Aggiorna Twitter e viene arrestata

di Federico Capra
Dopo il fratello e l'ex marito, Samar Badawi è finita in manette con l'accusa di aver rianimato l'accout social di Waleed Abu al-Khair, l'uomo che aveva sposato. Molte associazioni come Amnesty International hanno chiesto all'Arabia Saudita la scarcerazione della donna.

s-17e9705d0242c14788390f3c4f0ee7a3919341d4Alla fine anche lei è finita in manette. Samar Badawi, sorella del blogger saudita Raif Badawi, condannato a 10 anni di prigione e mille frustate, è stata arrestata in Arabia Saudita. A diramare la notizia, con un filo di preoccupazione, è stata Amnesty International. In poche righe, l’organizzazione non governativa internazionale, ha definito il fermo  della donna come «un nuovo colpo allarmante ai diritti umani» nel Paese.

ACCUSA SOCIAL
Samar Badawi, ex moglie dell’avvocato saudita per i diritti umani Waleed Abu al-Khair e da sempre impegnata in opere umanitarie nel Paese, è stata arrestata martedì a Gedda dove si trovava insieme alla figlia di due anni. Dopo essere stata tradotta al commissariato di polizia, la donna è stata interrogata per quattro ore. Al termine dell’inquisitorio Samar è stata trasferita nel penitenziario di Dhahran. L’accusa? Aver rianimato l’account Twitter dell’ex marito incarcerato tempo prima.

IMPEGNATA NEL SOCIALE
Nata il 28 giugno 1981 in Arabia Saudita, la storia di Samar è costellata di tanto dolore ma allo stesso tempo enorme coraggio. Abusata per 15 anni dal padre, nel 2008 è riuscita a fuggire trovando conforto in un rifugio per donne a Gedda. La fuga non le è servita molto dato che l’uomo aveva fatto una denuncia di disobbedienza contro di lei. Sarà solo l’inizio di un calvario giudiziario e personale contro quel padre padrone che in tutti i modi ha provato a sottrarle la felicità. Non ultimo il permesso negato di sposare l’uomo di cui si era innamorata. Il 4 aprile 2010 Samar si è presentata in tribunale per peronare la sua richiesta di rimuovere la patria potestà al padre.

TENTATIVO DI RICONCILIAZIONE
Ma la richiesta che avrebbe definitivamente liberato Samar dalle grinfie dell’uomo che per molto tempo aveva abusato di lei non è stata ascoltata. Anzi, l’arresto a causa della denuncia di disobbedienza fatta tempo prima dal genitore è stata l’unica giustizia che la donna ha ottenuto. Solo nel luglio 2010, dopo lunghe indagini, il padre della Badawi è stato riconosciuto colpevole degli abusi dal Tribunale di Jeddah. Nonostante la colpevolezza dell’uomo che l’aveva violentata, Samar è rimasta in carcere sino a quando l’accusa per disobbedienza è caduta e la donna è stata affidata alla tutela maschile di uno zio.

VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI
Poi tante lotte per la tutela e salvaguardia dei diritti umani (su tutte la richiesta del suffragio universale femminile) in un Paese dove la voce delle donne è ancora troppo debole per essere ascoltata. Infine l’arresto, due anni dopo quello del fratello Raif che ha ricevuto le sue prime 50 frustate nel gennaio 2015. Anche Human Rights Watch, insieme ad Amnesty International, ha chiesto alle autorità saudite di liberare Samar Badawi e di «cessare di perseguire le persone unicamente per le loro critiche alle pratiche saudite in materia di diritti umani».  La donna dovrebbe comparire mercoledì 13 gennaio 2016 davanti a un giudice per conoscere il proprio futuro.

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