Non chiamatela bambola

di Francesca Amé
È forse il giocattolo più famoso al mondo. Per celebrarla, a Milano presso il Mudec è stata allestita una mostra: Barbie. The icon. Ecco perché dopo 56 anni continua a riscuotere grande successo.

3-«I’m a Barbie-girl, in a Barbie world» cantavano gli Aqua in una hit di successo di fine Anni 90. Miss Barbara Millicent Roberts (questo il vero nome della bambola più famosa del pianeta), inventata da Ruth ed Elliot Handler dopo aver visto giocare la figlioletta, da 56 anni vive senza mai un capello fuori posto o un accessorio sbagliato. Era il 9 marzo del 1959, infatti, quando una bambola dalle fattezze di ragazza ventenne, vitino da vespa e capelli biondi lunghi, si fece notare sul mercato alla New York International Toy Fair: fu subito un successo. Bravi, gli Handler: furono i primi a creare una bambola che le bambine non dovevano accudire, ma con cui potevano identificarsi e su cui proiettare i loro sogni ‘da grandi’.

Ruth e Elliott Handler.

Ruth e Elliott Handler.

BAMBOLA? NO, ICONA
«Bambola? Non direi che dovremmo definire la Barbie solo una bambola. È molto di più, è un’icona», ci ha detto Evelyn Mazzocco, vicepresidente Mattel che si trova a Milano per un motivo ben chiaro a chiunque abiti in città: i cartelloni rosa shocking con il Barbie world tappezzano tram, strade e metropolitane. Per la prima volta, infatti, arriva in Italia una mostra sul giocattolo più pop e controverso del secolo. Barbie. The Icon, a cura di Massimiliano Capella e prodotta da 24 Ore Cultura in collaborazione con Mattel, è un viaggio nel meraviglioso mondo di Barbie e inaugura la nuova stagione del Mudec, il Museo delle Culture nell’area ex Ansaldo (su design dell’archistar David Chipperfield).

MUSA DEGLI STILISTI
Barbie è un’icona pop, non solo un giocattolo con cui hanno giocato milioni di ragazzini (sì, anche maschi) in tutto il mondo. Lo ha detto anche Andy Warhol quando, a metà degli anni Ottanta, si è divertito a ritrarre Barbie in modo sensuale su una delle sue tele. E perché poi stilisti come Dior, Versace, Calvin Klein, Prada, Moschino, Vivienne Westwood (sì, anche lei, la ‘femminista’ della moda) perderebbero tempo da anni per confezionare minuscoli e preziosi abiti su misura? Barbie è molto più che una bambola.

barbieUNA PIONIERA
Innanzitutto, è una tipa sveglia e fortunata. Da quando è apparsa sul mercato con il celebre costume zebrato bianco e nero, (e con l’invidiabilissima coda di cavallo), ne ha fatta di strada: è andata a scuola, ha imparato a guidare una spider rosa fiammante, va in barca a vela ma non disdegna le vacanze in camper. Le sue case o sono ville con piscina o appartamenti su più piani (le nate negli anni Ottanta ricorderanno la mitica ‘casa della Barbie’ con l’ascensore da tirare a mano con la cordicella). Barbie è amatissima: ha un sacco di amiche, un fidanzato (il mascellone Ken) che non la tradisce mai, nonostante lei abbia preso una sbandata per un surfista, e la sorellina Skipper che la segue ovunque. Barbie è brava e impegnata: ha svolto mille mestieri, compresa l’astronauta e l’ambasciatrice Unicef. «È stata una pioniera», dice Massimiliano Capella,  uno dei tanti uomini innamorati di Barbie. A questo proposito, va detto che due dei maggiori collezionisti e prestatori italiani di Barbie sono Antonio Russo e Mario Paglino.

LE FEMMINISTE LA TEMONO
Dunque la bambola additata dalle femministe come cattivo modello per le ragazze sarebbe una pioniera? Barbie vive da sempre in un «mondo controverso»: ci sono Paesi, come l’Iran o l’Arabia Saudita, dove è ancora oggi un giocattolo non apprezzato. E altri, come è capitato anche a Milano poco prima dell’opening di questa mostra, guardano alla Barbie come l’emblema della banalizzazione del corpo femminile, la paladina di una bellezza stereotipata ed artefatta (labbra truccate, proporzioni impossibili), simbolo di un mondo di plastica privo di valori. Insomma, qualcosa di inadatto per inaugurare il museo delle Culture. È

COME LEI NESSUNO MAI
Ma Barbie è brava anche a incassare le polemiche: il suo motto, forse un po’ stucchevole, «I can be» ambisce a mescolare insieme perfezione estetica e intraprendenza. «È stata capace di anticipare le mode del momento ed è specchio della civiltà in cui vive», ci ha detto Evelyn Mazzocco. I fatti le danno ragione: icona pop vezzeggiata dalla moda con un profilo Instagram con oltre un milione di contatti che seguono i suoi ‘shooting’ in giro per il mondo, a 56 anni ha ancora voglia di fare mille cose, di intraprendere nuove carriere (abbiamo avuto anche una ‘Barbie presidente’), di incarnarsi in alcune dive del passato, da Grace Kelly a Cleopatra, di indossare la stessa mise che Jennifer Lopez aveva a un concerto, di salire su un’astronave come la nostra Samantha Cristoforetti. Soprattutto, non teme alcuna imitazione in commercio (Bratz, Winx e altre simili). Perché la Barbie è sempre la Barbie.

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery Argomenti: , , , , , , , , , , Data: 27-10-2015 05:38 PM


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