«Siamo tristemente omofobi»

di Paola Medori
Veronica Pivetti racconta a LetteraDonna il suo esordio come regista con la commedia agrodolce Né Giulietta, né Romeo, la storia di un ragazzo che fa coming out in famiglia.

PivettiUna voce squillante che rivela tutta la sua felicità e il suo entusiasmo per l’esordio dietro la macchina da presa. Veronica Pivetti, attrice comica, doppiatrice e conduttrice diventa regista in Né Giulietta, né Romeo, dal 19 novembre nelle sale italiane. Una commedia spassosa che affronta con sensibilità e ironia il tema dell’omosessualità, un argomento che «non è poi ancora cosi metabolizzato come in teoria si dice. Ci fingiamo un paese aperto e progressista ma siamo un paese tristemente omofobo e del tutto impreparato». Pivetti racconta a Letteradonna questa storia delicata che ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International «perché parla di diritti umani», di non sentirsi una mamma mancata, né di temere le rughe che fortunatamente ancora non sono arrivate sul suo viso.

NE-GIULIETTA-10X15
DOMANDA: Da attrice e doppiatrice. Come è stato il passaggio dietro le telecamere e da quanto tempo coltivava questo sogno?

RISPOSTA: E’ talmente difficile riuscire a esordire alla regia che se uno non è tenace difficilmente ci riesce. Il copione c’è da 4 anni e oggi finalmente arriva al cinema. E’ stata un’operazione titanica e sono già estremamente soddisfatta.
D: Quale storia racconta?
R: Rocco, il protagonista, è un adolescente che si scopre omosessuale e decide di raccontarlo in famiglia. A quel punto scoppia una bomba nel nucleo famigliare…
D: Perché ha voluto affrontare il tema dell’omosessualità?
R: È un argomento molto discusso ma per nulla digerito ed è quello che succede spesso in questo Paese. Questo tema va ancora sviscerato, nel senso che se io avessi fatto un film d’amore eterosessuale nessuno mi avrebbe fatto questa domanda perché siamo tutti più abituati e pronti ad accogliere una storia tra un uomo e una donna. Quello che tratto sotto forma di commedia è ancora un argomento tabù.
R: Ritiene l’Italia un Paese retrogrado?
D: Se l’argomento fa scalpore e crea curiosità vuol dire che il tema non è poi ancora cosi metabolizzato come in teoria si dice. Ci fingiamo una nazione aperta e progressista ma siamo tristemente omofobi e del tutto impreparati.
D: Che ne pensa delle unioni civili e delle adozioni gay in Italia?
R: Bisognerebbe permettere alla gente di essere libera e di poter esprimere la propria identità sessuale senza un atteggiamento coercitivo che hanno Stato, Chiesa, scuola e famiglia. Tutti quei capisaldi che, in teoria, sarebbero i nostri punti di riferimento ma che invece ci impediscono di esprimerci come vorremmo.
D: Le è mai capitato di vivere un momento di rottura personale o professionale come accaduto al giovane protagonista?
R: Capita spesso di rivelare a noi stessi che siamo diversi da come pensiamo nei confronti del lavoro, della nostra vita personale, dei nostri rapporti più intimi e profondi. Credo che continuamente ci capiti, l’importante è poterlo comunicare, cosa che il mio protagonista prova a fare in maniera anche innocente e ingenua.
D: «Se guardi con il cuore non c’è differenza», è il claim del film. Tutte le sue scelte sono dettate dai sentimenti?
R:
Tutto dovrebbe essere così altrimenti c’è spazio solo per i pregiudizio e la storia che racconto è proprio contro i pregiudizi. Il film ha il patrocinio di Amnesty International ed è stato dato, per la prima volta in assoluto, ad una commedia «perché parla di diritti umani». Questo mi riempie di orgoglio perché è esattamente quello che noi volevamo fare.
D: Nel film è una mamma protettiva, nella vita le manca un figlio?
R: Non ne sento la mancanza. I mie figli sono i miei cani che adoro. Ho un rapporto materno con il mio lavoro, non ho generato persone ma questo film l’ho voluto e curato come se fosse un figlio. Non sono per niente una mamma mancata, non so neanche se ho l’istinto materno e se ce l’ho è stato convogliato verso altri lidi e altri soggetti. Sono veramente contenta di essere quello che sono.
D: Che tipo di figlia è stata? Era una ragazzina ribelle?
R: Per niente, in realtà sono stata una figlia molto obbediente e non ho mai dato problemi. Ho relegato a Rocco, il protagonista del mio film, la ribellione che non ho vissuto alla mia età. Infatti a un certo punto prende in mano la sua vita, decide lui come muoversi e scappa di casa.
D: Si è diplomata a Brera e dipingeva quadri bellissimi, è pentita di aver appeso il pennello al chiodo?
R: Non mi sono pentita, ho mollato quella strada per mia scelta. Allora ero convinta che sarebbe stata la mia vita e ci ho creduto per molti e molti anni. Se le cose poi sono andate diversamente è perché io ho preferito fare un’altra cosa e sarebbe molto sciocco lamentarsi di qualcosa che io ho deciso, anche perché poi non mi è andata così male.
D: È mai scappata di casa per andare a vedere il concerto del suo cantante preferito come fa il protagonista del film?
R: No, perché quando ero piccola bastava che chiedessi di voler fare una cosa ai miei genitori e loro me la lasciavano fare.
D: Ha scritto il suo primo libro Ho smesso di piangere, un successo di critica e pubblico, oggi non versa più lacrime?
R: Le lacrime, fortunatamente, si versano sempre e questo significa che si partecipa alla propria vita con un’emotività fremente. Io sono una persona molto viscerale.
D: Quanto è stato ingombrante avere una sorella in politica?
R: Mia sorella fa la sua vita e io la mia. Siamo due persone molto legate, ci vogliamo bene e abbiamo fatto scelte lavorative talmente differenti che guardiamo con curiosità ciascuna l’attività dell’altra.
D: 50 anni portati meravigliosamente, è felice di averli o teme le rughe?
R: Se temessi le rughe avrei fatto un sacco di botox, veramente ancora le aspetto perché non ne ho tante. Quello che vedete è quello che io sono e poi penso di essere stata abbastanza fortunata: questi 50 anni non sono proprio così disastrosi, ancora mi difendo bene.
D: La maturità la rende più attraente?
R: Il nostro viso parla di noi, ci dice quello che abbiamo vissuto e chi siamo, perché avere una ruga non ti rende meno affascinante. Sono contenta di come sono, compresi i mie difetti e non penso di essere giudicata per la bellezza, non è in questo ambito che devo essere infallibile. Sono assolutamente fallibile e mi va benissimo così.
D: In questo momento della sua vita è innamorata?
R: Sono felice.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia un Commento

*