«Non riesco a essere cattiva»

di Enrico Matzeu
A tu per tu con Lorella Cuccarini, che si racconta in vista del suo debutto milanese con il musical Rapunzel: dai ricordi di trent'anni carriera alle recenti polemiche sulle adozioni gay.

RAI Autumn / Winter 2010 TV ScheduleDanza, spettacoli, tanto intrattenimento e molti sorrisi. Il 2015 ha segnato per Lorella Cuccarini il trentennale di una carriera che, come dice un famoso spot di cucine, le è valso il titolo di «più amata dagli italiani». Compiuti cinquant’anni, continua ad affrontare la sua carriera con il sorriso che la contraddistingue. E, dopo un autunno televisivo alle prese con i bambini canterini di Ti lascio una canzone, Lorella torna in teatro con il musical Rapunzel, che la vede protagonista nei panni di una cattivissima matrigna dal 18 dicembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

TROPPO BUONA
Lei, però, cattiva non si sente proprio. Nonostante le varie querelle con colleghe ed ex colleghe, non perde il suo aplomb da signora del piccolo schermo e continua integerrima a seguire il suo percorso artistico. Recentemente le sue dichiarazioni sulle adozioni gay sono state al centro di svariate polemiche social, ma anche su quello sembra avere le idee piuttosto chiare. Letteradonna.it ha scambiato quattro chiacchiere con lei per fare un bilancio del 2015 e scoprire come si sta preparando per il ritorno sul palcoscenico.

DOMANDA: Come si sta preparando al nuovo debutto di Rapunzel?
R: Stiamo riallestendo proprio in questi giorni lo spettacolo, anche grazie a due anteprime, una a Senigallia e una a Cassano Magnago. C’è sempre un grande fermento quando si sta per debuttare, anche se lo spettacolo l’abbiamo già fatto a Roma per oltre due mesi. Però siamo comunque molto eccitati, perché ogni volta che si riparte c’è sempre la speranza che il pubblico risponda bene.
D: Avete cambiato qualcosa?
R: Ci sono stati piccoli cambiamenti, però lo spettacolo in linea di massima è rimasto invariato. Tra le novità per la tappa milanese c’è Valentina Critelli, vincitrice di Ti lascio una canzone, che interpreta Rapunzel da piccola.
D: Com’è nata quest’idea?
R: Con Antonella avevamo espresso la volontà di poter dare a una bambina, che si sarebbe distinta nel corso della trasmissione, un’opportunità per esibirsi su un palcoscenico vero, per poter cantare ed essere protagonista di spettacolo itinerante. Lei però deve seguire la scuola, quindi sarà con noi solo a Milano, durante le feste natalizie.

D: Quindi quella con Antonella Clerici è stata una bella esperienza?
R: Assolutamente, per me è stata più che positiva. Ho ricevuto una bellissima accoglienza, anche perché per me lavorare con Antonella è come lavorare a casa. Ho potuto constatare di persona l’atmosfera positiva che si respira in quel programma. Si dice spesso che nei programmi in cui ci sono i bambini, possano emergere degli aspetti negativi, invece lì c’è un clima di gioco vero e di grande serenità. Anche perché la competizione non è fra i bambini, ma tra le canzoni.
D: Cosa le dà il musical che la tivù non le ha mai dato?
R: Intanto il contatto con il pubblico. Quello della tivù è un pubblico meraviglioso, ma non lo puoi mai toccare con mano. È un pubblico che ti sceglie, ma fino a un certo punto. Quello del teatro, invece, si lascia prendere dentro lo show. Se arriva un applauso finale, è sicuramente sentito e complice. La televisione ti dà la grande forza di parlare a tutti, però c’è sempre il filtro dello schermo.
D: E dal punto di vista professionale che cosa cambia?
R: Le sensazioni che ti dà uno spettacolo teatrale non le provi da nessun’altra parte. Ho sempre amato essere un personaggio di spettacolo e il musical mi fa vivere appieno questo aspetto.

