«Stupro o stalking, è sempre violenza»

di Silvia Di Paola
Intervista a Giovanni Virgilio, regista del film La bugia bianca: un film che racconta le vite di due adolescenti bosniache ignare di essere nate dagli stupri di guerra e che devono scoprire la verità.

il regista Giovanni Virgilio 221014 (67)Quanti modi esistono per raccontare la violenza? Infiniti, certo, ma ilpiù difficile di tutti è raccontarla senza mostrarla. Magari accenandone tra le righe, fingendo di parlar d’altro, meglio ancora se con una storia che punta dritta al cuore dei più giovani. A quelli che della guerra nell’ex Jugoslavia non sanno nulla, perché erano troppo piccoli e perché difficilmente lo impareranno dai libri di scuola, per cui la storia contemporanea è una vera sconosciuta. In quegli anni tremendi, sulle donne veniva usata la violenza della violenza. Lo stupro si trasformava in un’arma di guerra che distruggeva la personalità della vittima, non solo per iniettarle il solito assurdo senso di colpa, ma anche a fini etnici, per obbligare la donna a generare i ‘figli del nemico’ e lasciare in lei un ricordo doloroso e senza fine.

UNA GUERRA CONTRO LE DONNE
Lo stupro divenne una forma di sistematico annientamento di un’etnia, quella bosniaca, condotta attraverso la violenza sulle donne. Secondo diverse organizzazioni di vittime, l’intero conflitto jugoslavo fu una guerra condotta prima di tutto contro  il sesso femminile. Le donne bosniache subirono più di tutte le altre. Furono soprattutto i serbi a dar corpo a una strategia di abusi sessuali verso migliaia di donne e ragazze. Anche se non esiste alcun dato esatto su quante furono violentate nei vari campi di prigionia, si pena a una cifra che va da 20mila a 50mila.

Francesca Di Maggio e Alessio Vassallo.

Francesca Di Maggio e Alessio Vassallo.

LA BUGIA BIANCA
Cinema e tv hanno raccontato tutto questo più volte nel corso dell’ultimo decennio, spesso con immagini cruente. Oggi, un regista alla sua prima volta, Giovanni Virgilio, tenta un’altra strada. Con La bugia bianca, appena arrivato nei nostri cinema, si rivolge ai più giovani. A voce alta, ma senza mostrare violenze, racconta usando l’arma della compassione e del non visto. Protagoniste, due amiche adolescenti, ragazze come tante, che fanno una vita qualunque, amano la musica, cercano l’amore, vanno a sbattere contro il mondo dei grandi. Due ragazze come tante, se non fosse che entrambe non sanno da dove vengono, non sanno di essere figlie di uno stupro etnico ma dovranno scoprirlo sulla propria pelle. Senza mai perdere il filo della speranza. Ma si può raccontare tutto questo come una storia di adolescenti, circumnavigando l’orrore, anche visivo, della violenza?

VIOLENZA SENZA FINE
La risposta ce la dà proprio Giovanni Virgilio: «Io volevo fare qualcosa che permettesse di ricordare ai giovane che l’Europa si costruisce anche da qui, dal non rimuovere, ma dal sapere e ricordare ciò che è accaduto». Ricordare per evitare che cose del genere possano ripetersi, quindi. Ma anche per combattere «l’orrore del vedere che non solo le guerre a un passo da noi continuano, ma anche che le donne continuano ad essere le prime vittime della violenza». L’Italia, purtroppo, non fa eccezione: «Abbiamo tristi primati di donne maltrattate, uccise, violentate». E poi c’è il «desiderio di educare chi non sa, non con documentari o mostrando ancora la violenza, cosa che è già stata fatta, ma attraverso la storia di due ragazzine che possa intrigare gli spettatori più giovani, bisognosi di un approccio più leggero anche a temi pesantissimi. Il film è per il cinema ma anche per le scuole, che dovrebbero aiutare a far conoscere la storia».

Nela Lucic - ©Mario Cicala

Nela Lucic – ©Mario Cicala

BOSNIA DI IERI, BOSNIA DI OGGI
Detto ciò, ha deciso di escludere ogni elemento documentaristico: «Avrei potuto, come hanno fatto in tanti, usare anche frammenti o momenti documentari, ma volevo raccontare la Bosnia in modo diverso. Non volevo far vedere ancora la Bosnia insanguinata, ma spingere la gente ad andare semmai a vedere com’è la Bosnia oggi. Con le donne che hanno rimosso e non raccontano nulla ai figli nati dopo uno stupro e con le donne che, invece, hanno scelto di parlare, di non dimenticare e di far partecipare i loro figli a tutto questo». L’obiettivo è spostare i riflettori sulla nuova generazione: «In quei luoghi tutto è cambiato, gli uomini e le donne, e non possiamo continuare a guardarlo come negli anni Novanta».

VIOLENZE TRASVERSALI
Ma non è tutto. Girando in Sicilia e ricostruendo la Bosnia Erzegovina nella terra dell’Etna e del sole («abbiamo lavorato sulla fotografia per ricreare una luce e un’atmosfera fredda in Sicilia, abbiamo ricostruito un borgo, con palazzi di sei metri che poi un ciclone ha buttato giù»), il regista si è trovato davanti molte donne siciliane, senza trovarle poi tanto diverse dalle donne bosniache che ha raccontato. Almeno, non tanto diverse nella percezione della violenza che subiscono un po’ ogni giorno, direttamente o indirettamente. «Nelle anteprime in Sicilia ho scoperto un mondo nascosto: alla fine del film molte donne mi hanno ringraziato per aver parlato della violenza che loro subiscono troppo spesso e che si consuma tra i muri di casa». Violenza che non necessariamente deve essere fisica o cruenta: «Lo stalking è un’altra forma di violenza che la donna in Italia subisce massicciamente. Anche quando non si arriva allo stupro, è violenza verbale e materiale, perché viviamo in un Paese che tende a considerare le donne come oggetti sessuali e da possedere».

BodyPartIII_xlERICA MOU E LE BUGIE NECESSARIE
Insomma, un nuovo cinema, leggero e doloroso insieme, autoriale ma anche televisivo, impegnato ma anche in cerca di pubblico. In tutto questo, la bugia, a cui il titolo rimanda, è solo un passaggio. Come ci conferma anche Erica Mou, autrice di una canzone della colonna sonora: «Scrivendo il testo per un film come questo ho pensato a me stessa e sapevo che avrei scritto qualcosa per tutte le donne. Quando ho letto il copione, stavo proprio scrivendo un ritornello che mi è parso perfetto, un ritornello sulle bugie necessarie delle donne». Come quelle delle madri rappresentate nel film, che a volte confessano e a volte omettono gli stupri subiti. «Uno stupro, o comunque una violenza anche vissuta da altri, non è una cosa facile da raccontare, anche se a volte è necessario. Ho letto questa storia di madri che omettono alle figlie la realtà della loro paternità, capendo anche il perché di questo non-detto. Ma la battaglia si fa per abbattere queste bugie».

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