«Viva Ingrid»

di Stefania Romani
Intervista ad Alessandro Rossellini, nipote di Roberto, che ha realizzato un documentario per ricostruire le memorie famigliari e il ruolo che ebbe la divina Bergman.

foto 2Viva Ingrid racconta gli otto anni vissuti in Italia dalla grande diva hollywoodiana. Prodotto dall’Istituto Luce Cinecittà, il documentario è firmato da Alessandro Rossellini, nipote di Roberto e della sua prima moglie Marcella De Marchis, che ha selezionato brani di cinegiornali, spezzoni di pellicole del nonno e filmini amatoriali, in parte girati dalla stessa Ingrid. Alessandro, cresciuto nel mondo del cinema, esordisce come aiuto regista di Fellini e di Squitieri in Italia, mentre negli Stati Uniti lavora con nomi del calibro di Scorsese e Lynch. Oggi alterna fotografia e documentari. Nell’ultima opera ha riproposto la vita quotidiana e i ricordi della Bergman, che fra il 1948 e il 1956 ha avuto tre figli, nati dal matrimonio con Roberto Rossellini. Letteradonna.it ha incontrato il documentarista al Castello di Bisaccia (Av), uno splendido maniero, per la presentazione del corto nell’ambito di Irpinia Madre Contemporanea, un progetto che intende valorizzare il territorio con un cartellone di eventi in calendario fino a gennaio.

IMG_5097Domanda: Alessandro, perché dopo Venezia ha deciso di presentare il documentario proprio in Irpinia?
Risposta: Ingrid era innamorata del Sud e della Campania, non solo di Capri, Napoli e Pompei, dove ha girato. Poi questa è una terra che ha molti legami con il cinema, ha affascinato anche Bertolucci e io ho scoperto la sua Gesualdo.
D: In poche battute, come definisce il documentario?
R: Una breve pillola, che racconta come Ingrid, all’apice del successo, lasci Hollywood per incontrare un cineasta dell’Italia del dopoguerra. La Bergman viene rapita dalla narrazione di Roma città aperta e Paisà, con attori che non sono attori, con strade reali, con la confusione che fanno dei film di mio nonno qualcosa di rivoluzionario. Così scrive una lettera al regista, in cui esprime tutta la sua ammirazione e gli manifesta la disponibilità a lavorare in Italia.
D: Come ha vissuto il rapporto fra Ingrid e suo nonno Roberto?
R: Sono cresciuto con la loro storia, che per me era fra il mitico e il mitologico, una storia che mi ha segnato. Non sapevo bene chi fosse, ma il nome di Ingrid ricorreva nei racconti dei familiari, come ammantato da un’aura luminosa. E da bambino avevo chiamato il mio orsacchiotto Ingridbergman, tutto attaccato.
IMG_5091D: C’era un luogo ricorrente in questi racconti?
R: Gran parte dei racconti che sentivo erano legati alla villa di Santa Marinella, sul litorale laziale, dove hanno trascorso molto tempo anche mio zio Roberto, le mie zie Isabella e Isotta Ingrid (figli della coppia, ndr), che ricordavano un periodo di grande spensieratezza e libertà.
D: Che cosa ha provato nel selezionare i filmati montati nel documentario?
R: Nella ricerca del materiale, che in parte dovevo scovare negli archivi, ho finalmente dato forma a qualcosa di mitologico, come appunto la casa di Santa Marinella, i tanti animali, le riprese di Stromboli. E ho finalmente dato forma a una mia memoria: le memorie ereditate si sono trasformate in ricordi personali, reali, un po’ come se avessi usato la macchina del tempo.
foto 3D: Ingrid, nelle interviste che lei ha scelto, parla di Roberto con affetto, anche a distanza di anni…
R: La loro non è stata una storia finita per sempre: mio nonno ha avuto figli da donne diverse, come mio padre e come me, ma ci sono rapporti che continuano nel tempo. Fra lui e Ingrid l’amicizia è durata nel tempo. Quando venne intervistata dall’«arpia francese» (Judith Jasmin, ndr), pur soffrendo perché Roberto era con un’altra donna, dalla quale avrebbe avuto due figli, lei lo difese. Spiegò l’impegno di lavoro del marito paragonandolo all’approccio visto in Paisà.
D: E le altre donne?
R: Con il nonno ebbe sempre un legame anche nonna Marcella, che era stata lasciata per Anna Magnani, a sua volta lasciata per Ingrid, alla quale subentrò poi Sonali Dasgupta. Ma Marcellina, costumista per produzioni importanti, ebbe addirittura il coraggio di scrivere un libro autobiografico dal titolo Un matrimonio ben riuscito. E quando Roberto aveva ormai settant’anni, andò a vivere proprio di fronte a lei, nel quartiere romano dove ho vissuto anch’io.
D: Il suo lavoro che cosa sottolinea?
R: La grandezza di Ingrid.

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