Quei maschilisti a Wall Street

Dall'indagine sui nomi dei capi ai commenti e scherzi sessisti riservati alle impiegate. Sono molte le donne che nel mondo dell'alta finanza vengono ancora fortemente discriminate.

ThinkstockPhotos-464402359Una denuncia forte, fatta da una donna che quel mondo lo conosce bene. Anche perché Meredith Jones, quell’indagine che calcolava il sesso dei dipendenti ai vertici dei maggiori hedge fund, l’ha portata avanti per dimostrare tutto il sessismo che regna nel mondo dell’alta finanza. Lo studio, chiamato The name game, stabiliva come ci fossero molti più capi uomini con lo stesso nome che donne al comando con nomi diversi. Un rapporto di 80 a uno che pone un forte punto interrogativo sugli effettivi passi avanti fatti sulla parità dei sessi sui luoghi di lavoro.

PROBLEMA CON LE DONNE
A dispetto di quanto annunciato e dei molti codici etici utilizzati, Wall Street sembra avere ancora diversi problemi con il genere femminile. Per lo meno non pare voler dare ancora il giusto spazio alle lavoratrici donne, in forte difficoltà nel riuscire a ricoprire i ruoli più importanti nelle aziende. Una situazione che si rispecchia, ancora nel 2016, nelle scioccanti storie di centinaia di donne discriminate proprio perché appartenenti al gentil sesso. Un po’ come quella ultimamente raccontata sulle colonne del quotidiano statunitense New York Times, la cui protagonista è appunto una donna.

DISPARITÀ DI GENERE
Maureen Sherry
è stata a lungo direttrice generale di Bear Stearns, la banca statunitense finita sotto il controllo di JP Morgan dopo la tempesta finanziaria del 2008. La sua carriera è stata costellata da una serie di episodi che ricordano i soprusi delle confraternite universitarie piuttosto che le tappe di un percorso di successo ostacolato dai colleghi uomini che, tanto per citare gli episodi più scabrosi, le hanno dato il benvenuto a Wall Street con una pizza condita con preservativi o quando, dopo essere tornata dalla maternità, muggivano dopo aver visto il tiralatte che la donna utilizzava.

UNO STRANO COLLOQUIO
Ed eccola ora Maureen che si sfoga nell’editoriale del New York Times e racconta anche di un colloquio di lavoro avvenuto nel 2005 con una neolaureata di una prestigiosa scuola di business. La giovane, durante la chiacchierata, le aveva chiesto come fosse per una donna lavorare per Bear Stearns. Una richiesta strana, che ben presto ha mandato la Sherry in crisi. Tanto da porsi diverse domande sulla sua felicità lavorativa. «Donne come me lavorano per la squadra. Come i membri di una famiglia disfunzionale teniamo per noi i nostri segreti», ha raccontato sul New York Times. All’epoca quegli episodi sessisti e discriminatori la donna non li aveva voluti condividere con la giovane aspirante. E se da una parte è vero che il mondo della finanza ha fatto enormi passi avanti nei confronti della parità di genere (non esistono più evidenti e forti discriminazione come nei primi Anni ’90), è anche vero che i colleghi spesso e volentieri fanno il possibile per non fare sentire le neo assunte a loro agio.

LA PROPOSTA
Allora l’unico modo per proteggersi da questi soprusi sarebbe, secondo la Sherry, di costringere le aziende a ricorrere ai tribunali della giustizia ordinaria. La strada per risolvere i problemi sessisti di Wall Street può e deve passare anche attraverso a qualche decisione tanto drastica quanto innovativa.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , , Data: 26-01-2016 06:45 PM


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