«Le bendiamo e le tagliamo»

Due donne keniote, madre e figlia, hanno raccontato nei dettagli a una giornalista della CNN come eseguono una delle pratiche più barbare in assoluto: la mutilazione dei genitali femminili.

mutilazioni_genitaliLa lametta di un rasoio, una bottiglia di etanolo e un tappetino di gomma. È tutto ciò che serve a Haiwa e Fatima, due donne keniote di Nairobi, per portare a compimento l’orribile pratica che è stato inflitta nel mondo a 130 milioni di donne: la mutilazione genitale femminile. Raggiunte nella loro abitazione da Nima Elbagir, una giornalista della CNN, hanno raccontato davanti alle telecamere dell’emittente statunitense come svolgono la loro attività.

UN MILIONE DI VITTIME TRA EUROPA E USA
«Facciamo sedere la ragazza, poi qualcuno la benda e la fa distendere a terra, quindi tagliamo» spiegano le due donne. «Poi versiamo dell’alcol sulla ferita, è doloroso ma ferma il sanguinamento». Un procedimento tanto semplice quanto terribile, vietato nei paesi sviluppati e in molte zone dell’Africa. Ma sono molti i genitori che, incuranti della legge (e dei diritti umani), costringono comunque le proprie figlie a sottoporsi alla mutilazione. Si stima addirittura che circa un milione di donne che abitano in Europa e in America del Nord siano state costrette a subire la pratica.

UN ORRIBILE RITO DI PASSAGGIO
Le ragazze kenyote, stando a quanto si apprende dalle parole delle due mutilatrici, spesso lo considerano un rito di passaggio, tanto che si sforzano di non urlare per dimostrarsi forti e non dover poi subire le prese in giro delle coetanee. Come aveva già spiegato l’infibulatrice Anna-Moora Endege, il motivo per cui questa pratica è ancora tanta diffusa è che servirebbe a prevenire la promiscuità sessuale. Haiwa e Fatima hanno poi continuato nella descrizione del loro ‘lavoro’: «Puliamo la ferita ogni mattina [...]. Dopo tre settimane la ragazza dovrebbe stare bene [...] e dopo un mese dovrebbe essere in forma per poter tornare alla propria routine quotidiana».

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