La Lady di Ferro d'India

Cinquant'anni fa, il 18 gennaio 1966, Indira Gandhi venne nominata premier: la prima volta per una donna nel suo Paese. La storia della politica rivoluzionaria assassinata nel 1984.

Indira Gandhi

Nacque il 19 novembre 1917 nella città settentrionale indiana di Allahabad, Indira Gandhi, la donna che esattamente 5o anni fa, il 18 gennaio 1966, divenne il primo ministro donna dell’India. La donna che ne ha aperto la strada per la democrazia. La politica era nel suo Dna: era l’unica figlia di Jawaharlal Nehru, figura di spicco del movimento nazionalista, che si dedicava al miglioramento della cultura all’interno della nazione e che, a causa delle sue convinzioni politiche controverse, fu spesso incarcerato. Poco dopo la morte della madre (era malata di tubercolosi) nel 1936, Indira si iscrisse all’Università di Oxford.

MOGLIE E MINISTRO
Nel 1942 sposò Feroze Ghandi (non imparentato con il Mahatma Ghandi), nonostante le obiezioni di famiglia, in quanto i due non facevano parte della stessa condizione sociale e religiosa. Feroze divenne avvocato, direttore di un quotidiano e membro indipendente del parlamento. Poco dopo il loro matrimonio, finirono entrambi in prigione per 13 mesi per aver partecipato alle manifestazioni contro il dominio britannico. Dopo la morte del marito nel 1960, Indira riorganizzò il partito per renderlo uno strumento più efficace di gestione e di sviluppo nazionale. Il suo obiettivo era quello di ottenere una misura più ampia di giustizia sociale ed economica per tutti gli indiani.
Nel 1964 diventa ministro dell’Informazione e delle Telecomunicazioni nel governo di Lal Bahadur Shastri, mentre due anni più tardi viene nominata, in seguito alla morte di Shastri, leader del Congresso.

IL PIANO DI RIFORME
Il 18 gennaio del 1966 l’India diventa il secondo Paese a esser guidato da una donna, dopo lo Sri Lanka di Sirimavo Bandaranaike. Come presidente Gandhi non ebbe vita facile, a partire dai colleghi dell’ala destra del partito, che più volte nel corso dei mandati giocheranno a suo sfavore, ma l’opposizione interna e popolare non le impedirà di avviare un piano di audaci riforme economiche a sostegno delle esportazioni, la cosiddetta ‘rivoluzione verde’ dell’agricoltura, oltre a un programma di sviluppo delle armi strategiche che culminerà con il test nucleare nel Rajasthan. Sul piano internazionale sfidò l’America di Nixon con l’intervento nel conflitto indo-pakistano e l’apertura verso l’Urss.

IL DECLINO
Nonostante i suoi interventi per il Paese, una forte crisi economica, un’ondata di scioperi e soprattutto dall’accusa di brogli elettorali segnarono l’inizio del suo declino: il Paese arriverà sull’orlo della guerra civile e la premier si giocherà l’ultima carta dichiarando lo stato d’emergenza nazionale e promulgando leggi restrittive delle libertà che non le verranno mai perdonate. Costretta alle dimissioni dopo la pesante sconfitta elettorale del marzo 1977 viene messa sotto accusa nel suo stesso partito: isolata e accusata dagli oppositori deve scontare anche qualche giorno di carcere, ma in pochi mesi si rialza e riesce a fondare un nuovo partito, il Congresso nazionale indiano, che vincerà le elezioni del gennaio 1980 consentendole di tornare alla guida del governo. Questa volta la Gandhi deve affrontare gli scontri fra comunità religiose e movimenti autonomisti: in Punjab, per neutralizzare le rivendicazioni separatiste dei Sikh sceglierà di usare la forza con l’operazione ‘Blue Star’, l’intervento dell’esercito indiano nel Tempio d’oro di Amritsar, che provocherà centinaia di morti fra i Sikh. Una scelta che pagherà con la vita.

L’ASSASSINIO NEL 1984
La mattina del 31 ottobre 1984 la premier viene assassinata da due guardie del corpo di etnia Sikh. Solo qualche settimana prima il generale Ashwini Kumar le aveva consigliato di escludere dal suo servizio di sicurezza i Sikh, ricordandole che quella comunità le aveva giurato vendetta per la repressione nel Tempio d’oro di Amritsar. Ma Indira all’insistenza del generale aveva risposto così: «Come possiamo pretendere di fare dell’India uno Stato laico, se scegliamo le persone in base alla loro comunità?». La sera prima dell’attentato, tornando da un giro elettorale nell’Orissa, aveva concluso il suo discorso con queste parole: «Non ho l’ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l’India».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 19-01-2016 03:54 PM


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