Non ha paura di morire

di Caterina Belloni
Veronica Mastrullo, paracadutista e modella, racconta a LetteraDonna come concilia il suo lavoro con le passerelle. E rivela di non temere di andare in missione.

paracadutistaNon ha paura di volare. E nemmeno paura di andare sul fronte di guerra, dove ci son mine nascoste e chiunque indossi una divisa rischia di diventare un bersaglio mobile. Perché stare in Libano o in Afganistan le ha cambiato la vita. Da quando era bambina, del resto, Veronica Mastrullo sognava di diventare un militare. Adesso, a trent’anni, è una delle poche decine di donne paracadutiste in Italia, fa parte della manciata di paracadutiste graduate, è l’unica sottufficiale della sua caserma: la ‘Nembo‘ di Pistoia.
Ma può vantarsi di essere anche la prima paracadutista ad aver sfilato in passerella, conquistato la fascia di un concorso di bellezza e partecipato ad un calendario per le forze armate. Una collezione di record, per una trentenne che ha le idee chiare e tanta voglia di mettersi in gioco, anche adesso dopo gli attentati di Parigi. «Ho sempre desiderato diventare militare per indossare la divisa e servire la patria», racconta a LetteraDonna.

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DOMANDA: Quando è cominciata la sua carriera?
RISPOSTA: Sono entrata nell’esercito a 17 anni, con il permesso dei miei genitori, perché da sempre volevo diventare un soldato. Del resto c’è una tradizione in famiglia. Mio nonno è morto sul fronte, nel 1942, in Albania; mio padre è militare e fa parte della Banda dell’esercito; mio fratello fa il soldato; mia madre la volontaria della Croce Rossa. Ho fatto la gavetta ad Ascoli Piceno per tre mesi, poi mi sono specializzata con il corso da paracadutista a Cesano di Roma. Ma prima c’era stata la selezione. Dovevamo riuscire a fare cinque trazioni alla sbarra, poi piegamenti e il salto in alto. Dopo il corso ho cominciato a lavorare e sono arrivate le missioni.
D: Dove è stata?
R: Sono andata in Kosovo nel 2004, in Sudan nel 2005, in Libano nel 2007, poi due volte in Afganistan.
D. Non ha avuto paura?
R: In realtà abbiamo sempre paura, dal giorno in cui finiamo l’addestramento. Però sappiamo che questa è la nostra vita. L’abbiamo scelta, e poi i nostri responsabili sono abili e ci aiutano ad evitare rischi.
D: Però molti sui colleghi hanno perso la vita.
R: Quando si va in missione, si sa quando si parte ma non quando e se si torna.
D: A trent’anni non la spaventa l’idea di non tornare?
R: Io non ho paura di morire, so che potrebbe accadere. Ho già anche pensato a come dovrebbe essere la fine. Voglio essere sepolta in una tomba dove si trovano già i resti dei dispersi in guerra, o essere cremata. In questo secondo caso vorrei che le mie ceneri fossero lanciate durante un volo in paracadute.
D: Questa è la Veronica sergente. Ma c’è anche un’altra Veronica. Lei è molto bella e tiene alla sua femminilità.
R: In effetti ci tengo, ma soprattutto mi piace far capire che se una donna fa il militare non significa che è meno donna. Per questo da sempre ho frequentato le agenzie di modelle, posato per le fotografie, fatto sfilate.
D: Ed è entrata nel mondo dei concorsi di bellezza.
R: Anni fa ho provato le selezioni per Miss Italia, poi nel 2009 ho partecipato a Roma al concorso nazionale per Miss Vip e l’ho vinto.
D: Una dimostrazione che la sua teoria è fondata.
R: Più che altro sono contenta di aver fatto capire a tutti che indossare una divisa non significa dimenticarsi di essere donne e femminili.
D: Lei ha anche posato per un calendario.
R: Sì. Ci sono due scatti che mi vedono protagonista nel Calendesercito del 2007 e ne sono fiera. Sono il primo paracadutista ad aver fatto un calendario!
D: A proposito del paracadute, che cosa pensa quando si lancia?
R: Un po’ di paura c’è ma è necessaria per rendere coscienti di quello che si sta andando a fare. Vede, noi ci lanciamo da 450 metri d’altezza. Si tratta di un volo vincolato, con un cavo collegato all’aereo fino a quando il paracadute non si apre, ma per cinque secondi sei in volo. Poi c’è lo choc d’apertura, che ti riporta verso l’alto con violenza, come una molla e fa un certo effetto.
D: Veronica, quali sono i suoi sogni adesso?
R: Voglio avanzare di grado e diventare tenente. Voglio studiare l’inglese a fondo, fare il concorso nazionale, poi ripartire per le missioni all’estero.
D: Anche in questo momento così delicato, dopo i fatti di Parigi?
R: Fare questo lavoro mi ha aiutato a crescere fisicamente e psicologicamente e a superare tante difficoltà. Quindi affrontare le missioni non mi spaventa. Anzi voglio farlo. Quando sono stata in Afganistan la mia vita è cambiata. Vedere bambini che non hanno nulla, nemmeno le scarpe per camminare, ha modificato il mio modo di pensare. Una volta mi preoccupavo della marca sulla maglietta che indossavo. Dopo essere stata in quei Paesi, non mi importa più.

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Publicato in: Accessori, Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 24-11-2015 12:25 PM


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