Aiutiamo il molestatore a smettere

di Carmine Castoro
L'associazione Cam, dal 2009 a sostegno degli uomini che vogliono interrompere il comportamento violento e assumersi le proprie responsabilità.

E se dalle giuste attenzioni che giustamente riserviamo alle vittime di violenze e femminicidi passassimo a osservare l’umanità scheggiata, intollerante, rabbiosa dell’ ‘offender’, che succederebbe? Ci imbatteremmo in organismi come il Cam (Centro di ascolto uomini maltrattanti) nato a Firenze nel 2009 per aiutare gli uomini a interrompere il comportamento violento e ad assumersi le proprie responsabilità.

ASCOLTO E AUTO-AIUTO
«Se desideri passare da un rapporto basato sul potere e il controllo ad uno basato su intimità e rispetto, devi smettere di incolpare la tua partner per il tuo comportamento. Se vuoi costruire una relazione d’amore, che non si basi sulla paura, è necessario un cambiamento», è l’invito che si legge nel sito del Centro. L’ente permette infatti di rivolgersi con fiducia agli operatori socio-sanitari messi a disposizione, di raccontare la propria esperienza, di riunirsi in un gruppo di self-help dove l’autocoscienza dei propri gesti, di fronte a medici qualificati, si scioglie più facilmente.

LOTTA ALLA VIOLENZA DOMESTICA
«L’obiettivo primario dell’associazione – spiega a LetteraDonna il suo coordinatore, il dottor Andrea Bernetti – è contrastare la violenza domestica intervenendo sui suoi autori attraverso programmi psico-educativi e promuovere una funzione di ricerca e sensibilizzazione sul  tema della prevenzione della violenza sulle donne. La responsabilità della violenza è di chi la pratica e non di chi la subisce, per questo è importante cominciare a volgere lo sguardo sul maltrattante. Un altro motivo che ci spinge a lavorare con i maltrattanti è che lo chiedono, implicitamente o esplicitamente, i figli, anche alla luce del fatto che la violenza cui si assiste nell’infanzia può portare a comportamenti violenti in età adulta. Peraltro alcuni uomini in realtà vivono con dolore il loro comportamento violento e la distruzione che causano dei loro rapporti affettivi».

UN TEST DI AUTOVALUTAZIONE
Attraverso una serie di domande presenti anche sul sito, il potenziale utente del centro è indotto ad un primo ascolto di sé: insulta facilmente la fidanzata o la moglie? La umilia dopo che ha espresso una libera opinione? L’ha seguita temendo un tradimento? L’ha schiaffeggiata, spinta, minacciata o ha solo pensato che, prima o poi, questo dovrà essere lo strumento più giusto per dirimere controversie e incomprensioni che si trascinano da tempo? Non si è fermato nemmeno in presenza dei figli dall’urlare o dallo sfogare fisicamente la sua collera? Se le risposte a queste inquietanti domande sono affermative, è opportuno fissare un appuntamento con l’equipe del centro.

INIZIATIVE ED EVENTI
A breve è prevista l’apertura il primo Cam di Roma e del Lazio in collaborazione con il VII Municipio e la ASL RmB. Lo sportello sarà aperto presso il centro famiglie ‘Legami’, nella sede del Poliambulatorio Socciarelli in via della Stazione di Ciampino. Tante le iniziative che i Cam portano avanti: campagne sociali mirate, sensibilizzazioni nelle scuole, progetti, pubblicazione di materiale, rappresentazioni teatrali. Come quelle che ha messo in scena l’attrice Betta Cianchini, che, a LetteraDonna, ha raccontato la collaborazione.

Betta Cianchini

Betta Cianchini

DOMANDA: In che modo è la collaborazione con il Cam?
RISPOSTA: Il rapporto è nato in modo naturale. Da autrice ho sentito la necessità di parlare agli uomini scegliendo attori nelle performance del progetto Storie di donne. Così, appena conosciuto  Andrea Bernetti, siamo entrati subito in sintonia e abbiamo deciso di cominciare un percorso comune.
D: Che tipo di ispirazione ha ricevuto per il suo progetto teatrale dalla collaborazione con il Cam?
R: È stato fondamentale il confronto con l”offender’. Con le sue storie, il suo vissuto psicologico, le sue dinamiche e pulsioni mentali. Infatti, fino a che non si ha a che fare realmente con l’altra parte non se ne capiscono le dinamiche interne. Cosa spinge un uomo ad avere pulsioni violente? Studio le storie degli uomini che si sono rivolti al Cam e le interseco, intarsio, ne faccio arabeschi, senza mai profanare il vissuto altrui, facendole confluire nel mio progetto teatrale.
D: C’è una storia particolarmente significativa che vuole raccontare?
R: Una che ricordo suona così. Lui tarderà dall’ufficio. Avverte la  moglie. Proprio quella sera una coppia di amici andrà a mangiare la pizza da loro. La moglie decide di ordinare anche per lui, e mantiene la sua pizza nel forno. Lui torna, vede la scena della coppia che mangia con la moglie e si sente improvvisamente non incluso. Gli amici escono e scoppia una lite furibonda che si conclude con un maltrattamento fisico. Gli schiaffi dati in un accesso di ira purtroppo esistono in troppe coppie italiane. E quasi la metà delle donne che ne ricevono non crede di esser stata vittima di una violenza.
D: In questo momento è impegnata sul suo nuovo lavoro teatrale, Ferocia.
R: La pièce è tratta dal format sul femminicidio Storie di donne/barbarie italiana, nato oltre 5 anni fa, il cui motto è ‘Fateci smettere questo spettacolo’. Poiché gli uomini violenti sono stati prima di tutto figli, alunni quindi mariti, compagni e padri, è soprattutto a loro che dobbiamo parlare. Le storie di barbarie italiana continueranno ad andare in scena fin quando ce ne saranno e ci fermeremo soltanto quando finiranno. Ferocia porta in scena tre storie di donne, tre diverse vite che si intersecheranno sul palco. Una giovane donna innamorata, una professionista alto-borghese ed una madre. Tre donne che vogliono raccontarsi, vogliono ricordare e scuotere la nostra attenzione.
D: Con il Cam ha messo in campo anche il progetto Post partum Lui, per aiutare i neopapà a gestire le esigenze del figlio appena nato.
R: Lo spettacolo nasce da una inchiesta sui neo-papà. Tornano a casa, affaticati ed affranti e trovano una donna con i capelli dritti che li accoglie con un: «tieni… io devo lavorare e devo fare 100 cose!». Notti insonni, pannolini nauseabondi da gestire, niente vita sessuale e il peso mentale di essere quello che non sta mai a casa con il bimbo…

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , Data: 25-11-2015 02:30 PM


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