Preferì la cultura alla nobiltà

È morta a 102 anni Topazia Alliata, madre di Dacia Maraini. Pittrice e scrittrice, era promessa a un aristocatrico brittanico, ma sposò uno dei maggiori studiosi del Novecento. Dal campo di concentramento in Giappone all'arte romana.

alliataÈ morta a 102 anni nella sua casa di Roma Topazia Alliata, madre di Dacia Maraini. Una donna dal passato affascinante. All’arte ha dedicato un tratto fondamentale della propria vita, come pittrice e come gallerista. Ma era anche altro: una donna anticonformista, scrittrice, intellettuale cosmopolita, personaggio ricercato nel mondo della cultura, imprenditrice vinicola. Era nata a Palermo nel 1913 da una famiglia aristocratica: suo padre, il duca Enrico di Salaparuta, attento alle nuove colture e convinto naturista, aveva rilanciato la casa vinicola di famiglia, la Corvo di Casteldaccia, e lei stessa aveva inventato il vino Colomba Platino, etichetta di prestigio delle cantine. La madre, Amelia Ortuzar Olivares detta Sonia, figlia di un diplomatico, era una celebre cantante d’opera che lasciò una promettente carriera artistica. Da giovane Alliata seguì gli studi artistici ritrovandosi accanto a un gruppo di giovani che sarebbero poi diventati personaggi famosi come Renato Guttuso, Lia Pasqualino Noto, Elena Pirrone, Giovanni Rosone e Giovanni Barbera.

IL MATRIMONIO E IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO
Era stata promessa dalla famiglia a un nobile britannico ma nel 1935, a 22 anni, incontrò a Firenze quello che diventerà suo marito: Fosco Maraini, etnologo impegnato nello studio delle culture orientali, che divenne uno dei maggiori studiosi del Novecento. Li legava, tra l’altro, la comune passione per la cultura, i viaggi e le escursioni. E non a caso si ritrovarono in piena guerra in Giappone. Dal loro matrimonio erano nate tre figlie: Dacia, Toni e Yuki. L’intera famiglia finì in un campo di concentramento giapponese perché Fosco e Topazia si rifiutarono, dopo l’8 settembre 1943, di aderire alla Repubblica di Salò.

DAL GIAPPONE A ROMA PASSANDO PER BAGHERIA
La coppia fu liberata dopo la fine della guerra e tornò a Bagheria nel 1946. Andò a vivere nella villa Valguarnera, un gioiello del barocco settecentesco, che Dacia Maraini descrive nel suo libro Bagheria come un fortino assediato dalla speculazione edilizia. Nel 1955 Topazia si separò dal marito e si trasferì a Roma con la figlia Dacia. Qui continuò il suo rapporto con l’arte. Aprì nel 1959 una galleria d’arte a Trastevere che subito divenne un punto di riferimento per i pittori dell’avanguardia e per critici come Giulio Carlo Argan, Gillo Dorfles, Peggy Guggenheim, Fagiolo Dell’Arco, Palma Bucarelli. Tutto il rapporto con la vita culturale del Novecento è raccontato da Anna Maria Ruta nel libro Topazia Alliata. Una vita nel segno dell’arte. A 100 anni compiuti ha pubblicato un libro fotografico, Love holidays. Quaderni d’amore e di viaggi, edito da Rizzoli, una sorta di diario di viaggio nel Novecento. Ma anche il bilancio illustrato di una vita spesa per l’arte e l’avventura.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 24-11-2015 05:31 PM


Lascia un Commento

*