«Un libro non è un vitello d'oro»

di Silvia Parmeggiani
Petunia Ollister ha dato vita su Instagram a un hashtag di grande successo, #bookbreakfast, dove fotografa opere letterarie a fianco di caffé e brioche. Letteradonna.it l'ha intervistata.

11737909_929910283738765_7105957862147607921_nSe siete appassionati di lettura e libri in generale, vi sarà capitato di imbattervi in uno dei suoi consigli letterari, i cosiddetti #bookbreakfast. Ogni giorno, infatti, per l’ora della colazione, Petunia Ollister posta su Instagram la lettura del giorno accanto a caffelatte e cornetto. Un appuntamento che per tanti ormai è un’abitudine fissa e che ha permesso alla Ollister di collezionare in pochissimo tempo 3.214 seguaci, con medie di 250-300 like per ogni scatto. Il nome, lo avrete capito, è di pura fantasia e, racconta Petunia, «è nato nel 2010 grazie alla collaborazione delle brillanti menti di alcuni amici. Volevo sdrammatizzare la mia presenza sui social con un personaggio un po’ svampito. E, casomai ve lo chiedeste, no, Petunia non c’entra nulla con la zia di Harry Potter». Petunia alla fine è solo un buffo personaggio che «paradossalmente, si è rivelato un ottima operazione di personal branding, anche se del tutto involontaria».

SOCIAL PER CASO
Dietro a tutto questo c’è una donna di 39 anni, Stefania Soma, con una laurea in Lettere e una quindicina d’anni d’esperienza come conservatrice dei beni culturali – fotografie prima, libri poi -, bibliotecaria e collaboratrice editoriale. I libri fanno parte della sua vita da sempre, insomma. Per #bookbreakfast ha scelto Instagram, «il social dell’immagine». In tanti hanno creduto che il suo nome fosse un’opera di marketing ben pianificata. «Sono rimasta attonita quando parecchie persone che lavorano nel campo della comunicazione si sono complimentate per una strategia a tutti gli effetti inesistente». #Bookbreakfast, invece, «come tutte le buone idee è nata per caso». A Letteradonna.it, la vera storia dei ‘libri a colazione’ la racconta lei in persona, Stefania Soma.

DOMANDA: Con Petunia Ollister ha lanciato #bookbreakfast su Instagram. Ogni mattina, a colazione, posta un libro a fianco di una tazza di latte, biscotti e caffè. Come e quando è nato questo progetto? 

RISPOSTA: Il progetto è diventato tale in corso d’opera. Come tutte le (buone) idee è nata per caso in una mattina di gennaio. Stavo sfogliando un libro di graphic design (Daily Dishonestly, di Lauren Hom) e mi sono resa conto che la tazza da cui sorseggiavo il mio caffè era dello stesso colore della copertina. Salire in piedi su una scala e fotografare ‘a piombo’ la mia fetta di pane e marmellata, la tazza del caffè e il mio libro è stato un tutt’uno. Da allora non mi sono più fermata.
D: Perché ha scelto proprio la colazione?


R: La colazione è sempre stato il pasto più silenzioso di una famiglia ingombrante come la mia. Al mattino la mia famiglia tollerava la mia scarsa loquacità e mi potevo concentrare su attività che altrimenti non sarebbero state ammesse a tavola. Come la lettura. Come avrete capito, sono una di quelle persone che non ama parlare prima di una certa ora. La colazione rimane ancora un momento confortevole, che mi piace fare con calma, seduta a tavola e sfogliando un libro.

D: Come è riuscita a far diventare un hashtag un caso social?


R: Il merito non è mio. Trovo che l’idea sia buona ma molto semplice. Probabilmente la cura degli accostamenti cromatici, la composizione rigida e le citazioni dal testo sono accattivanti, ma il grosso del lavoro l’ha fatto il passaparola tra gli utenti. Le mie fotografie suscitano buonumore e pare che facciano venire voglia di comprare i libri.
D: L’impatto visivo del progetto è accattivante. È un po’ anche il segreto del successo di #bookbreakfast?


R: Sono convinta che per parlare di lettura oggi si debba trovare un trucco accattivante. Molto spesso il libro è stato trasformato nello status symbol di un’élite dall’atteggiamento stesso di un certo tipo di lettori, che hanno tolto spontaneità all’atto della lettura e caricandola di valenze altre. Leggere è un piacere, il libro non è un vessillo intellettuale ma un vettore di contenuti disparati.
D: Come si inserisce il progetto #bookbreakfast in questo discorso?
R: Con questo format esasperatamente estetico, in cui ogni particolare è curato e ogni stoviglia è posizionata a con rigore millimetrico, tento di dissacrare il vitello d’oro che è diventato il libro per un gruppo ristretto e riportarlo a quello che è: un meraviglioso contenitore di racconti e idee per tutti.
 Libri piacevoli, fotografati in contesti piacevoli. Romanzi, saggi, libri per bambini, graphic novel, biografie. Insomma libri per tutti.

D: In che modo sceglie il libro che posterà su Instagram?


