Ogni lavoratore è bello a mamma sua

di Francesca Amé
Come si comportano i genitori quando i figli crescono ed entrano nel mondo del lavoro? Una ricerca promossa da LinkedIn ha stilato 5 profili. Li abbiamo analizzati con l'aiuto di uno psicologo.

ThinkstockPhotos-76728729Finita l’epoca delle mamme-chiocce, pronte a consolare i bambini (anche quelli ormai cresciuti). Finita anche l’epoca delle mamme-elicottero, svelte a planare in caso di emergenza e portare in salvo i loro cuccioli. Quando i figli crescono, i genitori italiani non vogliono avere troppo a che fare con la loro carriera e il loro lavoro. Lo dice una recente ricerca globale, realizzata in 17 Paesi e analizzata da studiosi della London School of Economics, promossa da LinkedIn, il noto network professionale on line.

POCHI CONSIGLI
Che rapporto hanno i genitori italiani, le mamme in particolare, con il lavoro dei loro figli ormai ultraventenni? Una su tre smette di dare consigli lavorativi una volta che il figlio ha ottenuto il primo lavoro. La metà afferma di avere un’opinione ben precisa su che cosa il proprio figlio debba fare (ma preferisce tacere per quieto vivere), una su tre ha paura di infastidirlo o offenderlo intromettendosi nelle sue scelte professionali. Peccato, perché almeno un quarto dei giovani italiani avrebbe invece gradito maggior supporto da parte dei genitori.

GENITORI INFORMATI
Tutta colpa di un mercato del lavoro sempre in trasformazione? Magari anche delle professioni nuove, specie nel mondo digital, che i genitori poco conoscono e su cui non si sentono di emettere giudizi? All’apparenza, no: mamme e papà italiani si sono meritati nella ricerca la medaglia d’oro per l’attenzione e la cura nel reperire informazioni precise sulla professione dei figli. Solo il 3% ha dichiarato di non saperne niente, contro una media globale del 55% (un risultato davvero indicativo). Ma voi, che genitori siete? Come vi rapportate ai risultati professionali dei vostri figli? La ricerca ha stilato almeno cinque profili, che abbiamo analizzato con l’aiuto dello psicologo e psicoterapeuta Paolo Campanini per capire quali conseguenze potrebbero avere sul futuro lavorativo dei figli.

genitori lavoro figliFREE RANGE
Sono i cosiddetti genitori responsabilizzanti: non mostrano molto interesse per il lavoro del proprio figlio e una volta diventato maggiorenne ritengono che sia lui a dovere essere responsabile di se stesso. «Più che responsabilizzanti, sembrano genitori assenti. Il giovane che lavora può sviluppare un atteggiamento indipendente e capace di gestire la sua professione in autonomia, anche se vi è il rischio che viva l’ansia da abbandono, sviluppando cioè degli schemi disfunzionali che lo possono portare a eccessi di collera verso se stesso e incapacità di lavorare in gruppo».

WELL-WISHERS
Sono i cosiddetti genitori sostenitori: sono interessati alle attività lavorative dei figli ma non si sentono in grado o non pensano di avere le qualifiche adatte per dare giudizi o consigli sulle loro scelte professionali. Vorrebbero fare di più, ma non sanno come. «Questi genitori potrebbero avere dei vissuti d’ansia che trasmetteranno al figlio, il quale potrebbe sentirsi incompreso e sviluppare conseguentemente un senso di inadeguatezza verso la sua occupazione. L’ansia si trasmette: l’atteggiamento dei genitori potrebbe renderlo meno performante nelle situazioni più complesse o nelle fasi critiche della sua carriera».

genitori figli 1LIGHTHOUSE
Sono i cosiddetti genitori faro: sono interessati alla vita del figlio nella sua pienezza e agiscono come consulenti esperti se sanno di avere competenze, altrimenti non interferiscono (specie se non interpellati). Rispettano a parole e nei fatti le scelte del figlio, anche quando non le condividono appieno. «Questa è la situazione migliore: questi sono genitori sicuri di sé e rispettosi del figlio, capaci di favorirne la maturazione e la crescita. Sono genitori che hanno educato un individuo capace di chiedere aiuto quando serve e di riconoscere i propri errori senza sentirsi in colpa».

CONCIERGE
Assistono i figli in tutto per tutto: sono le mamme-maggiordomo che sostengono i figli economicamente, nella cura della casa, persino nell’accompagnarli a fare colloqui di lavoro. Motivate da un amore incondizionato, in realtà sono terrorizzate dall’idea che la propria creatura possa fallire e non riescono ad arginare la loro presenza nella vita, anche lavorativa, del figlio ormai adulto. «Ci troviamo davanti a genitori che si sostituiscono a tutte le responsabilità del figlio, limitandone notevolmente l’autonomia e la capacità di gestire, anche sul lavoro, la frustrazione quando capisce di non riuscire a fare qualcosa al meglio»

genitori figli 3HELICOPTER
Difficile che una mamma-elicottero molli la presa e faccia prendere al figlio i comandi della propria vita. Ancora troppo legate al ruolo che avevano quando il figlio era piccolo, sono genitori che aiutano interferendo di continuo con le scelte (non solo professionali) del figlio ormai adulto. La tecnologia è loro alleata: sono in perenne contatto con i figli tramite mail o messaggi istantanei o social network. «Sono madri che limitano l’autonomia del figlio che svilupperà, anche sul lavoro, uno stile dipendente ovvero di delega continua delle decisioni ad altri. Un’ingerenza così forte ha come conseguenza sui figli la bassa autostima e la tendenza a non esprimere le proprie opinioni e necessità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , , , , Data: 10-11-2015 05:29 PM


Lascia un Commento

*