«La Madia? Ministro per caso»

Il celeberrimo avvocato Annamaria Bernardini De Pace accarezza l'idea di candidarsi a sindaco di Milano. Intanto dà i voti alle donne della politica italiana.

"Femmine Contro Maschi": Milan PremierePrima faceva tremare i mariti fedifraghi in tribunale, poi li ha difesi dalle donne troppo aggressive. Ora, però, potrebbe correre il rischio di diventare la prima cittadina di Milano. In un’intervista rilasciata a Libero, Annamaria Bernardini De Pace non ha voluto porre limiti alla provvidenza alla possibilità di diventare sindaco all’ombra della madonnina: «Me l’ hanno proposto. Sono molto tentata, mi piacerebbe poter fare qualcosa di socialmente importante».

CERTA DI FAR BENE
Futuro segnato, dunque? Presto per dirlo, visto che non è stata ufficializzata nemmeno la candidatura. Intanto, Annamaria osserva da lontano il campo di battaglia e cerca di capire se esiste effettivamente la possibilità di ritagliarsi uno spazio personale all’interno dell’agone politico: «Scioglierò le riserve, la sfida mi fa anche paura». Attenzione, però, perché il timore non riguarda la possibilità di fallire: «Una cosa è certa: se facessi il sindaco, lo farei benissimo; non concepisco alternativa».

I VOTI ALLE DONNE POLITICHE ITALIANE
Dalla sua, la De Pace sostiene di avere una profonda conoscenza e un grande amore per la città di Milano. Che governerebbe in maniera decisa e convinta, senza lasciarsi irretire dagli assessori o da «soluzioni abborracciate». E le donne? Annamaria sembra scettica sul recente sdoganamento del gentil sesso in politica; se occupano posizioni importanti non è grazie alle pari opportunità, ma solo «perché ormai gli uomini quando vogliono sembrare moderni, spingono una donna». Ma quali sono, allora, i suoi giudizi sulle donne della politica di oggi? Poco lusinghieri quelli su Boldrini e Madia: la prima «non è un’eccellenza femminile» e spreca energie, l’altra è «ministro per caso». Meglio la Boschi, che però peccherebbe di poca spontaneità. Solo parole di elogio, poi, per le donne del centrodestra: la Carfagna ha saputo reinventarsi, alla Meloni manca il physique du role, ma ha dato al suo partito un’identità forte. Infine, Daniela Santanché, a cui riconosce di essere una politica di razza che però si è scelta «un abito non adeguato alla sua intelligenza».

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