«Le nozze gay trascritte dai sindaci sono illegittime»

Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ricorda il principio a fondamento del matrimonio italiano: la differenza dei sessi. Ma è polemica per i retweet anti-gender di uno dei magistrati relatori della sentenza.

ITALY-RIGHTS-GAY-WEDDINGIn Italia il presupposto per le nozze è la differenza di sesso. Per legge ai matrimoni gay manca questo requisito fondamentale per poter essere equiparati alle nozze eterosessuali. Il legame omosessuale è privo «dell’indefettibile condizione della diversità di sesso fra i nubendi». Lo ha ribadito il Consiglio di Stato contro le trascrizioni di unioni gay celebrate all’estero dai sindaci italiani. Quindi se il Paese vuole riconoscere le coppie omosessuali deve introdurne il principio per legge.

FINE DELL’IMPROVVISAZIONE
I giudici del Consiglio di Stato hanno scritto che la diversità uomo-donna è la «connotazione ontologica» del rito matrimoniale. Il compito del sindaco che celebra un’unione civile è verificare se esistano i requisiti perché due persone possano sposarsi. In Italia questi requisiti sono l’essere uomo e l’essere donna. «Il corretto esercizio della potestà quindi impedisce all’ufficiale dello Stato civile la trascrizione di matrimoni omosessuali celebrati all’estero». La decisione dell supremo organo della magistratura blocca ogni tipo di improvvisazione e rimane ancorata su un modello conservativo di approccio alla questione.  «Il dibattito politico in corso in Italia sulle forme e sulle modalità del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali sconsiglia all’interprete qualunque forzatura, sempre indebita ma in questo contesto ancora meno opportuna».

NON ESISTE UN DIRITTO UNIVERSALE
Il Consiglio di Stato in questo modo ferma ogni tipo di ricorso iniziato da alcune coppie gay contro l’annullamento delle trascrizioni effettuate dal sindaco di Roma Ignazio Marino nell’ottobre del 2014. La convezione internazionale e il rispetto di libertà sancite in atti europei non sono vincolanti per le autorità italiane. «Non appare in definitiva configurabile allo stato del diritto convenzionale europeo e sovranazionale un diritto fondamentale al matrimonio omosessuale», hanno scritto i giudici. Con questa decisione inoltre si sancisce il potere del prefetto di annullare un atto del sindaco. Tra le sue prerogative, commenta l’organo della magistratura, c’è anche quella di una «generale autotutela sugli atti adottati contra legem dall’organo subordinato».

I RETWEET ANTI-GENDER DI UNO DEI MAGISTRATI
«Giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, società». Si definisce così sul suo profilo Twitter il giudice Carlo Deodato, uno dei cinque magistrati del Consiglio di Stato che ha bocciato le trascrizioni eseguite dai sindaci. Ed è subito scoppiata la polemica sull’imparzialità del relatore. Deodato su suo account ha infatti retwittato proclami delle ‘Sentinelle in piedi’ – hanno segnalato gli avvocati di Avvocatura per i diritti Lgbti Rete Lenford – notoriamente schierate contro i matrimoni omosessuali e contrari al ddl Cirinnà sulle unioni civili. «Viste le sue posizioni avrebbe dovuto astenersi dal giudicare su una questione riguardante i matrimoni tra persone dello stesso sesso», ha commentato la Rete Lenford. «Ho solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza», è la replica del giudice.
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