Se il Pronto Soccorso diventa una trappola

di Giulia Mengolini
Un emendamento alla legge di Stabilità vuole istituire un codice rosa in tutti gli ospedali d'Italia per le donne che subiscono violenza. Ma le assoziazioni femministe insorgono: questi «percorsi protetti» sono dannosi e tolgono libertà alle vittime.

codice rosaIl suo compito sarebbe quello di tutelare le donne vittime di violenza. Ma è stata definita «la trappola del codice rosa». Che divide le donne stesse: da una parte la politica, dall’altra le associazioni e i centri antiviolenza. Il tema è controverso: in quale misura lo Stato deve intervenire in caso di aggressioni e maltrattamenti?
È un gruppo di parlamentari del Partito democratico (prima firmataria Fabrizia Giuliani) che con un emendamento alla legge di Stabilità chiede di istituire un codice rosa: si tratta di «percorsi protetti» per le donne abusate all’interno di tutti gli ospedali d’Italia. L’obiettivo sarebbe quello di identificare immediatamente, al loro arrivo al pronto soccorso, le vittime di violenza sessuale, offrendo non solo le cure sanitarie, ma anche la possibilità di denunciare già in ospedale i loro aggressori. Ma le associazioni femministe si sono scagliate contro il progetto.

A FAVORE: UN MODO PER TUTELARE LE VITTIME
Questi percorsi protetti, che l’emendamento della deputata Giuliani vorrebbe estendere a tutti gli ospedali italiani, si rifà al caso della Asl 9 di Grosseto. «Un’esperienza straordinaria, che ha portato ad un’impennata di denunce per violenza sessuale ma non vincola in alcun modo la donna, e non comporta alcun procedimento giudiziario d’ufficio».
«Il codice rosa è un percorso che mette in rete medici, forze dell’ordine e anche i centri antiviolenza. Ma solo se le donne lo vogliono», ha aggiunto Giuliani. «Però non possiamo dimenticare la direttiva europea che ci chiede di tutelare le vittime. Per questo ero e resto a favore dell’irrevocabilità della querela. Perché le istituzioni devono intervenire sulla violenza e non girare la testa dall’altra parte».

CONTRO: UN PERCORSO OBBLIGATOPRIO E A SENSO UNICO
Chi si scaglia invece contro l’estensione dell’emendamento? Le assoziazioni che da sempre difendono le donne: dall’Udi alla rete Dire dei centri antiviolenza, da Telefono Rosa alla Fondazione Pangea, da Ferite a Morte alla Casa delle donne di Roma, più deputate come Michela Marzano e femministe storiche come Lea Melandri. Con un appello chiedono che il codice rosa venga ritirato. «Questa misura», protestano, «configura un percorso obbligatorio e a senso unico. Una donna che si rivolge al pronto soccorso sarebbe automaticamente costretta a un tracciato rigido, senza poter decidere autonomamente come uscire dalla violenza, e si troverebbe di fronte un magistrato o un rappresentante della polizia giudiziaria, prima ancora di poter parlare con una operatrice di un centro antiviolenza che la sostenga nelle sue libere decisioni». Le conseguenze, dannose, sarebbero due secondo le firmatarie dell’appello: molte donne, impaurite dell’immediato procedimento giudiziario (e dunque delle ritorsioni di ex e mariti violenti) comincerebbero ad avere paura, addirittura di andare nei pronto soccorso. La seconda, indiretta, sarebbe quella invece di «considerare ancora una volta le donne come soggetti deboli, incapaci di difendersi, e per le quali è lo Stato a dover scegliere come tutelarsi».

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , , , Data: 11-12-2015 02:15 PM


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