La battaglia di Malala è al cinema

Nelle sale la straordinaria vita del premio Nobel per la Pace più giovane della storia. Che intervistata dall'ambasciatrice Onu Emma Watson spiega: «Femminismo è un altro modo per dire uguaglianza».

> at United Nations on September 25, 2015 in New York City.

«Un bambino, un insegnante, un libro, e una penna, possono cambiare il mondo», ha detto nel suo discorso all’Assemblea dell’Onu. Una battaglia, la sua, per restituire a oltre 60 milioni di bambine e ragazze in 70 Paesi il diritto di studiare. «Racconto la mia storia non perché sia unica, ma perché non lo è».
L’interno di un autobus bianco insanguinato: è una delle immagini più drammatiche dell’attentato talebano subito nel 2012, a 15 anni, dalla pakistana – oggi 18enne – Malala Yousafzai, il più giovane premio Nobel per la Pace della storia. L’adolescente simbolo del diritto all’istruzione delle ragazze, viene raccontata tra pubblico e privato in Malala, il documentario del premio Oscar Davis Guggenheim, nelle sale dal 5 novembre con 20th Century Fox e nel 2016 in onda su National Geographic (Sky).

L’ATTENTATO E LA RIABILITAZIONE
Arriva un momento «in cui bisogna scegliere se restare in silenzio o farsi avanti», spiega Malala, sopravvissuta grazie a varie operazioni (la prima in Pakistan, le altre in gran Bretagna, dove ora vive con la famiglia), al proiettile che le ha sparato il suo attentatore alla testa il 9 ottobre 2012. Una ferita che le ha fatto perdere l’udito a un orecchio e ha rischiato di danneggiare gravemente la mobilità del volto e del corpo. Eppure dopo la riabilitazione (di cui il film mostra le fasi), è tornata coraggiosamente subito in prima linea, affrontando anche i capi di Stato, dalla Nigeria per la liberazione delle ragazze rapite da Boko Haram, agli Usa con Barack Obama.

ANCHE UNA RAGAZZA COME TANTE
Un ritratto – quello di Guggenheim – che restituisce la storia della ragazza anche nella sua vita di tutti i giorni, dai battibecchi con i due fratelli alle ricerche al computer di attori e sportivi che le piacciono, come Federer e Brad Pitt, alle difficoltà ad ambientarsi nella nuova scuola in Gran Bretagna. Un racconto fra presente e il suo passato in Pakistan (dove non può tornare, i talebani hanno annunciato che se lo facesse la ucciderebbero) con i ricordi ricostruiti attraverso le animazioni in 2d. Oltre a Malala, il film ha un altro protagonista, il padre Ziauddin Yousafzai (doppiato in italiano da Filippo Timi) insegnante e attivista, sempre al fianco della figlia.

malala watson

A TU PER TU CON EMMA WATSON
Intervistata dall’ambasciatrice dell’Onu e attrice Emma Watson in occasione dell’uscita del documentario sulla sua vita Malala ha spiegato cosa voglia dire per lei «essere femminista». «Viene considerata una parola difficile ma non c’è niente di male nel definirsi femminista», dice. «Io sono femminista e tutti quanti dovremmo esserlo, perché femminismo è un altro modo per dire uguaglianza». La 18enne ha rivelato di aver maturato questo pensiero proprio in seguito al discorso tenuto dalla sua interlocutrice, Emma Watson, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a settembre 2014. L’attrice – più grande di Malala di sette anni – in quell’occasione raccontò di essere diventata una femminista all’età di a 14 anni, quando i media iniziarono a trattarla come un oggetto sessuale: «Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per mettere fine alla disuguaglianza di genere», disse nel suo appello.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 06-11-2015 01:52 PM


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