Carità per i Bossetti

Molti abitanti di Brembate di Sopra si sono dimostrati vicini alla famiglia dell'unico indagato per l'assassinio di Yara Gambirasio. «Questo è solo un esempio di carità cristiana», ha fatto sapere il parroco del paese bergamasco.

C_4_foto_1348120_imageLa fame di notizie che ha accompagnato il delitto di Yara Gambirasio ha messo sotto i riflettori l’intera comunità di Brembate di Sopra (Bergamo). Un circo mediatico che si è scontrato con la riservatezza tutta bergamasca degli involontari protagonista di uno dei casi di cronaca nera che ha a lungo tenuto con il fiato sospeso l’Italia intera. Tanto che sia i Gambirasio che i Bossetti hanno dovuto fare i conti con chi, in parte, ha calpestato la sofferenza altrui alla ricerca di scoop e interviste in esclusiva.

SOLIDARIETÀ SILENTE
Ma l’umanità e la solidarietà degli abitanti di Brembate di Sopra non ha fatto distinzioni, mostrandosi sia dall’una che dall’altra parte. Così, quando Marita Comi e i suoi tre figli hanno improvvisamente perso l’unica fonte di reddito garantita dal lavoro di Massimo Bossetti, in molti si sono adoperati per aiutare la donna e la sua famiglia. Per alleviare i problemi finanziari di mamma Marita, così, c’è chi ha portato una busta con un po’ di contanti a monsignor Claudio Dolcini, parroco della chiesa di Giovanni XXIII. «Non intendo quantificare questo fenomeno nasce tutto dal territorio. Chi viene in parrocchia per offrire un minimo di solidarietà economica non dice nulla sul processo in corso, lascia i soldi e basta. Non si tratta né di innocentisti né di colpevolisti. La decisione sull’innocenza o la colpevolezza di Massimo spetta ai giudici del tribunale di Bergamo, ma in parrocchia certe dinamiche non entrano», ha spiegato al Corriere della Sera il sacerdote. «Questo è solo un esempio di carità cristiana», ha aggiunto.

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