«Faceva l'amore con il pubblico»

di Paola Medori
Intervista a Amy Berg, la regista del documentario dedicato a Janis Joplin nelle sale italiane dall'8 ottobre. Ecco che cosa ci ha raccontato della cantante che ha cambiato il mondo della musica.

Photo of Janis JOPLINNel doc film Janis, la regista Amy J. Berg, candidata all’Oscar per Deliver Us from Evil, racconta la vita, la passione e l’esuberanza di Janis Joplin, voce graffiante e icona immortale della musica rock che ha cercato rifugio nelle droghe e nel sesso per alleviare le ferite dell’anima. A Letteradonna.it la regista americana traccia un ritratto intimo e delicato di un’artista straordinaria, complessa, dalla risata contagiosa e alla continua ricerca dell’amore, la cui improvvisa scomparsa, insieme alla sua inarrestabile ascesa, ha cambiato per sempre la musica.

Amy J. Berg

Amy J. Berg

DOMANDA: Come è nata la voglia di raccontare Janis, icona del rock’n’roll e del blues?
RISPOSTA: Janis è stata una forza della natura nella musica e una donna sensibile e profonda nella vita. Un’artista delicata ed estremamente sensibile. Il suo impatto è stato globale. Ho voluto che la sua intensa storia fosse raccontata direttamente dalla sua potente voce. Guardare le immagini di Janis che si esibisce resta un’esperienza semplicemente incantevole. Le sue canzoni andavano sempre ben oltre il raccontare personale.
D: In qualche modo ha rappresentato la voce degli esclusi.
R: Janis era la voce di tutti i ceti sociali. Ha parlato a tutti, attraverso la sua musica, con passione e nessun tipo di giudizio. Quando cantava «I know you’re unhappy… Baby, I know just how you fell» in Little Girl Blue, con quella voce ruvida esprimeva un gemito di dolore per tutti gli emarginati, attraverso il quale il nostro soffrire viene riconosciuto e messo a nudo. Questo spiega perché le sue performance dal vivo erano così ‘elettriche’.
Photo of Janis JoplinD: Di che cosa aveva veramente paura?
R: Era così potente, ma temeva di poter perdere tutto in un secondo se avesse fallito in qualcosa. Cercava continuamente di colmare il divario tra talento, fama e il desiderio di avere una vita propria. Purtroppo non riusciva a trovare un equilibrio tra queste due dimensioni. Gli amici, infatti, raccontano continuamente di come Janis facesse l’amore con il pubblico e poi si trovasse ad andare a casa da sola.
D: Durante gli anni scolastici era chiamata freak perché paffuta e amante dei libri. All’Università del Texas venne votata come «il più brutto uomo del campus». Persecuzioni continue che l’ hanno segnata. Riusciva ad essere felice solo sul palco?
R: La musica e i concerti divennero per Janis un motivo per andare avanti. Quando saliva sul palco e si lasciava andare, la gioia e il dolore che liberava erano assolutamente inebrianti. Quando capì che la sua voce era amata da tante persone, trovò finalmente l’amore e il consenso che aveva cercato per tutta la vita. Fare spettacoli è stata la sua salvezza.
Janis Joplin In PerformanceD: Era il 4 ottobre 1970 quando l’allora ventisettenne Janis fu trovata morta in un motel di Los Angeles. A 45 anni dalla sua scomparsa, che cosa ci ha regalato e che cosa avrebbe voluto dirle?
R: Ah, cosa avrei fatto per avere anche solo un’ora con Janis. Ci ha lasciato una libreria musicale che vivrà in eterno e che ha ridefinito il concetto di bello. Ci ha mostrato che la bellezza è molto di più di come viene guardata dall’esterno. Janis aveva il potere indiscusso di mettere da parte il proprio dolore e vivere il momento con la massima intensità. La sua sete di vita traspare dalle centinaia di foto iconiche che la ritraggono sopraffatta dalle risate.
D: Con il suo modo spregiudicato di sentirsi libera ha rappresentato quella controcultura della liberazione della donna e del movimento pacifista. Quanto le dobbiamo?
R: È stata la prima vera donna rock star, un’originale pioniera nel mondo maschilista del rock. Nonostante la sua breve carriera, Janis ebbe un forte impatto non solo sulle scene musicali, ma anche un’immensa ripercussione a livello culturale. Penso che abbia aperto la porta alle donne nel cinema. E l’ha aperta prendendola a calci. Tutte noi abbiamo avuto più possibilità grazie a lei e alla sua storia.
DEATON006D: Nella pellicola, John Lennon chiede: «Perché la gente si droga?». Per Janis quel tunnel estremo è stata una forma di difesa?
R: Sì. Janis difendeva se stessa dalla sofferenza della gente e inevitabilmente dal suo stesso dolore. Quello era il suo modo di reagire. L’abbiamo persa per colpa della droga, ma la sua musica vivrà per sempre.
D: Si è fatta un’idea su quale sia il vero segreto che ha reso Janis immortale?
R: Se cercassimo di scoprire il vero segreto della storia di Janis, ne usciremmo sempre a mani vuote. Era, come molti altri uomini e donne della sua generazione, completamente dentro se stessa. Le mancava un equilibrio interiore, come la maggior parte dei musicisti, ma stava cercando la sua strada dentro di sé. Mentre cercava di trovare il proprio senso di sicurezza, ha perso la vita troppo presto. Aveva ancora così tanto da offrire!
GettyImages-84884126D: Le lettere private di Janis sono lette nel film da Cat Power. Che cosa ha provato la prima volta che le ha avute in mano?
R: Quando ho letto le lettere di Janis mi sono sentita come una bambina persa, in cerca di amore. Mi ha fatto male immaginare che qualcuno, così emotivamente onesto e reale, non riuscisse a trovare l’amore dentro di sé e negli altri. Lei meritava di essere amata e onorata in ogni modo.
D: Che cosa le ha lasciato questo film?
R: Mi ha lasciato un amore per Janis molto più grande di quando ho iniziato a girare il film su di lei. Lei mi ha dato una forza che non sapevo di possedere e una passione per i ‘documenti musicali’ che ho assolutamente intenzione di utilizzare in futuro!

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