La kamikaze è donna

Per la prima volta nella sua storia, l'ISIS ha impiegato una combattente di sesso femminile che si è fatta esplodere nel corso del blitz a Saint-Denis. Perché? Una studiosa prova a spiegarlo.

donne_isisL’alba del 18 novembre 2015 ha riservato un brusco risveglio agli abitanti del quartiere Saint-Denis. Un blitz delle teste di cuoio francesi che aveva come obiettivo l’arresto di Abdelhamid Abaaoud, il probabile ideatore delle stragi del 13 novembre, si è concluso con l’arresto di sette sospetti e due morti. Tra questi era presente anche una donna kamikaze, che si è fatta esplodere. Secondo varie fonti giornalistiche, è il primo caso che vede l’impiego di una donna kamikaze da parte dell’ISIS. Le Figaro, per cercare di inquadrare e comprendere questo fenomeno, ha intervistato Carole André-Dessornes, studiosa di sociologia specializzata sul tema del martirio femminile, che in questa occasione ha un intento ben preciso: «Scioccare l’opinione pubblica».


SVOLTA STRATEGICA
Sulle donne dello Stato Islamico è stato detto molto. L’opinione pubblica italiana è rimasta colpita dalla storia di Maria Giulia Sergio, ma altrettanto sconvolgente è la vicenda della brigata Al-Khansa, una sorta di corpo di polizia tutto al femminile che condanna a morte, frusta e costringe le ragazzine a diventare schiave sessuali. Come spiega André-Dessornes, però, finora alle donne dello Stato Islamico erano sempre stati assegnati compiti di carattere logistico e di supporto: «Le donne non hanno mai combattuto, fino ad ora». Verrebbe da chiedersi com’è possibile che un ruolo così di rilievo come quello del kamikaze venga affidato a una donna, considerato il fondamentalismo religioso su cui l’ISIS basa il suo consenso: secondo André-Dessornes, il motivo di questa scelta è puramente strategico, e «non ha nulla a che vedere con la religione [...]. Questi gruppi utilizzano un versetto o un passaggio da non importa quale testo e lo decontestualizzano per giustificare quello che vogliono».

Parigi: blitz a Saint-Denis, 3 terroristi morti, donna si è fatta esplodereIL FASCINO DEL MARTIRIO
Paradossalmente, continua a spiegare André-Dessornes, la prospettiva di diventare una kamikaze o di combattere comunque in prima linea contro gli ‘infedeli’ potrebbe alimentare lo spirito di emulazione delle ragazze, invece che scoraggiarle dal trasferirsi in Siria e sposarsi con i combattenti dello Stato Islamico. Quasi mai, comunque, i reclutatori dell’ISIS prospettano alle donne un ruolo da combattenti; è più probabile che vengano ulteriormente irreggimentate una volta sul posto, quando ormai si sono lasciate l’Europa alle spalle.

BAMBINE KAMIKAZE IN VISTA?
Storicamente è difficile tracciare un profilo univoco delle aspiranti terroriste suicide, spiega André-Dessornes, ma lo Stato Islamico, a differenza degli altri gruppi terroristici, potrebbe avere dalla sua parte un bacino di potenziali kamikaze donne molto giovani, di origine europea. Se l’obiettivo è scioccare l’opinione pubblica, il prossimo passo compiuto dall’ISIS potrebbe essere ancora più agghiacciante: le prossime attentatrici suicide «potrebbero essere pre-adolescenti».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , , Data: 18-11-2015 02:09 PM


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