«Milano sa accogliere»

di Francesca Amé
Ne è sicura Analia Pierini, immigrata argentina che ha preso parte alla mostra Ri-scatti, che illustra la città meneghina attraverso lo sguardo degli stranieri. Ecco l'intervista di Letteradonna.

ESEcalendarioriscatti2016Una mostra nata grazie all’impegno di un gruppo di immigrati regolari che hanno firmato i loro reportage artistici per aiutare chi ancora deve trovare la sua strada. È Ri-scatti. Milano Melting-pot, che dal 16 al 27 gennaio espone nella prestigiosa sede del Pac di Milano i reportage fotografici di diciotto immigrati di nove nazionalità diverse. Settanta foto che raccontano la Milano di oggi, secondo lo sguardo di chi è arrivato da lontano e qui ha trovato il suo spazio nel mondo: la mostra, grazie al generoso contributo di Tod’s e con il patrocinio del Comune di Milano, è gratuita ma i volontari dell’Associazione Riscatti sono a disposizione per spiegare il progetto e promuovere la vendita delle foto esposte. Il ricavato sarà infatti interamente devoluto al servizio Home Visiting del Caf a favore di mamme straniere in difficoltà o con gravi traumi legati alla loro condizione di migranti.

Foto di Analia Pierini.

Foto di Analia Pierini.

LA STORIA DI ANALIA
La giornalista Rai Federica Balestrieri, anima dell’associazione milanese che lo scorso hanno ha richiamato al Pac 5 mila persone in due settimane e raccolto 35 mila euro per i ‘bisognosi di riscatto’,  ha chiamato anche per questa edizione la critica Chiara Oggioni Tiepolo per curare una mostra sfaccettata e interessante, frutto di un corso di fotografia lungo due mesi con macchinari Canon che i partecipanti al progetto hanno seguito con grande entusiasmo. «Un modo per dimostrare che gli immigrati sono una risorsa, non solo elemento di disagio», spiega Balestrieri, «e che dentro la parola ‘immigrato’ ci sono infinite sfaccettature». Tra i ‘reporter’ formati per il progetto ci sono persone come il francese Olivier Racchelli, ottico, lo spagnolo Antonio Garcia, chef, o Mohamed Elsaied, studente egiziano, o Marvin Nolasco, portinaio filippino. Persone come l’argentina 50enne Analia Pierini, sorriso solare e aria da ragazzina: LetteraDonna l’ha intervistata.

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Foto di Analia Pierini.

D: Signora Analia Pierini, perché ha partecipato a questo progetto?
R: Per caso. L’associazione Riscatti cercava rappresentanti di varie nazionalità che risiedono a Milano e una mia amica argentina si era iscritta. All’ultimo non ha potuto partecipare e sono subentrata al suo posto.
D: Com’è la comunità argentina di Milano?
R: Non siamo in tanti. Non siamo nemmeno così organizzati come i filippini. Sono perlopiù persone come me: arrivate qui da tanto tempo, con un lavoro come tanti. Non abbiamo punti di ritrovo particolari.
D: Da quanto tempo vive a Milano?
R: Sono arrivata in Italia da Rosario nel lontano 1989, e non pensavo di rimanere a lungo. Sono venuta perché a quei tempi in Argentina non c’erano molte possibilità di lavoro. Ho fatto il classico percorso del migrante dal Sudamerica in Europa: mi è andata bene.
D: Di che cosa si occupa?
R: Sono impiegata a Unicredit. Lavoro proprio nella Tower del nuovo quartiere di Porta Nuova. Le dico questo dettaglio perché è importante per il corso fotografico che ho seguito.

Foto di Analia Pierini.

Foto di Analia Pierini.

D: Perché?
R: Eravamo una classe davvero speciale, tutte persone motivate ma con un lavoro alle spalle e poco tempo a disposizione. Abbiamo seguito il corso il giovedì sera per due mesi e dovevamo anche esercitarci per usare le macchine fotografiche Canon che ci erano state affidate. Ho approfittato del percorso tra casa e ufficio per trovare i miei soggetti. Nei miei scatti ci sono molti angoli di Porta Nuova e tante foto dall’alto della torre: amo questa zona di Milano.
D: Prima del corso faceva già fotografie?
R: Da sempre ho una passione per le arti visive. Mi ero già iscritta alla Civica scuola di cinema del comune di Milano e tengo da tempo un blog in cui annoto immagini e pensieri.
D: Oltre ad alcune competenze tecniche e alla possibilità di esporre i suoi scatti in una mostra, che cosa ha imparato da questa esperienza?
R: Gli insegnanti ci hanno educato a volgere lo sguardo verso ciò che ci circonda. Io ne ho approfittato per riprendere una Milano in trasformazione, sempre vitale, piena di persone provenienti da tutto il mondo, dove il fashion e il design convivono con le vecchie tradizioni. È di enorme soddisfazione per tutti noi sapere che con questo lavoro e con il nostro sforzo potremo aiutare concretamente qualche donna immigrata in difficoltà, che sta attraversando davvero il buio. Milano è una città che sa come accogliere.

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery Argomenti: , , , , Data: 15-01-2016 04:10 PM


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