In mostra a Washington la madre di tutti i gay

Per la prima volta nella storia viene esposta alla National Portrait Gallery la foto di una transessuale. Ecco chi era Sylvia Rivera, la Rosa Parks del movimento transgender.

Sylvia_RiveraPer la prima volta alla National Portrait Gallery di Washington è stata esposta una foto storica: il primo ritratto di una transessuale nella storia della galleria. Alla parete sono comparsi i volti di Sylvia Rivera, Julia Murray e Christina Hayworth al New York Pride del 2000. «Alla National Portrait Gallery cerchiamo di includere le immagini di quelle persone che hanno avuto un impatto significativo sulla cultura americana. Dopo i moti di Stonewall, Sylvia Rivera ha trainato il movimento Lgbt e ha lottato per la parità dei diritti delle persone che hanno abbracciato diverse identità di genere», ha spiegato la direttrice Kim Sajet.

DA ORFANA A PALADINA TRANSGENDER
Nata il 2 luglio 1951 a New York City, la città di tutta la sua vita, da una famiglia di origini venezuelane e portoricane, Sylvia Rivera viene abbandonata dal padre appena nata e rimane orfana della madre quando ha solo tre anni. Viene cresciuta dalla nonna che non riesce ad accettare le sue tendenze femminili. Per questo all’età di undici anni Sylvia va a vivere in strada, facendo la prostituta e venendo poi accolta da una comunità di drag queen che le dà il nome con cui passa alla storia. Le sue prime manifestazioni a favore dei diritti Lgbt iniziano durante i movimenti civili degli afroamericani e continuano durante i raduni contro la guerra in Vietnam. L’evento che consacra Sylvia come paladina degli omosessuali e dei transgender è la prima, e più importante fino ad allora, rivolta per la liberazione dei gay avvenuta di fronte alla taverna Stonewall Inn, ritrovo della comunità omosex, nel 1969. 

LA ROSA PARKS DEL MOVIMENTO TRANS
Nel 1970 Sylvia è tra le fondatrici di Star, acronimo di Street Transvestite Action Revolutionaries, un’associazione a favore dei gay, dei transessuali e delle drag queen di colore. Dopo la morte di Marsha P. Johnson, sua cara amica e sua socia in Star, per suicidio, anche se le circostanze del decesso non sono mai state chiarite, si dedica sempre di più alla difesa e al riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali. Nel 2000 partecipa al Gay Pride di Roma, venendo ufficialmente riconosciuta come la madre di tutti i gay. Nel 2002 Sylvia, la Rosa Parks del movimento transgender, muore per un cancro al fegato a New York. Nella città che l’ha vista protagonista di tutte le sue battaglie civili le viene intitolata nel 2005 una strada in Greenwich Village. Dieci anni dopo la sua foto più famosa, mentre manifesta di fronte alla Stonewall Inn, viene esposta alla National Portrait Gallery di Washington.

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