«Dico no a modelle pelle e ossa»

di Caterina Belloni
Rosie Nelson, mannequin 23 enne, ha lanciato su Change.org una petizione per la salute delle ragazze in passerella. Perché anche nel Regno Unito siano introdotti limiti minimi di peso per sfilare.

rosieQuando si è presentata per la prima volta in un’agenzia per modelle britannica le hanno detto che era troppo grassa. Rosie Nelson, bellezza australiana di 23 anni, ha pensato di rimettersi in forma. Si è concentrata su ginnastica e dieta e in quattro mesi ha perso più di sei chili. Ma quando è tornata all’agenzia le hanno ripetuto che doveva perdere peso e arrivare fino a far «vedere le ossa». Davvero troppo.

L’ALTERNATIVA TRA SALUTE E SUCCESSO
All’inizio Rosie c’è rimasta male, poi ha deciso di reagire e ha lanciato su Change.org una petizione a favore della salute delle modelle. Un richiamo al fatto che spesso le giovani in passerella si sentono sole perché sono lontane da casa e sono fragili, quindi più vulnerabili alle pressanti richieste del mondo della moda. Fino ad oggi Rosie ha raccolto oltre 93 mila firme sulle 150 mila che vuole ottenere ma ha già conquistato qualche risultato. Primo tra tutti convincere Caroline Nokes, deputato che coordina una commissione parlamentare sul corpo e il benessere, cui hanno aderito tutte le forze politiche, a farsi carico di questo problema e a cercare di formulare una legge.

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Del resto nel mondo esistono già formule di garanzia come queste. In Israele hanno fissato un limite minimo di massa corporea accettabile per sfilate e servizi fotografici; la Spagna ha posto vincoli sulla magrezza delle modelle, come la Francia, mentre in Italia le ragazze si attengono a un codice di comportamento che prevede di non far sfilare donne troppo esili. Solo il Regno Unito non ha ancora messo paletti. Motivo che ha spinto Rosie a mettersi in gioco in prima persona, come ha raccontato a LetteraDonna: «Ho deciso di impegnarmi a mettere a nudo quanto l’industria del fashion richieda in termini di sacrifici soprattutto alle ragazze più giovani e vulnerabili. Dopo aver condiviso la mia storia sono stata contattata da tante persone che hanno avuto vicende analoghe, subito lo stesso trattamento e che volevano dimostrarmi il loro sostegno. In realtà mi sento quasi sopraffatta dal numero di firme che sono riuscita a raccogliere fino ad ora».

DOMANDA: Come si è sentita quando le hanno chiesto la prima volta di perdere peso? 
R: Sono stata notata da un’agenzia australiana quando avevo 18 anni. Il problema per molte ragazze è che, sebbene i loro corpi cambino seguendo ritmi e uno sviluppo naturale, per le loro agenzie questo non deve accadere e devono mantenere sempre la stessa taglia. Da quando avevo cominciato a sfilare la mia agenzia non aveva mai aggiornato le mie misure, né sul sito né nei miei documenti, nonostante fossero passati anni, Così, quando sono arrivata nel Regno Unito e ho cominciato a fare il giro delle agenzie, tutti si aspettavano che le mie misure fossero ancora quelle di quando avevo diciotto anni.
D: Una follia. Quindi che cosa è successo?
R: Ci sono rimasta male perché non mi volevano accettare com’ero. In agenzia hanno cominciato a suggerirmi di perdere peso, la cosa più odiosa. Io facevo già parecchie ore di ginnastica ogni giorno, seguivo una dieta ferrea: dimagrire ulteriormente significava fare qualcosa che sarebbe risultato pericoloso per la mia salute. In quel momento ho compreso che dovevo fare qualcosa per far sapere al mondo quale era la situazione e, magari, per produrre un cambiamento.
D: Che cosa prova una ragazza quando si trova di fronte a una situazione come quella che ha dovuto affrontare lei?
R: Credo che tante modelle si sentano tristi e sole quando qualcuno chiede loro di perdere peso. Anche se può apparire glamour dall’esterno, in realtà il mondo della moda è molto individualista, in cui è facile sentirsi soli e anche deprimersi. Quando un’agenzia o anche solo una persona in una posizione di potere ti dice che devi dimagrire, tu credi che ci sia qualcosa che non va in te. Sono la tua consapevolezza e la tua coscienza a essere colpite, prima ancora della tua salute.
D: Viene da pensare che quando diventa una modella, una ragazza debba scegliere tra lavoro e sua salute.
R: Bisogna ricordare che tante ragazze sono naturalmente magre e riescono a mantenere la loro figura snella con il passare del tempo senza dove correre rischi per la salute. Per altre non è così. La mia petizione ha proprio l’obiettivo di proteggere le ragazze messe sotto pressione per perdere perso al di là dei limiti accettabili. Cercare di assecondare gli standard imposti dall’industria del fashion spesso porta le ragazze a soffrire di depressione o di disordini alimentari, perché è l’unico modo per restare in gioco e non dover rinunciare alla carriera.
D: Quale è allora il messaggio che vuole dare alle ragazze con questa raccolta di firme?
R: Vorrei che le giovani e soprattutto le giovanissime capissero che queste ragazze ultramagre non sono per forza felici e sane. Sto andando spesso nelle scuole in questo periodo, all’interno della mia campagna, per parlare con gli studenti. E mi sono resa conto che c’è una generazione di ragazzine disposte anche a rischiare la salute e magari la vita pur di essere come le modelle.
D: Che cosa farebbe se fosse il capo di un’agenzia che si occupa delle sfilate?
R: Mi piacerebbe che le mie modelle sentissero che la loro bellezza è legata alla salute e alla felicità e non dipende dalle misure. Il lavoro deve sempre tenere conto della salute e del benessere. Se queste modelle digiunano per entrare in vestiti minuscoli per un servizio fotografico, allora l’agenzia dovrebbe rendersi conto che la modella non sta bene e che c’è qualcosa che non funziona. Se fossi il capo di un’agenzia di modelle vorrei avere un rapporto più stretto con le ragazze e tutelare la loro salute.
D: Ma secondo lei cosa succederà se riuscirà a raggiungere le firme previste per la petizione?
R: A dicembre parlerò in Parlamento della mia petizione. Spero che possa servire ad indurre dei piccoli cambiamenti nell’industria del fashion. Vorrei davvero che le agenzie di modelle dimostrassero un po’ di sostegno a questo progetto e che incoraggiassero le modelle ad essere più sane anziché ad esser più magre.
D: Lei pensa di essere bella o cambierebbe qualcosa del suo aspetto?
R: Tutti vogliono cambiare qualcosa del loro aspetto. Personalmente vorrei avere i capelli più lisci. I miei sono incredibilmente ricci ed è davvero una fatica e un peso stirarli tutte le volte. Detto questo, sono felice dell’aspetto che ho oggi e, a essere sincera, mi sento anche decisamente meglio rispetto a quando stavo cercando a tutti i costi di perdere perso per l’agenzia.
D: Se fosse possibile, Rosie, cambierebbe la sua taglia?
R: Non lo farei di certo solo per entrare in vestiti più piccolo e stretti. Sono sana così come sono e continuerò a fare la modella, anche se sarò costretta a firmare per agenzie più piccole. Forse un giorno seguirò diete rigorose, ma al momento sono davvero felice di come sono.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 19-11-2015 06:10 PM


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