salvarsi dall’eccidio perpetrato nel campo nella notte tra l’1 e il 2 agosto perché trasferita a Ravensbrück il giorno stesso.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , Data: 27-01-2016 01:14 PM


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