«Punizioni corporali per arrivare alla santità»

Vessazioni, abusi sessuali e punizioni corporali. Sono solo alcune delle pratiche che le suore dell'Istituto religioso dei frati dell'Immacolata erano costrette a subire. Ecco i loro racconti.

CatturaRiti di affiliazione, molto simili a quelli della ‘ndrangheta, vessazioni, abusi e violenze. Più che un ordine monastico, quello descritto da una ex suora sembrano le modalità tipiche di una vera e propria setta. A raccontarlo, in una videointervista alla giornalista Amalia De Simone del Corriere della Sera, è una donna che è stata per 12 anni monaca all’Istituto religioso dei frati dell’Immacolata.

IL RITO DI INIZIAZIONE
La storia dell’orrore inizia una notte di 22 anni fa. Ma, nonostante il tanto tempo passato, il resoconto dell’ex suora ha ancora i colori vividi della paura. A partire dal racconto del rito molto simile alla pungiuta, una cerimonia usata dalla ‘ndrangheta per affiliare i membri al clan. E in effetti un giuramento di fedeltà le suore dell’Istituto religioso dei frati dell’Immacolata lo avevano fatto. Destinatario di quella promessa di devozione era stato padre Stefano Manelli, cofondatore dell’Istituto con sede principale a Frigento (Avellino) ma con conventi in tutto il mondo. E questa storia, come molte altre, sono arrivate anche alla magistratura attraverso un dossier assemblato dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi. Il monsignore era stato nominato per dirigere l’Istituto nel 2013 in seguito alla sospensione del superiore padre Stefano Manelli. Tuttavia, quando Volpi è morto improvvisamente a giugno 2015, l’incartamento è passato alla procura di Avellino.

TUTTE MENZOGNE
Ma quella raccontata al Corriere della Sera, così come quelle presenti negli incartamenti del Volpi, sarebbero solo calunnie infondate. Almeno secondo padre Manelli, assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo. Ma nel documento ci sono numerose dichiarazioni di frati, suore e familiari di religiosi che tracciano un ritratto quasi macabro dell’Istituto di Avellino. Su tutte, quella promessa di obbedienza scritta col sangue e la fotografia, del tutto inedita, di una suora marchiata a fuoco. Ma le più sensazionali sono le parole rilasciate al Corriere dall’ex monaca dell’Istituto gestito da padre Manelli: «Ho già testimoniato in Vaticano e sono disposta a far esaminare la lettera scritta col sangue e poi controfirmata da padre Stefano. Lo faccio perché ho il dovere di far emergere cosa accadeva in quei conventi-lager, dove ci sono ancora nostre sorelle che soffrono».

US-VATICAN-RELIGION-POPEPUNIZIONI CORPORALI
«Mangiavamo la cenere nei pasti e spesso lo facevamo in ginocchio. La sera ci frustavamo con la disciplina, uno strumento con delle punte di ferro. Mentre lo facevamo dovevamo pregare e gli schizzi di sangue imbrattavano i muri. Portavamo anche un cuore fatto con dei chiodini. Lo mettevamo a contatto con la pelle. Io mi sono anche marchiata a fuoco due volte», ha raccontato un’altra ex suora che ora vive in sud America. Il motivo di tutto questo era il tentativo di raggiungere la santità attraverso punizioni corporali. Inoltre le monache, sempre secondo le testimonianze, venivano mandate «da alcuni benefattori molto ricchi e ci chiedevano di essere accondiscendenti. Io mi sono tirata indietro. Anche Manelli aveva modi ambigui».

INDAGA LA MAGISTRATURA
Il procuratore Rosario Cantelmo e il pm Fabio Del Mauro stanno indirizzando le loro indagini su una serie di condotte fraudolente attuate per permettere all’ordine di mantenere il controllo sui patrimoni dell’Istituto, impedendo di fatto al commissario apostolico di governare l’ordine religioso. La Santa Sede, verso fine ottobre 2015, ha commissariato anche l’Istituto religioso delle suore. Intanto Enrico Tuccillo, avvocato di padre Manelli, parla di persecuzioni e strumentalizzazioni nei confronti del suo assistito.

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