Quando il ritocchino va male

di Francesca Amé
I consigli dell’avvocato Fabio Gaudino a LetteraDonna su come ottenere un risarcimento in seguito a un intervento estetico che non risponde alle proprie aspettative.

chirurgiaLa chirurgia estetica non conosce crisi. Labbra, seno, glutei, naso, addome: i ritocchi riguardano ormai molte parti del corpo. E se in Italia la metà degli interventi riguarda il seno, con interventi perlopiù di mastoplastica additiva, dall’America e dall’Asia (Cina in primis) l’intervento più in voga del momento è il ‘ritocchino alla vagina’, per renderne migliore la forma e, per le signore in là con gli anni, per ringiovanirne i tessuti.
Tutto bene? Non sempre. Non ci sono studi ufficiali su tutto il territorio nazionale, ma spulciando le statistiche delle cliniche e degli ospedali che si occupano di chirurgia plastica, emerge un dato allarmante: il 30% delle operazioni serve a rimediare altri interventi mal riusciti.
LetteraDonna, grazie alla consulenza dell’avvocato Fabio Gaudino dello Studio legale Lombardo di Roma, specializzato nel settore, spiega come è meglio comportarsi per ottenere un risarcimento in seguito a un intervento estetico che non risponde alle proprie aspettative.

avvocato

L’avvocato Fabio Gaudino

LA PREVENZIONE PRIMA DI TUTTO
«Prima di tutto esigere dal chirurgo incaricato dell’intervento una informazione completa e dettagliata sui rischi operatori e sul decorso post-operatorio, troppo spesso taciuto o sottovalutato. Vale poi il consiglio di rivolgersi sempre a esperti del settore e a cliniche e ospedali di chiara fama», spiega l’avvocato.

IL MITO DELL’INTERVENTO RIPARATORE
«Un mito che vorrei sfatare è quello degli ‘interventi riparatori’: attenzione, ci sono operazioni che, se mal riuscite o mal fatte, non è possibile cancellare. Per questo qualsiasi tipo di intervento va ponderato con calma. In base alla mia esperienza, posso dire che solo il 30% dei casi di interventi scorretti può essere sistemato con una nuova operazione di ripiego o di riparazione».

DANNI PIÙ FREQUENTI
La casistica dei danni da (mala) chirurgia estetica è ampia. Senza scomodare i nomi di molte star che, da Hollywood a casa nostra, si sono snaturate dopo pessimi interventi estetici, i danni più comuni sono quelli da eccesso di botulino che blocca il viso o gonfia eccessivamente le labbra. «Non dimentichiamo – precisa l’avvocato – anche i danni meno visibili: talvolta i chirurghi si dimenticano di avvisare la paziente che una delle conseguenze dell’impianto di protesi mammarie può essere la riduzione della sensibilità del seno. Non è frequente, ma può capitare, ed è giusto che le pazienti ne abbiano coscienza».

COME TUTELARSI
La legge tutela le vittime dei chirurghi ma bisogna muoversi in modo preciso. «Un intervento di chirurgia estetica è quasi sempre un evento procrastinabile, non d’emergenza: da questo consegue che il chirurgo ha il dovere morale e professionale di rendere edotta la paziente circa tutti i pro i contro dell’intervento. Il chirurgo estetico ha l’obbligo del risultato: risponde a una richiesta precisa del paziente e qualora questa richiesta non sia mantenuta, ci sono gli estremi per la richiesta di un risarcimento danni».
Se ci si sente vittime di un cattivo intervento, è opportuno rivolgersi a un avvocato esperto e di fornire tutte le prove possibili.
Prima di tutto una documentazione fotografica il più esaustiva possibile: le foto della propria situazione precedente, le indicazioni impartite al chirurgo e le proprie foto dopo l’intervento. In alcuni casi, ad esempio se un chirurgo ha impiantato protesi mammarie troppo grandi che impediscono una perfetta postura, si possono allegare referti medici come radiografie che certificano i problemi insorti per una postura non naturale. Ci sono poi danni che è più sottile quantificare: interventi sbagliati, specie al viso, possono influenzare negativamente la propria percezione di sé. In questo caso è utile la consulenza scritta di uno psicologo che certifichi il disagio post-intervento.

IL RISARCIMENTO
«Va detto che l’azione legale che generalmente s’intenta nei confronti di un chirurgo estetico inadempiente è di natura risarcitoria. Generalmente sconsiglio l’avvio di un procedimento penale perché, salvo casi drammatici di cronaca, rischia di sfociare nell’archiviazione rischiando di compromettere la causa civile», spiega l’avvocato.
E aggiunge: «Chi soffre un danno a causa della chirurgia estetica può ottenere il riconoscimento del danno biologico e il danno morale, quantificabile quest’ultimo nel tipo di sofferenza psicologica che si ha dopo un intervento che rende le pazienti non soddisfatte del proprio aspetto, insicure, tristi, non più serene nella loro vita sociale o nel loro lavoro».

LE CIFRE
«Da quindicimila a centomila euro, se vogliamo proprio dare dei numeri ma non mi sembra serio aggiungere altro perché ogni richiesta di risarcimento è a se stante: dipende dal tipo di danno subito, dall’età, dal lavoro che si fa, dall’irreversibilità del danno e da altri fattori contingenti».

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Publicato in: Attualità, Bellezza, wellness Argomenti: , Data: 26-11-2015 02:51 PM


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