R: Molto semplicemente sono libri che mi sono piaciuti o che, se non ancora letti, mi interessano. Non è però solo il contenuto a orientare la mia scelta, ma anche la coerenza di questo con la grafica di copertina, di cui sono un’amante appassionata. Sono da sempre fedele a quello che sosteneva Munari: «La copertina di un libro è un piccolo manifesto e ha lo scopo di comunicare all’osservatore che, in quel libro, c’è qualcosa di interessante per lui. Tutte le copertine di tutti i libri dovrebbero avere questo scopo, e non solo questo, ma anche di distinguersi in mezzo a tutte le copertine di libri allineati nella stessa vetrina e in qualunque altra vetrina».
D: Una volta scelto il titolo, come prosegue?


R: Ogni volta che scatto, esamino la grafica di copertina e cerco di trovare i punti di colore, poi scelgo un piatto e una tazza che siano cromaticamente gradevoli e, infine, cerco un fondo di tessuto su cui apparecchiare tutto.
 Poi sistemo la scala e scatto una trentina di volte rigorosamente con l’iPhone, più o meno sempre in condizioni di luce costanti.

D: Usa i filtri di Instagram?
R: Le immagini vengono postprodotte con un programmino che si chiama Snapseed, intervenendo su luminosità, contrasto, ombre e calore. Generalmente non uso alcun tipo di filtro predefinito.
 Le immagini vengono poi postate su Instagram, e da lì le rilancio direttamente su Facebook. Su Twitter, accorcio la citazione per rimanere nei 140 caratteri e spessissimo trasformo il formato della foto da quadrata a rettangolare.
D: Ha avuto qualche fonte di ispirazione?


R: No, è tutta opera mia e delle mie manie quasi ossessive per gli accostamenti cromatici.
D: Oggi c’è una nutrita rete di appassionati e lettori che gravita attorno a #bookbreakfast. Su Instagram, sul suo account, commentate e vi scambiate suggerimenti?


R: Sì, tutte le mattine i miei lettori sono attivissimi e molto gentili. Ci auguriamo il buongiorno e mi raccontano le loro impressioni o i ricordi legati al libro pubblicato. Spessissimo mi chiedono se leggo un libro al giorno. Sarebbe splendido, ma la risposta è no, ho solo letto moltissimo nel corso di una vita passata a stretto contatto con i libri.

D: Lei usa molto i social per veicolare la lettura. Nella vita reale preferisce la carta o l’e-book?


R: Sono una che legge ancora su carta, per pura pigrizia. Sono abituata a leggere su carta e mi piace farlo, non per romanticismo ma perché è un gesto consuetudinario, rassicurante. Il primo e-reader è entrato a casa nostra nel dicembre del 2009. Dopo l’entusiasmo iniziale, è rimasto abbandonato per anni nel cassetto della scrivania. L’ho rispolverato tre anni fa, quando mi sono resa conto che il cartaceo di Infinite Jest era troppo pesante. Il libro è ancora fermo a pagina trecento. E non è una questione di difficoltà linguistica.
D: Si potrebbe dire che queste iniziative social aiutino a far sopravvivere la carta e incrementare i lettori. Cosa ne pensa?
R: Io ci spero. Leggere è molto bello su qualsiasi supporto, apre nuove prospettive e rende possibile viaggiare nello spazio, nel tempo e nelle vite degli altri stando nel proprio letto o mentre ci si sposta per andare al lavoro. Leggere è un piacere che regala una libertà pressoché totale.

«Io credo che il mio destino profondo (...) si l'ibridismo, la spaccatura. Italiano, ma ebreo. Chimico, ma scrittore. Deportato, ma non tanto (o non sempre disposto al lamento e alla querula.» Primo Levi, 1981.

«Io credo che il mio destino profondo (…) sia l’ibridismo, la spaccatura. Italiano, ma ebreo. Chimico, ma scrittore. Deportato, ma non tanto (o non sempre) disposto al lamento e alla querula.» Primo Levi, 1981.

D: Le va di dedicare il suo prossimo #bookbreakfast alle lettrici di Letteradonna.it? Che lettura ci consiglia? 


R: Il mio prossimo #bookbreafast è dedicato a un saggio  di Marco Belpoliti su Primo Levi, edito da Guanda, un autore rimasto molto in disparte nel corso della sua vita, che mi ha colpito moltissimo con la sua opera e nella sua morte. Ricordo che l’11 aprile 1987 ero in cucina, probabilmente all’ora di colazione, quando sentii alla radio che si era suicidato. Mi aveva impressionato il modo, gettandosi nella tromba delle scale. Era un concetto nuovo per una ragazzina di dieci anni.

La citazione che userà per Primo Levi «Io credo che il mio destino profondo (…) si l’ibridismo, la spaccatura. Italiano, ma ebreo. Chimico, ma scrittore. Deportato, ma non tanto (o non sempre disposto al lamento e alla querula.» Primo Levi, 1981

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , Data: 15-09-2015 01:36 PM


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