La giudice che lavora troppo

Jacqueline Magi fissa troppe udienze straordinarie: cancellieri costretti a lavorare troppo. Il presidente del tribunale di Prato minaccia di sanzionarla. E lei chiede il trasferimento: «Si decide della vita delle persone, non si può ascoltare la campanella».

giudiceÈ possibile rischiare di essere sanzionati perchè si lavora troppo? In Italia sì, potrebbe accadere.
È il caso della giudice Jacqueline Magi in forza alla sezione penale del Tribunale di Prato. La sua colpa è quella di aver fissato troppe udienze straordinarie nel mese di ottobre caricando di lavoro troppi funzionari.
Il risultato? Sono stati rinviati una decina di processi ed è stato affissa un’ordinanza sulla porta dell’aula al primo piano firmato dal presidente del tribunale Nicola Pisano in cui si legge che nel mese di ottobre, a fronte di una «previsione tabellare» di 36 udienze ordinarie, ne sono state fissate 46, «anche a causa di udienze straordinarie inserite dalla dottoressa Magi».

«CERTE QUESTIONI NON POSSO ESSERE RINVIATE»
«Io proprio non riesco a fare rinvii su certe questioni», ha spiegato la giudice, raccontando di sentirsi come «come un medico o un’infermiera che stanno soccorrendo un moribondo e non se ne vanno se suona la campanella di fine lavoro».
Sempre sull’ordinanza del presidente del tribunale di Prato si legge anche che «eventuali inottemperanze saranno valutabili anche sotto il profilo disciplinare nell’ottica della leale e corretta cooperazione con la gestione dell’ufficio». Insomma: la giudice Magi rischia addirittura di essere sanzionata: il magistrato ha continuato a macinare udienze facendo imbestialire non solo il presidente Pisano ma anche i cancellieri (e i loro sindacati) costretti a straordinari gratis per la mole di lavoro eccessiva.

CHIESTO IL TRASFERIMENTO
Ora però la dottoressa Magi ha chiesto il trasferimento al tribunale di Firenze o Pistoia, ufficialmente per motivi familiari, ma in realtà perché stufa di non riuscire a svolgere bene un servizio pubblico. «Niente da commentare, cerco di fare al meglio il mio dovere», è l’unica battuta che ha rilasciato ai giornalisti.
«Qui dovremmo essere almeno un centinaio come a Lucca o Pisa», ha detto al Corriere della Sera Sergio Arpaia, cancelliere e sindacalista dell’Unsa, «invece siamo una quarantina. Oggi ho lavorato 10 ore e me ne pagano sei». Anche la dottoressa Magi è favorevole al potenziamento del personale. Ma non può smettere di lavorare più di quanto dovrebbe. Perché «qui decidiamo della vita delle persone e non si può ascoltare la campanella di fine lavoro».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 13-10-2015 02:03 PM


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