Uccide la figlia disabile, ma non va in carcere

Caso incredibile in Francia: una donna che strangolò la sua bimba di 8 anni nel 2010 è stata condannata con la condizionale: non andrà in cella. Il legale: «Sentenza pericolosa per casi simili».

tribunale franciaHa ucciso sua figlia, una bambina disabile di solo otto anni, ma non andrà in prigione.
Il caso incredibile arriva dalla Francia, dove la corte d’assise di Rennes ha condannato Laurence Nait Kaoudjt a cinque anni di carcere, ma con la condizionale, che dispensa quindi la donna dalla cella.

«NON AVEVO NULLA DA OFFRIRLE, FU UN GESTO D’AMORE»
In tribunale la madre omicida ha sconvolto i presenti ripercorrendo quella terribile domenica d’agosto 2010, a Saint-Malo, quando strangolò la figlia Melina di otto anni con le sue stesse mani, prima di tentare il suicidio. «Era precisamente il 15 agosto quando ho realizzato che non c’erano più soluzioni», ha spiegato la donna di 49 anni, che si è difesa parlando di «atto d’amore». «Immaginavo mia figlia soffrire, era inaccettabile. Allora l’ho chiamato il ‘Grande viaggio‘, ho detto a mia figlia, che mi guardava con i suoi occhi grandi, ‘Farai il grande viaggio con Mamma. Il nostro posto non era più qui, non avevo più nulla da offrire a mia figlia, nè la felicità nè una bella vita. Le ho dato la vita e mi sono detta che se lei doveva andare via allora saremmo andate via insieme (…) Anche se il gesto è spaventoso, io non l’ho percepito in quel modo. Era un gesto d’amore».

NON DICHIARARLA COLPEVOLE È UN RISCHIO PER CASI SIMILI
Nella lunga requisitoria l’avvocato generale, Yann Le Bris, aveva chiesto con insistenza alla corte e ai giurati, quattro donne e due uomini, di far prova di ragionevolezza e di condannare la madre infanticida. «Non dichiararla colpevole» – ha avvertito – «significherebbe che qualsiasi persona con un figlio disabile e con difficoltà importanti» potrebbe godere a un certo punto di una sorta di «esonerazione» e «uccidere il proprio bambino». Al tempo stesso, Le Bris ha chiesto loro di dar prova di «umanità» e di riconoscere le «conseguenze della vita difficile di una madre sola con una bimba disabile». «In nessun momento potrei pensare a una pena che prevede il carcere», ha aggiunto. Un’arringa che sembra aver convinto i giudici. Anche se subito dopo il verdetto la donna ha gridato la sua rabbia: «Sarebbe stato meglio morire. Non avete cuore, non avete capito il mio gesto d’amore: se domani leggete che mi sono suicidata vi guardo tutti negli occhi. Mi avrete sulla vostra coscienza».

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , Data: 16-09-2015 11:08 AM


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