Esiste o non esiste?

di Matteo Innocenti
Che cosa dire ai bambini che cominciano a dubitare della figura di Babbo Natale? Come dovrebbero comportarsi i genitori? LetteraDonna l'ha chiesto a due esperti del mondo dell'infanzia.

dv2031017Babbo Natale non esiste: i regali sotto l’albero li mettono mamma e papà. Prima o poi tutti i bambini lo vengono a sapere. Può capitare che a rivelare loro la verità sia un amichetto, ma può anche succedere che siano loro stessi a chiedere ai genitori se quel vecchietto che la notte di Natale parte dal Polo Nord volando su una slitta esiste davvero. E, allora, ogni anno per mamma e papà si ripete il dilemma: dire la verità oppure no? LetteraDonna ha provato a fare un po’ di chiarezza sul comportamento da adottare.

IL PENSIERO MAGICO
Il Babbo Natale che fa parte dell’immaginario collettivo è una figura nata in epoca moderna che, com’è noto, deve molto alle pubblicità della Coca-Cola. Ma affonda le sue radici in antiche credenze e ha molto in comune con altre figure tipiche dello stesso periodo, come la Befana. Oppure come le fate, gli gnomi, persino gli angeli e Gesù Bambino, che per tradizione in alcune zone d’Italia porta i regali a Natale. «Babbo Natale ha un’importanza notevole e molteplice», spiega Alessandro Mariani, professore di pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Firenze . «Con la sua connotazione di tipo magico, che riguarda la dimensione simbolica, coinvolge la sfera inconscia e appaga l’immaginario infantile». Babbo Natale, insomma, fa parte del ‘pensiero magico‘ studiato da Jean Piaget, il padre della psicologia dello sviluppo.

babbo_natale_1QUANDO FINISCE LA MAGIA
Il mondo magico di Babbo Natale esiste fin quando il pensiero razionale non è ancora completamente sviluppato, poi i bambini iniziano ad eliminare gli elementi fantastici. Se in passato questo processo era più lento, oggi risulta invece accelerato dalla tv e da internet, a cui anche i più piccoli hanno (fin troppo) accesso. Senza dimenticare le chiacchiere con gli altri bambini, perché in classe ce n’è sempre uno che sa la verità prima di tutti gli altri. «Il bambino di cinque-sei anni è in una fase intermedia, in cui oscilla tra il primato della fantasia e quello della ragione. Ma alla fine preferisce credere», spiega Andrea Smorti, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Firenze. «Non importa cosa sappia: se sostenuto anche dai genitori può continuare a credere fino agli otto-nove anni, quando la razionalità prende il sopravvento».

SE SA LA VERITÀ NON NEGARE
Insomma, è sempre più raro che arrivi direttamente la fatidica domanda «Babbo Natale esiste?». Ma se il bambino la pone, come si devono comportare i genitori? «Non c’è una regola generale e ci sono diverse condizioni che possono portare a rendere meno drastiche le risposte: in ogni caso è controproducente voler insistere sull’esistenza di Babbo Natale se per esempio gli insegnanti sono contrari o se tutti i compagni di classe sospettano già la verità», chiarisce Andrea Smorti. Se il bambino ha già intuito la verità, meglio cancellare i suoi dubbi. Se non altro per un rapporto di fiducia: il piccolo sarà sempre deluso da un genitore che dice bugie.

dv2031016L’IMPORTANZA DEL CONFRONTO
Oltre a «Sì, esiste» e «No, non esiste» sarebbe in realtà da preferire la contro-domanda «Tu che ne pensi?», ideale per instaurare un confronto genitori-figlio sull’argomento. Condizione necessaria è che il figlio sia ancora nella fase del pensiero magico. A conferma di quanto sia importante il confronto, Alessandro Mariani propone un’altra strategia: «Rilanciare, cercando di spiegare una bellissima frase de Il Piccolo Principe: ‘Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi’. Ovvero, non limitarsi a registrare la presenza reale di Babbo Natale, ma riflettere sulla possibilità di continuare a immaginarlo indipendentemente dalla sua esistenza». I bambini hanno infatti bisogno della rassicurazione del soprannaturale e della positività del magico.

UN PICCOLO TRAUMA
Nel dubbio, mai prendere l’iniziativa e dire la verità al piccolo: «Il mondo a metà tra realtà e fantasia è importante per lo sviluppo del bambino, perché appartiene al mondo del gioco. Se possibile, mantenerlo in vita non può che essere positivo per lo sviluppo di un pensiero capace di fantasia e di immaginazione», spiega Andrea Smorti. Gli fa eco il collega Alessandro Mariani: «Come ha scritto Bruno Bettelheim, una razionalità prematura, al pari di ogni esperienza prematura, ci lascia scarsamente equipaggiati a far fronte alle vicissitudini e agli imprevisti della vita». E allora, Babbo Natale esiste. Basta crederci. Perché un po’ di magia, in fin dei conti, non ha mai fatto male a nessuno.

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Publicato in: Attualità, natale, Speciale Natale 2015 Argomenti: , , , , Data: 23-12-2015 11:16 AM


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