«Per i potenti la guerra è un business»

di Laura Frigerio
Intervista all'attrice Elena Arvigo, che porta in scena uno spettacolo dedicato alla giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006, dal titolo Donna non rieducabile.

Donna_non_rieducabile02lowIl 7 ottobre 2006 veniva assassinata Anna Politkovskaja, giornalista russa nota per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, ma soprattutto per i suoi reportage dalla Cecenia e le critiche nei confronti di Vladimir Putin. Il 7 ottobre 2015, per ricordarla a nove anni dalla sua morte, debutterà al Teatro Out Off di Milano lo spettacolo Donna non rieducabile, scritto da Stefano Massini, portato sul palcoscenico e interpretato da Elena Arvigo. Ex allieva di Giorgio Strehler al Piccolo di Milano e ora tra le più importanti esponenti del teatro indipendente italiano, Elena ha deciso di portare in scena questo memorandum immaginario, ispirato ai reportage della Politkovskaja, per fare conoscere meglio non solo la storia di Anna, ma anche il suo pensiero. Dopo Milano (dove rimarrà fino al 25 ottobre), Donna non rieducabile arriverà a Roma, Napoli, Mestre, Reggio Emilia, Brescia. Ecco che cosa ha raccontato Elena Arvigo a Letteradonna.it.

locandina._DOMANDA: Come è nato questo spettacolo?
RISPOSTA: Da diverso tempo mi dedico a progetti incentrati su figure femminili forti, in particolare della Storia (un esempio su tutte: Elena di Troia). Poi mi sono imbattuta in questo testo di Stefano Massini su Anna Politkovskaja e nel giro di poco tempo ho deciso di portarlo in scena, con uno spettacolo autoprodotto.
D: Conosceva già bene la vita e la scrittura di Anna Politkovskaja o ha fatto altre ricerche?
R: Naturalmente ho cercato di sapere il più possibile su Anna, partendo dal contesto in cui ha vissuto. Forse a volte non ci pensiamo, ma geografia e politica sono strettamente collegate. Quindi sono andata a studiare in biblioteca, come sono solita fare. Sono stata fortunata, perché il materiale su di lei non manca: i suoi libri sono stati pubblicati da Adelphi, ma ci sono anche le testimonianze dei suoi amici. Marina Goldovskaya, ad esempio, ha realizzato anche un documentario su di lei dal titolo A Bitter Taste of Freedom (proiettato al Teatro Out Off l’8 ottobre).
D: Che idea si è fatta di lei?
R: Sono rimasta colpita dal suo lato umano: non conosceva schieramenti se non quello nei confronti della gente comune. Anna era nata a New York nel 1951, era figlia di diplomatici e quindi partiva da una posizione di privilegio che però non ha mai voluto usare, preferendo fare la giornalista freelance a caccia della verità, che raccontava i fatti con oggettività. Pensate a come è morta: in ascensore, con le borse della spesa, assassinata in un momento per lei particolare, in cui si stava occupando della madre anziana e della figlia che era in procinto di renderla nonna.
Donna_non_rieducabileLOWD: Quanto è importante, secondo lei, parlare di Anna Politkovskaja? Secondo lei quante persone conoscono le sue parole e la sua storia?
R: Una cosa che caratterizza i tempi moderni è sapere un po’ di tutto, ma in maniera superficiale. Sarebbe meglio concentrarsi su un argomento alla volta e approfondire. Il discorso vale anche per la storia di Anna Politkovskaja: vedo in questo spettacolo una preziosa opportunità per portare avanti i discorsi iniziati da lei e per stimolare il pubblico ad andare oltre a quello che aveva saputo dai media principali. È il bello del mio mestiere di attrice: fare da tramite a una storia, e soprattutto a un pensiero.
D: Che cosa pensa della situazione, dell’informazione e non solo, nella Russia di Putin?
R: La situazione è piuttosto complessa e bisogna stare molto attenti a dare giudizi affrettati. Nonostante alcuni episodi di censura che sono emersi, molti russi vedono in Putin un eroe, soprattutto in questo momento visto che la Russia ha deciso di intervenire militarmente contro l’Isis. Poi, in realtà, non c’è una grandissima differenza tra i potenti del mondo perché molti di loro vedono nella guerra un business.
D: Che mi dice invece dell’Italia?
R: Anche qui la situazione è ingarbugliata per benino, non c’è che dire. Io credo che ognuno di noi si debba fare la propria idea sull’attuale status socio-politico informandosi in maniera corretta, ovvero leggendo un po’ di tutto, anche giornali con punti di vista diversi. Per quanto mi riguarda, amo quando la cultura inizia a parlare dell’attualità, perché riesce a farlo con coscienza.
D: Che effetto fa essere considerata la pasionaria del teatro indipendente italiano?
R: Non posso negare che la cosa mi faccia piacere, perché è il riconoscimento di anni di lavoro e sacrifici. Io non mi considero un’attrice impegnata dal punto di vista strettamente politico, però ho sempre sentito la necessità di cercare strade non convenzionali bensì interessanti, non legate al mero guadagno economico. Certo, una scelta professionale di questo tipo è rischiosa, soprattutto al giorno d’oggi, però mi permette una certa libertà artistica. E sono felice di avere incontrato persone come Rosario Tedesco e Damiano D’Innocenzo, con cui condividere buona parte di queste esperienze.
D: Sappiamo che lei non si ferma mai, quindi volevamo sapere: in quali altri progetti è attualmente impegnata?
R: Continuerò con le repliche di 4.48 Psychosis e Maternity Blues, spettacoli a cui sono molto legata. Porterò poi in scena Le notti bianche di Dostoevskij e Yerma di Garcia Lorca.

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