«Mentono per avere Facebook»

di Federico Capra
Pur di accedere ai social network più diffusi tra i giovani, in molti mentono sulla loro età di solito compresa tra i nove e i 16 anni. «Bisogna creare un progetto nazionale di tutela web».

Social Media LifeSecondo uno studio commissionato da Tim e a cura di Giovanna Mascheroni, ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano, i social network sono sempre più utilizzati da giovani e giovanissimi. In occasione dell’incontro di Roma con il Family Online Safety Institute, organizzazione internazionale che lavora per rendere il mondo online più sicuro per bambini e famiglie, sono stati presentati dati tra l’allarmante e l’impensabile.

PRIMO APPROCCIO
In base a quanto riportato dal dossier della Mascheroni, il primo approccio dei giovani utenti con i social si avrebbe intorno ai nove anni. E sono i telefonini il principale mezzo che bambini e ragazzi utilizzano per accedere alla rete. Sarebbero infatti otto adolescenti su dieci a navigare su Internet grazie agli smartphone. L’indagine ha poi evidenziato come sette intervistati su dieci (età compresa tra i nove e i 12 anni), oltre a navigare sul web hanno anche un profilo personale sui social. Il più gettonato, neanche a dirlo, è Facebook, anche se in molti sembrano preferire la messaggistica istantanea fornita da WhatsApp.

Cubans Gather around WifiMENTIRE SULL’ETÀ
Per registrarsi su Facebook, tuttavia, occorre avere almeno 13 anni, mentre per WhatsApp 16. Questo vuol dire che tra gli utenti di età compresa tra i nove e i 16 anni iscritti ai social almeno uno su dieci mente sulla propria anagrafica.

I PERICOLI
Lo studio, infine, ha riportato che, tra i maschi, uno su cinque aggiunge ai propri contatti profili di persone mai incontrate nella vita reale. Il dato si abbassa notevolmente tra le femmine, molto più prudenti nell’accettare amicizie virtuali da sconosciuti. Nove intervistati su cento, inoltre, hanno raccontato di essere stati vittime di cyberbullismo o di aver ricevuto messaggi con contenuti sessuali. «Il dossier ci dice che tra i giovani sono in crescita alcuni tipi di rischi. In particolare il bullismo digitale e l’esposizione a contenuti negativi generati da altri utenti», ha spiegato Giovanna Mascheroni. Il modo per arginare questi rischi è stato proposto da Stephen Balkam, amministratore delegato del Family Online Safety Institute. «Bisogna creare un progetto nazionale in sinergia con il Governo, le rappresentanti dell’industria, le ong, i genitori e le scuole», ha spiegato.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , , , , Data: 16-09-2015 01:38 PM


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