D: In Rapunzel interpreta Madre Gothel, una matrigna cattiva. Ha mai vissuto dei momenti in cui avrebbe voluto essere cattiva?
R: No, cattiva no. Magari ci sono stati momenti in cui ho perso la pazienza e ho alzato la voce, ma momenti in cui ho voluto essere davvero cattiva no, non è nelle mie corde. Reagisco con energia quando qualcosa non va, però bisogna cercare di mantenere sempre la calma.
D: E quando qualche sua collega parla male di lei sui giornali o sui social?
R: No, davvero. Posso rimanerci male, essere dispiaciuta, ma non divento mai cattiva per questo. Sono cristiana e credo molto nel perdono.
D: E come ha fatto allora a calarsi nel personaggio?
R: Nella recitazione si chiede di essere credibile il più possibile e Maurizio Colombi, il regista del musical, ha fatto su di me un lavoro fantastico. Madre Gothel è un personaggio cattivo, ma che sul finale diventa anche ironico, quasi grottesco.
D: «Immagina… tu puoi» è il motto del musical Rapunzel. Lei, agli esordi, se lo immaginava tutto questo?
R: Assolutamente no. Quando ho iniziato, pensavo che stesse per aprirsi una parentesi della mia vita da assaporare fino in fondo, ma non avrei immaginato che ne sarebbe nata una carriera così bella e così lunga. Ci sono luci e ombre, nei percorsi di tutti noi, ma anche le ombre ti permettono di crescere e migliorare.

D: Il 5 ottobre del 1985 lei ha debuttato con Pippo Baudo a Fantastico. Si ricorda le sensazioni di quei momenti?
R: Panico, salivazione a zero, mal di stomaco e l’impressione di non ricordare nulla: una sorta di buio totale. L’emozione ti fa anche questo.
D: Lei è stata una delle pioniere della domenica pomeriggio sulle reti Mediaset. Che cosa pensa della tivù domenicale di oggi?
R: È una tivù che seguo poco. La domenica sono quasi sempre impegnata, avendo due figli che giocano a calcio. Io però ho cominciato con una domenica rimasta nella storia, in cui si giocava, una domenica ludica, di divertimento e spettacolo. Quando sono tornata alla Domenica In di Rai Uno, poi, nonostante fosse passato il tempo, abbiamo cercato un equilibrio fra intrattenimento e una parte più parlata.
D: E della deriva verso la cronaca nera che cosa ne pensa?
R: Io sono molto contraria alla cronaca. Le poche volte che l’ho trattata, l’ho fatta in un certo modo. Mi piace piuttosto raccontare storie e fare belle interviste. Storie anche edificanti, nelle quali il pubblico possa essere rappresentato.

D: Una delle cose che manca oggi è il varietà. Come lo riproporrebbe lei?
R: Come ho già detto in altre occasioni, uno dei miei sogni sarebbe riproporre Milleluci, perché è stato un titolo con cui sono cresciuta. Prima di tutto per il ricordo di due grandi donne come Mina e Raffaella Carrà, e poi perché quello era un omaggio a tutto ciò che era spettacolo, con la partecipazione del meglio del meglio in circolazione.
D: Qual è la più grande soddisfazione invece di Lorella mamma?
R: Sicuramente quella di vedere i figli crescere bene, sereni, felici, con le idee chiare sul futuro e su quello che vogliono fare. Ora finalmente ho il polso di quello che io e il padre abbiamo fatto in questi anni. È bello, insomma, constatare che stanno crescendo bene. Tra noi c’è un rapporto di fiducia e confidenza e questo mi dà molta soddisfazione.

 

D: Dopo le polemiche sui social in merito alle sue dichiarazioni sulle adozioni gay, ha cambiato idea?
R: No, perché avrei dovuto? Io ho semplicemente detto quello che penso, cioè che se devo mettermi dalla parte di qualcuno, mi metto dalla parte dei bambini, perché sono loro a dover essere tutelati, e quindi ad avere il diritto di avere una mamma e un papà e non essere oggetto di nessun mercato.
D: Quindi ne è sempre convinta?
R: Sì, certamente. Un attacco violento dei social network non mi fa cambiare idea. Ognuno rimane sulla propria posizione.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 14-12-2015 11:18 AM


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