Nella tana di al-Baghdadi

Una ragazza yazida è riuscita a fuggire dall'abitazione del leader dell'Isis. E ai media ha confermato che l'americana Kayla Mueller, con cui ha trascorso alcuni giorni, veniva sistematicamente violentata.

saheraLa storia di Sahera è, purtroppo, la storia di tante altre donne e ragazze che negli ultimi mesi sono cadute nelle mani dell’Isis. Ma non tutte, come lei, hanno avuto la fortuna di tornare indietro per raccontare l’orrore dello Stato Islamico. Sahera, nome di fantasia, è una testimone particolare per il mondo occidentale: ha infatti trascorso parte della sua prigionia insieme a Kayla Mueller, l’attivista americana deceduta, a detta dell’Isis, nel corso di un raid aereo giordano. Kayla Mueller sarebbe stata anche vittima di numerosi abusi sessuali da parte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi.

IL RAPIMENTO
La testimonianza di Sahera è stata raccolta dal Corriere della Sera. Per la ragazza, appena quattordicenne, l’incubo ebbe inizio all’improvviso, nel cuore di una terribile notte dove l’ISIS attaccò il villaggio in cui viveva, rapendola e strappandola dalle mani dei famigliari per essere trasportata, insieme alle altre ragazze, in un edificio a Mosul, dove le ragazze sposate vennero divise da quelle nubili. Sahera, quindi, entrò a far parte di un gruppo ristretto di prigioniere selezionate da al-Baghdadi. Sahera rimase per circa una ventina di giorni nell’abitazione del califfo. E qui conobbe Kayla Mueller.

GLI STUPRI
L’attivista americana raccontò a Sahera di come il califfo la costringesse sistematicamente ad apprendere i concetti del Corano per poi violentarla in una stanza arredata unicamente con un materasso e un televisore. Sorte analoga era toccata a una ragazza yazida, scelta come concubina. Secondo quanto riferito da Sahera, il califfo non alzava la mai voce ed era una persona molto calma. Totalmente differente il comportamento delle mogli del califfo.

I SOPRUSI E LA FUGA
Nel corso dell’intervista video rilasciata al Corriere, Sahera mostra delle cicatrici sui piedi, che le sono state provocate dalle continue percosse subite dalle mogli del califfo, vere e proprie aguzzine che la costringevano a svolgere i lavori di casa a suon di bastonate. Una volta, le slogarono addirittura una spalla. Un incubo protrattosi fino all’8 ottobre del 2014, la notte in cui Sahera, insieme ad alcune compagne di prigionia, riuscì finalmente a fuggire.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , Data: 12-10-2015 03:50 PM


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