«Lo Stato faccia di più per i bambini disabili»

Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis, ha raccontato la sua esperienza di mamma di Silvia, 12 enne affetta da miocardia. «Ci vuole un impegno costante da parte del governo».

sonia-bruganelli_980x571«È un percorso che non avrei sicuramente scelto, ma che rivivrei esattamente così». In maniera diretta e schietta, com’è nel suo stile, Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis, ha raccontato ai microfoni di Il Tempo delle Donne la prima maternità vissuta con «straordinarietà». Sì perché la primogenita della coppia televisiva è affetta da una disabilità dovuta a una cardiopatia che ha costretto la famiglia Bonolis a una grande prova di unità e di forza.

«LA DISABILITÀ NON È AUGURABILE»
Intervenuta alla seconda edizione de Il Tempo delle Donne, la festa-festival del blog del Corriere della Sera che si è tenuta dal primo al 4 ottobre in Triennale a Milano, Sonia Bruganelli ha raccontato cosa significa mettere al mondo e crescere una figlia disabile. «Come tutte le maternità anche la mia è stata straordinaria, solo che nel nostro caso l’inizio è stato in salita», ha puntualizzato la moglie di Paolo Bonolis che senza tanti giri di parole ha ammesso che «la disabilità di un figlio non è certo augurabile». Anche se questi bambini sono straordinari e donano molta forza alla famiglia, all’inizio i genitori fanno fatica ad accettare la realtà. Solo con il tempo si comprende che c’è in gioco la possibilità di guardare alla vita in maniera diversa. «Ci vuole molta forza e una grande famiglia unita alle spalle», ha confessato la mamma di Silvia, «e bisogna anche fare i conti con il fatto che a volte gli altri figli vengono un po’ sacrificati».

«MANCA L’IMPEGNO DELLO STATO»
Quello di cui hanno bisogno le famiglie che crescono un figlio disabile è il sostegno dello Stato e degli aiuti forniti dalle organizzazioni pubbliche. «Bisogna affrontare difficoltà grandi che spesso portano a separazioni e disastri familiari. Ho visto situazioni del genere», è il commento di Sonia Bruganelli. «Troppo spesso sono i privati che aiutano altri privati. Noi siamo fortunati perché Silvia ha una disabilità minore rispetto a quelli di certi bambini che hanno bisogno di cure quotidiane molto costose. Non basta donare 2 mila euro ogni tanto, perché dopo un mese c’è nuovamente bisogno di un aiuto. Ci vuole un impegno costante», ha concluso la mamma di Silvia che oggi ha 12 anni.

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2 risposte a “«Lo Stato faccia di più per i bambini disabili»”

  1. Antonella scrive:

    cara silvia sono antonella la mamma di un bambino di 7 anni affetto da autismo per le istituzioni mio figlio come del resto anche gli altri vivono nell’oblio istituzionale io mi ritrovo a dover pagare le terapie di mio figlio e spero che un giorno le speranze vengono attese perché i costi sono elevati il mio stipendio è per la terapia nn sono sufficienti i508 di accompagnamento condivido pienamente l’impegno dello stato

  2. Maria scrive:

    Anche io ho un bambino con una grave disabilità…una polisomia così rara che neanche i medici conoscono! Purtroppo ci si sente (e si è) abbandonati…lo Stato non si fa carico di questi figli amatissimi e noi genitori dobbiamo finanziare terapie,visite ed esami…é una vergogna vivere in un Paese dove le istituzioni sono assenti e tutto il carico viene dato ai caregiver familiari.

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