Jacky Sutton: tutti i dubbi sulla morte

Secondo la polizia turca la giornalista si è suicidata perché aveva perso il volo per Erbil e non aveva soldi con sé. Ma un quotidiano rivela che aveva ben 2.300 euro in contanti.

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Il mistero sulla morte di Jacky Sutton, ex giornalista della BBC e direttrice dell’Institute for War and Peace Reporting, diventa ogni giorno più intricato. Secondo la polizia turca la versione dell’accaduto è solo una: la donna si è tolta la vita, impiccandosi nel bagno dell’aeroporto di Istanbul, perché aveva perso il volo per Erbil e non aveva soldi con sé per comprare un altro biglietto. Ma il quotidiano Haber Turk ha svelato che la reporter aveva nel portafoglio addirittura 2.300 euro, quindi contante a sufficienza per acquistare tutto quello di cui aveva bisogno. Questa scoperta, unita al fatto che le telecamere della toilette dove è stata ritrovata morta non funzionavano, aumentano i sospetti degli amici convinti che Jacky sia stata uccisa.

PIÙ OMBRE CHE LUCI
L’ipotesi di una crisi nervosa della giornalista prima di perdere il volo per l’Iraq è smentita dalle immagini girate dalle telecamere dei corridoi dell’aeroporto che ritraggono Jacky Sutton tranquilla con uno zaino sulla spalla e una borsa a mano. Le carte di credito che aveva sempre con sé e la grande quantità di amici e colleghi che in caso di difficoltà avrebbero potuto aiutarla gettano ancora più dubbi sulla versione di un suicidio fornita dalle forze dell’ordine turche. Sullo svolgimento degli eventi, l’amico e collega di Jacky Sutton Christian Bleuer lancia accuse piuttosto dirette: «Non sono cospirazionista, ma se i turchi dicono che la telecamera di sorveglianza nel bagno era malfunzionante, allora Jacky Sutton è stata uccisa». Lo stesso Bleuer si dice perplesso sulla possibilità che la Sutton si sia suicidata per aver perso un volo. I colleghi della Sutton e l’IWPR chiedono ora a gran voce un’indagine internazionale sull’accaduto.

IL SUO PREDECESSORE UCCISO IN UN ATTENTATO
Sono molti gli indizi che contrastano con la tesi del suicidio. Jacky Sutton viene descritta dagli amici come una donna ‘dura‘ e impegnata su molti progetti. Da direttrice dell’IWPR, si adoperava per fornire supporto ai giornalisti impegnati sui fronti di guerra. Inoltre, indagava attivamente sulla condizione femminile nelle zone controllate dall’ISIS. Ma al di là della instancabile attività giornalistica, c’è un precedente che fa assumere alla vicenda contorni inquietanti: il predecessore della donna alla guida dell’IWPR, Ammar al Shahbander, era rimasto vittima nel 2015 di un attentato terroristico.

PAURA DELL’ISIS
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, Jacky Sutton si era laureata alle università di Warwick e Strathclyde. Dopo due anni trascorsi in Canada, era tornata a Londra dove era entrata a far parte di un gruppo anti-apartheid e aveva cominciato a collaborare con l’ambasciata dell’Angola. Tra il 1993 e il 1998 visse in Eritrea, esperienza in seguito alla quale sviluppò la sindrome da stress post-traumatico, dopo essere stata imprigionata e accusata di spionaggio. In una mail datata giugno 2015 indirizzata a una sua collega, Jacky aveva espresso il timore di poter diventare uno dei bersagli dell’ISIS.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , , , Data: 21-10-2015 11:20 AM


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