«Anoressia, ti dichiaro guerra»

di Caterina Belloni
L'ex modella Esnedy Milan Herrera ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere una legge che renda possibile denunciare chi non tutela le mannequin dai disordini alimentari.

VOSSEN A12È assurdo morire per essere abbastanza magre da poter sfilare. Eppure accade. Ad alzare il velo sui problemi dei disordini alimentari nel mondo della moda adesso è Esnedy Milan Herrera, una ex modella che ora si occupa di teatro. Ha scritto un monologo, intitolato Medea inconscia, che racconta questi problemi ma, non contenta, ha deciso di andare oltre. Così ha lanciato sulla piattaforma Change.org una petizione per chiedere al ministro della Salute Beatrice Lorenzin una legge che renda passibile di denuncia ogni agente, fotografo o casa di moda che permetta a ragazze anoressiche o bulimiche di sfilare o posare per i giornali. In tre giorni la sua raccolta di firme ha ottenuto quasi 6mila consensi, ma il numero di chi la sottoscrive è destinato ad aumentare. Ne è convinta Esnedy, che da vent’anni vive in Italia e ha visto con i suoi occhi giovani donne distruggersi per perdere qualche chilo.

DOMANDA: Esnedy, com’è nata l’idea della petizione? 
RISPOSTA: Di recente ho ripreso in mano il testo teatrale di Medea inconscia, che è dedicato alla moda e ai problemi di questo mondo. Ho voluto controllare se ci fossero stati cambiamenti e in passerella e sui giornali ho visto che ci sono ragazze ancora più magre di quando sfilavo io. Questo significa che nulla è cambiato. Così ho sentito la necessità di intervenire.
D: Quale è stata la sua esperienza nel mondo della moda? 
R: Ogni ragazza che lavora in questo settore ha un composit, una presentazione della sua immagine con alcune foto. Le agenzie lo portano ai clienti. Una volta sono andata in agenzia e ho chiesto notizie di una ragazza del Sud che lavorava con loro e non vedevo da tempo. ‘Non lavora più, è malata’, mi hanno detto. Poi, visto che li avevo fatti pensare a lei, hanno preso dal cassetto il suo composit e l’hanno gettato nel cestino di fronte a me. Per loro era normale, la ragazza era un prodotto che non serviva più. Ma per me è stato incredibile: si era ammalata per sottostare alle regole della moda e veniva cancellata in un istante.
D: Le è capitato qualche episodio in cui le è stato contestato il peso?
R: Stavo andando a Saint Tropez per un servizio fotografico. Ero con il fotografo e un’altra modella, che era alta 1,83 e pesava 50 chili. Io sono sempre stata più bassa e più formosa. Il fotografo ci ha guardato vicine e mi ha detto che dovevo tornare a casa perché ero troppo grassa. Ma pesavo 53 chili per 1,72 metri e il peso normale sarebbe di circa 60 chili per questa altezza.
D: Allora lei cosa ha fatto?
R: Ho lasciato perdere il servizio. Prima di arrivare in Italia io mi sono laureata in educazione e tecnica alimentare. Non sono mai stata una sprovveduta. So cosa significa non essere sani per colpa delle diete. Ma so anche che molte ragazze a 22 o 23 anni pensano solo al successo e non hanno la maturità per rendersi conto che diventano schiave di queste regole e di un mondo che impone modelli non sostenibili.
D: Secondo lei di chi è la responsabilità principale per questo stato di cose?
R: Anzitutto della società attuale, che chiude gli occhi di fronte a questi problemi, accetta le regole anche se non sono sane e cancella nel silenzio le vittime. Poi del mondo della moda, che sembra quasi voler eliminare la donna nella sua essenza. Chiedono alle modelle di essere magre sino a mostrare le ossa, impongono di perdere peso per cancellare i fianchi, ma i fianchi sono il simbolo della maternità e della femminilità. Sono sensuali. Al mio Paese, Cuba, non conta come sono i tuoi fianchi, conta il tuo sorriso. Una donna antipatica, che non sa sorridere, è brutta e non piace anche se ha forme perfette.
D: La situazione a Cuba è molto diversa?
R: Quando c’ero io non si sapeva nemmeno cosa fosse la moda. Adesso invece sta arrivando, con le sue lusinghe. La petizione serve anche a questo. Non voglio che si diffondano modelli sbagliati. Adesso che sono mamma vogliono difendere le ragazzine, ma anche i ragazzini. Vede, in passerella ormai si vedono spesso anche ragazzi e uomini troppo magri, direi anoressici. Vorrei che il governo italiano promuovesse una legge come quella che già esiste in Israele, in base alla quale vengono denunciati quelli che usano per campagne pubblicitarie o per sfilate persone troppo magre, che mostrano i segni di malattie come anoressia o bulimia.
D: Pensa che la raccolta di firme porterà alla legge?
R: Il ministro della Salute è una donna, credo capisca questi problemi. Sono convinta che potrebbe decidere di impegnarsi se i cittadini le dimostrano che sono d’accordo. Ci vorrà tempo, perché i modelli sono fissati nella mente delle persone ed estirparli non è semplice. Deve diventare chiaro a tutti che bulimia sono delle malattie, non degli esempi da imitare. Ma sono anche sicura che si debba almeno provare.
D: Se fosse davanti a un gruppo di giovanissime che vogliono diventare modelle, cosa consiglierebbe loro di fare?
R: Direi loro che fare la modella è una bellissima esperienza ma che non bisogna dimenticare se stesse. Se qualcuno ti dice di dimagrire troppo, che sei sbagliata, occorre che capiscano che devono denunciare questo atteggiamento.
D: Non sarebbe meglio condurre una campagna di sensibilizzazione in tutto il mondo?
R: Penso che si debba partire dal micro per arrivare al macro e iniziare dall’Italia, che esporta moda e stile in tutto il mondo ed è sempre vista come l’esempio da imitare.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 11-12-2015 12:34 PM


Una risposta a “«Anoressia, ti dichiaro guerra»”

  1. esnedy scrive:

    Volevo ringraziare a tutte le persone che mi stanno appoggiando in questa Petizioni a tutte le mamme che mi hanno scritto mi sento molto vicina a vostro dolore per chi non ce la ha fatta e per il vostro coraggio e altruismo di affrontare con me questa realtà assurda da eliminare per sempre …
    grazie

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